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a cura di Claudio M. Degola

Realismo capitalista

“È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”

Relazione del libro di Mark Fisher “Realismo capitalista” (2009, traduzione 2019 di Valerio Mattioli)

In questo saggio, Mark Fisher definisce realismo capitalista, come la percezione diffusa che il capitalismo sia l’unico sistema politico ed economico praticabile, al punto da rendere impossibile anche solo immaginare una alternativa. L’autore sostiene che questa ideologia sia così pervasiva da influenzare non solo la politica, ma anche la cultura, l’istruzione e la salute mentale. Attraverso l’analisi di opere cinematografiche come I figli degli uomini e Wall-E, Fisher illustra come la società contemporanea sia intrappolata in un presente eterno che assorbe e mercifica ogni forma di protesta o novità in uno stile di consumo già previsto dal mercato. Il testo esamina inoltre la precarietà lavorativa del post-fordismo e la proliferazione di una nuova burocrazia neoliberista che soffoca l’entusiasmo collettivo. Secondo Fisher disturbi come la depressione e l’ansia devono essere letti come fenomeni politici derivanti da un sistema disfunzionale e non solo come squilibri chimici individuali. In ultima analisi, l’opera invita a riconoscere l’incoerenza del realismo capitalista per poter finalmente costruire un nuovo soggetto politico capace di sfidarne il dominio.

1- Definizione del Realismo Capitalista

Fisher definisce il “realismo capitalista” come una vera e propria atmosfera pervasiva che limita l’orizzonte del pensabile. È la sensazione, ormai introiettata a livello inconscio, che il capitalismo sia non solo l’unico sistema economico percorribile, ma che sia diventato impossibile anche solo immaginarne un’alternativa coerente. Per illustrare questo concetto, Fisher cita il film I figli degli uomini, dove la distopia non è un mondo alieno, ma un’esacerbazione del nostro presente, caratterizzato da una sterilità culturale e biologica in cui “lo spazio pubblico è abbandonato” e lo Stato si riduce alle sue sole funzioni militari e poliziesche.

Citazioni: «realismo capitalista»: “la sensazione diffusa che non solo il capitalismo sia l’unico sistema politico ed economico oggi percorribile, ma che sia impossibile anche solo immaginarne un’alternativa coerente.”

2 – Sterilità Culturale e Precorporazione

Un tema centrale è l’incapacità della cultura contemporanea di generare il “nuovo”. Fisher osserva come il capitalismo abbia superato la fase della “recuperazione” (l’assorbimento di elementi sovversivi dopo la loro comparsa) per passare alla “precorporazione”. Si tratta della modellazione preventiva dei desideri e delle speranze da parte della cultura capitalista. Fisher porta l’esempio di Kurt Cobain, la cui “rabbia senza oggetto” è stata anticipata e venduta prima ancora di accadere, rendendo il suo successo un sintomo dello stallo postmoderno in cui si può solo imitare stili morti.

Citazioni: Quella con cui ora abbiamo a che fare non è l’incorporazione di materiali che prima sembravano godere di un potenziale sovversivo, quanto la loro precorporazione: la programmazione e la modellazione preventiva, da parte della cultura capitalista, dei desideri, delle aspirazioni, delle speranze.”

Analisi della traduzione: “Pre-emptive formatting” viene reso come “programmazione e modellazione preventiva”. Sebbene corretta, la parola inglese “formatting” richiama più direttamente il linguaggio informatico, sottolineando il carattere “tecnico” e strutturale di questa manipolazione.

3 – Impotenza Riflessiva e Salute Mentale

Fisher analizza lo stato dei giovani britannici definendolo “impotenza riflessiva”: essi sanno che le cose vanno male, ma sanno anche che non possono farci null. Questo si accompagna alla “edonia depressa”, ovvero l’incapacità di fare altro se non inseguire il piacere. Uno dei punti più radicali dell’analisi è la ripoliticizzazione dei disturbi mentali. Fisher sostiene che il realismo capitalista tratti la depressione o l’ADHD come fatti naturali o squilibri chimici individuali per evitare di affrontare le cause sistemiche, operando una vera e propria “privatizzazione dello stress”.

Citazioni:“L’impotenza riflessiva corrisponde a un’implicita visione del mondo comune a molti giovani britannici… Gli studenti cioè sanno che la situazione è brutta, ma sanno ancor di più che non possono farci niente.” Nota: “implicita”, sottolinea come questa visione del mondo non sia un manifesto politico, ma un’attitudine silenziosa e pervasiva.

4 – Burocrazia e Stalinismo di Mercato

Contrariamente alla retorica neoliberale che prometteva la fine della burocrazia centralizzata, il realismo capitalista ha generato una proliferazione di meccanismi di controllo che Fisher chiama “stalinismo di mercato”. In questo sistema, i simboli del risultato (target, tabelle, PR) diventano più importanti del risultato reale. Gli individui diventano “auditor di se stessi”, introiettando la sorveglianza e vivendo in una condizione di ansia perpetua e “rinvio indefinito” dei propri compiti.

Citazioni:”nel capitalismo tutto ciò che è solido si dissolve nelle public relations. Lo stesso tardo capitalismo è definito dalla sua onnipresente tendenza alla produzione di relazioni pubbliche non meno che dall’imposizione dei meccanismi del mercato.
Discrepanza di traduzione: Nel titolo del capitolo 6, la citazione originale è “All that is solid melts into PR”, tradotta come “Tutto ciò che è solido si dissolve nelle public relations”. L’originale gioca sulla celebre frase di Marx nel Manifesto (“all that is solid melts into air”). La traduzione italiana “si dissolve” è corretta, ma il termine originale “melts” (si fonde/si scioglie) evoca meglio il passaggio di stato fisico descritto da Marx

5 – Il Grande Altro e i Call Center

L’esperienza quotidiana della “mancanza di centro” del capitalismo si manifesta, secondo Fisher, nei call center. Qui l’individuo si scontra con un labirinto kafkiano privo di memoria, dove è impossibile trovare qualcuno che si assuma la responsabilità. Questo richiama il concetto lacaniano di “Grande Altro”, la finzione collettiva richiesta dal sistema per funzionare: il Grande Altro è colui al quale è “impedito di sapere” che la realtà ufficiale è una farsa.

Citazioni:“Il genio supremo di Kafka sta nell’aver esplorato quella specie di ateologia negativa propria del Capitale: il centro non c’è, ma non possiamo smettere di cercarlo né di ipotizzarlo.”

Conclusioni: Comunismo Acido e Slavoj Žižek

Il termine “Comunismo Acido” (Acid Communism) non compare nel corpo del testo originale di Realismo Capitalista scritto da Fisher nel 2009. Tuttavia, viene citato nella prefazione di Valerio Mattioli all’edizione italiana. Mattioli spiega che “Acid Communism” era uno degli ultimi progetti a cui Fisher stava lavorando prima della morte, volto a recuperare il potenziale utopico della controcultura degli anni Sessanta e Settanta per immaginare nuove forme di vita oltre il realismo capitalista.

Il commento di Slavoj Žižek:
Žižek è citato più volte nel libro per le sue teorie sull’ideologia e sul Grande Altro, ma il suo commento specifico sull’opera (riportato nella quarta di copertina e nella prefazione italiana) può essere così riassunto:

  • Žižek definisce il libro di Fisher come “semplicemente la miglior diagnosi della situazione in cui ci troviamo”.
  • Elogia la capacità di Fisher di analizzare la miseria ideologica contemporanea attraverso esempi quotidiani e della cultura pop, senza però rinunciare al rigore teorico.
  • Conclude definendo il testo un “sobrio richiamo” alla necessità di riprendere un paziente lavoro teorico e politico per contrastare l’assenza di alternative.

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