Se il mondo consiste di particelle fisiche prive di mente e di significato, come si riconcilia quel fatto con il fatto che noi ci consideriamo razionali, dotati di coscienza e intenzionalità, capaci di espressioni artistiche e creative, capaci di comportamenti morali e immorali e impegnati in ogni sorta di realtà politica?
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La questione che io considero centrale nella filosofia contemporanea è: come fare a riconciliare questa idea che noi abbiamo di noi stessi con la conoscenza che ci arriva dalla fisica, dalla chimica e dalle altre scienze naturali?
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Non basta fare in modo che queste due realtà risultino coerenti – il che è abbastanza facile: è sufficiente postulare due realtà diverse: la realtà cosciente e la realtà incosciente, cioè la soluzione dualista o cartesiana.
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Credo che alla fine quella che io chiamo la soluzione del buonsenso sia giusta, dovremmo riuscire a capire meglio come funziona il mondo e come esso si relaziona al funzionamento della nostra mente, ma ci sono almeno due tradizioni filosofiche che ci ostacolano.
La prima tradizione, in termini generali, è la tradizione religiosa, la quale dice che il trattamento fondamentale della realtà umana è che ciascuno di noi è un’anima immortale.
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la seconda tradizione che si oppone: Il materialismo scientifico dice … c’è solo il mondo delle particelle fisiche prive di mente e di significato e tutto ciò che esiste realmente deve essere riconducibile a quello.
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Il problema della tradizione religiosa è che postula l’esistenza di una serie di entità che quasi certamente non esistono.
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Il materialismo scientifico nega il fatto che abbiamo una coscienza e che essa sia irriducibile a qualcos’altro, a un qualche fenomeno oggettivo o a un fenomeno terzo. (coscienza come illusione)
La soluzione è semplice secondo Searle:
Quando si parla dell’esistenza stessa della coscienza non possiamo fare la distinzione illusione contro realtà, perché se hai consapevolmente l’illusione di essere cosciente significa che sei cosciente … perché l’illusione cosciente della coscienza è la coscienza.
Se sei cosciente di avere l’illusione di essere cosciente, allora sei cosciente. La distinzione tra realtà e illusione è la distinzione tra apparenze coscienti e realtà sottostanti, ma quando si tratta dell’esperienza cosciente stessa, quella è la realtà sottostante – non puoi fare la distinzione illusione contro realtà per l’esistenza stessa della coscienza.
L’argomentazione, che non è una dimostrazione, si basa sull’idea che la coscienza esiste, quindi non può essere un’illusione. Basta il buonsenso per capirlo. Conclusione: la coscienza è parte della realtà anche quando appare a sé stessa come un’illusione. Tale argomentazione si basa su due elementi: “apparenza cosciente” e “realtà sottostante” che dovrebbero coincidere nell’esperienza cosciente. Mi sembra di girare in tondo. E, comunque, mi sembra che la “coscienza di sé” è diversa dalla “coscienza di”, che può rivelarsi un’illusione consapevole della realtà. Ma secondo Searle la coscienza umana è semplicemente un fenomeno biologico. Mi sono perso! Capisco l’intenzione di non rimanere racchiusi in un materialismo scientifico e meccanicistico o di rifiutare una riduzione semplicistica della soggettività all’oggettività scientifica (ossia che la coscienza individuale non esiste, sarebbe solo un’illusione), ma mi sembra molto debole una dimostrazione che si regga solo su argomenti filosofici che non coinvolgono la dimensione culturale e storica della società umana e delle conoscenze scientifiche. Forse mi sono perso qualcosa!
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Altre citazioni da una conferenza (TED) di J.R.Searle:
La coscienza è reale e irriducibile. Non si può mettere in dubbio l’esistenza della propria coscienza… Non te ne puoi sbarazzare dimostrando che è un’illusione come per altri tipi illusione.
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Tutti i nostri stati di coscienza hanno un carattere qualitativo. C’è qualcosa che si sente quando si beve una birra che non si sente quando si calcolano le tasse o si ascolta la musica, e questa sensazione qualitativa genera automaticamente una terza caratteristica, ossia che gli stati di coscienza sono soggettivi per definizione, nel senso che esistono solo come esperienze di un soggetto umano o animale, un sé che sperimenta.
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Un’altra caratteristica della coscienza è che si trova in campi di coscienza unificati. Quindi non solo percepisco le persone davanti a me, il suono della mia voce e il peso delle mie scarpe sul suolo, ma percepisco queste cose come parte di un grande campo di coscienza singolo che si allunga in avanti e all’indietro. Questa è la chiave per capire l’enorme potere della coscienza.
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La coscienza funziona in modo causale nel nostro comportamento…alzare un braccio… [è un pensiero nel mio cervello e nello stesso tempo un processo biologico e motorio]. Lo stesso evento ha un livello di descrizione in cui è neurobiologico e un altro livello di descrizione in cui è mentale… È come la coscienza funziona causalmente.
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[confronto con computer] Sappiamo che la coscienza umana è qualcosa in più. Ha un contenuto, oltre che la sintassi. Ha una semantica.
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la coscienza crea una realtà indipendente dall’osservatore. Crea una realtà di denaro, proprietà, governo, matrimonio, cocktail party, vacanze, e tutte queste sono creazioni della coscienza. La loro esistenza è legata all’osservatore. È solo relativo agli agenti coscienti il fatto che un pezzo di carta sia denaro o che un insieme di edifici sia un’università.
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Il calcolo esiste solo relativamente alla coscienza… Ciò non significa che il calcolo sia arbitrario… Ma abbiamo questa confusione persistente fra oggettività e soggettività come caratteristiche della realtà e oggettività e soggettività come caratteristiche delle affermazioni… morale: si può avere una scienza completamente oggettiva, una scienza in cui si fanno affermazioni oggettivamente vere su un ambito la cui esistenza è soggettiva, la cui esistenza è nel cervello umano che consiste in stati soggettivi di sensibilità o sentimento o consapevolezza.
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la coscienza deve essere accettata come un puro fenomeno biologico, materia di analisi scientifica come qualsiasi altro fenomeno biologico o il resto della scienza.
“The Brain is wider than the Sky… The Brain is deeper than the sea… The Brain is just the weight of God” Emily Dickinson,
LO STRANO ORDINE DELLE COSE – Antonio Damasio, Adelphi 2018
(citazioni e appunti prima parte)
“In sostanza, la mia idea è che l’attività culturale abbia avuto inizio dal sentimento e che rimanga profondamente immersa in esso” (p.15)
“I sentimenti non sono una produzione indipendente del cervello, ma il risultato di una alleanza cooperativa tra il corpo e il cervello.” (p.22)
“La fonte del sentimento è la vita in equilibrio tra il prosperare e il morire.” (p.23)
“L’idea semplice è, allora, che sentimenti di dolore e di piacere, da gradi di benessere fino al malessere e alla malattia, siano stati i catalizzatori dei processi che ci hanno spinto a interrogarci, a comprendere e risolvere problemi, e che distinguono profondamente le menti umane da quelle di altre specie viventi.” (p.23)
“I sentimenti operano come motivazioni per affrontare un problema, e come rilevatori del successo o dell’insuccesso della risposta” (p.26)
La storia dei batteri risale a 4 miliardi di anni fa. Hanno il corpo formato da una sola cellula, senza nucleo e vivono in accordo con le regole dell’omeostasi. La loro esistenza, priva di mente, li porta però a costruire una cooperazione di gruppo che risponda alle esigenze di sopravvivenza a seguito di cambiamenti ambientali o di fronte all’aggressività di altri gruppi. La valutazione del comportamento è quantitativa, ma alcuni esperimenti fanno pensare a una «attitudine morale».
“Le tendenze del nostro comportamento ci hanno guidato verso una elaborazione cosciente di principi essenziali e non coscienti di cooperazione e di lotta già presenti nel comportamento di numerose forme di vita. Questi stessi principi hanno anche guidato, per lungo tempo e in numerose specie, la formazione evolutiva dell’affetto e delle sue componenti essenziali: tutte le risposte emotive generate percependo diversi stimoli interni ed esterni che coinvolgono impulsi appetitivi — sete, fame, passione, attaccamento, cura, fratellanza — e riconoscendo situazioni che richiedono risposte emotive, come gioia, paura, rabbia e compassione. Questi principi che, come abbiamo appena osservato, sono facilmente riconoscibili nei mammiferi, li ritroviamo ovunque nella storia della vita. È evidente che la selezione naturale e la trasmissione genetica hanno lavorato sodo per modellare e scolpire tali modi di reagire in ambienti sociali, per costruire l’impalcatura della mente culturale umana. Insieme, sentimenti soggettivi e intelligenza creativa hanno operato in quell’ambito e forgiato gli strumenti culturali che esaudiscono i bisogni della nostra vita. Se le cose stanno così, l’inconscio umano risale, letteralmente, alle forme primitive, più in profondità e più lontano di quanto Freud oJung abbiano mai immaginato.” (p.33-34)
Omeostasi: perdurare e prevalere. Il perdurare riguarda la sopravvivenza, l’evoluzione di qualsiasi organismo o specie.
“il prevalere è più sottile: garantisce che la vita sia regolata entro un intervallo che, oltre a essere compatibile con la sopravvivenza, favorisca la prosperità e renda possibile una proiezione della vita nel futuro di un organismo o di una specie.” (p.37)
“I sentimenti sono informazioni.“
“I sentimenti sono le esperienze soggettive dello stato vitale – vale a dire dell’omeostasi – in ogni creatura in possesso di una mente e di un punto di vista cosciente. Possiamo considerare i sentimenti come i rappresentanti mentali dell’omeostasi.” (p.37)
“I sentimenti, come rappresentanti dell’omeostasi, sono i catalizzatori delle risposte che hanno avviato le culture umane.” (p.38)
“l’omeostasi ha guidato in modo non cosciente né deliberato, senza un disegno a priori, la selezione di meccanismi biologici capaci, oltre che di preservare la vita, di far progredire l’evoluzione di specie… L’omeostasi è il fondamento stesso del valore della selezione naturale.” (p.38)
“Il sentimento ha agito da movente per esplorare, con gli strumenti della conoscenza e della ragione, le possibilità di ridurre un bisogno o di trarre vantaggio dall’abbondanza rappresentata da stati di appagamento… Ma i sentimenti non sono emersi con la vita. Suggerisco che siano comparsi solo dopo che gli organismi ebbero un sistema nervoso, uno sviluppo ben più recente, iniziato 600 milioni di anni fa… La comparsa dei sentimenti è comunque avvenuta prima che entrassero in scena gli esseri umani.” (p.39-40)
“Il tentativo continuo di raggiungere un stato di vita regolata positivamente è una componente fondamentale della nostra esistenza – la sua realtà prima, come disse Spinoza quando descrisse l’impegno incessante di ciascun essere a preservare se stesso. Una mescolanza di lotta, d’impegno e di inclinazione riesce quasi a rendere in latino il conatus, come lo usa Spinoza nelle proposizioni 6,7,8 nella terza parte dell’Etica. Egli scriveva: “Ogni cosa, per quanto è in essa, si sforza di perseverare nel suo essere”. “Lo sforzo, con cui ogni cosa si sforza di perseverare nel suo essere, non è altro che l’essenza attuale della cosa stessa”.(p.49)
“Il dualismo consolidato, che è nato ad Atene, è stato ereditato da Cartesio, ha resistito alle bordate di Spinoza, e a cui ha attinto a piene mani l’informatica, è una concezione che ha fatto il suo tempo. È necessaria una visione nuova che sia integrata con la biologia.” (p.274)
“In parole povere, la regione di dissomiglianza chiamata vita, al livello di semplici cellule – con o senza un nucleo – o di grandi organismi pluricellulari, come noi esseri umani, può essere definita da questi due tratti: la capacità di regolare la propria vita conservando strutture e operazioni interne il più a lungo possibile, e la possibilità di riprodurre se stessa e avere come obiettivo il perpetuarsi. E come se, in modo straordinario, ciascuno di noi, ciascuna cellula in noi e ogni altra cellula facessimo parte di un unico, gigantesco organismo dagli infiniti tentacoli, l’unico e il solo organismo che ha avuto inizio 3,8 miliardi di anni fa e che è ancora in marcia.” (p.54)
Erwin Schrodinger, scrive: Che cos’è la vita? – Conosce Spinoza e da questo riprende “l’idea di conservazione dell’ordine esistente”. (Vedi scheda qit)
“Il conatus è la fora che, nelle parole di Schrodinger, contrasta «la naturale tendenza delle cose a passare in uno stato di disordine completo», una resistenza che il fisico tedesco vede espressa negli organismi viventi e nella molecola dell’eredità che lui stava immaginando.” (p.54)
OMEOSTASI: nuova definizione (p.59-61)
obiettivo del processo omeostatico è quello di raggiungere una stabilità favorevole alla crescita
attività fisiologiche non mantengono livelli fissi, ma seguono un processo regolativo che è sentito come sentimenti.
il concetto di omeostasi va visto anche nella propensione umana a creare culture
l’essenza dell’omeostasi è la gestione dell’energia.
“omeostasi come motore dell’evoluzione” John Torday (p.64)
BATTERI
“È fuor di dubbio che i batteri furono le prime forme di vita e che essi sopravvivono ancora oggi“
“Essi sono dotati di varie forme di percezione, di memoria, di comunicazione e coordinazione sociale. Le elaborazioni che rendono possibile questa intelligenza senza cervello e senza mente si basano su reti chimiche ed elettriche.” (p.68)
“La cosa a cui i batteri o le cellule nucleate o i tessuti o gli organi in generale rinunciano è l’indipendenza. In cambio essi accedono ai beni comuni.” (p.70)
Prime cellule (procarioti)
3,8-3,7 miliardi di anni fa
cellule eucariote (con nucleo)
2 miliardi di anni fa
organismi pluricellulari (metazoi)
700-600 milioni di anni fa
sistemi nervosi
600-540 milioni di anni fa
SISTEMI NERVOSI
“La vita, persino quella pluricellulare, se l’è cavata benissimo per quasi tre miliardi di anni anche un sistema nervoso… I sistemi nervosi sono comparsi al servizio degli organismi – più precisamente dei corpi – e non viceversa.” (p.71)
I neuroni, insieme alle cellule muscolari e alcune cellule sensoriali, hanno la capacità di agire su un’altra cellula mediante un processo elettrochimico (lo stesso riscontrato nei batteri) che attraversa il corpo e centralizza le informazioni in un punto del sistema nervoso. Negli organismi più evoluti le fibre nervose, che collegano il cervello alle parti interne dell’organismo, agiscono anche in direzione opposta (enterocezione) permettendo una sorveglianza costante sullo stato della vita.
Alcuni dettagli:
a. La sorveglianza neurale è l’erede di un primitivo sistema di enterocezione attraverso le sostanze chimiche trasportate dal sangue.
b. I segnali viscerocettivi sono i primi ad arrivare al di sotto del livello di coscienza. “il compito della sorveglianza genera, nel tempo, sentimenti coscienti ed entra nell’ambito della mente soggettiva.”
c. la sorveglianza è utile perché fornisce una informazione diretta sul corpo e permette una previsione di eventi futuri
d. la sorveglianza agisce sull’omeostasi per lo più in modo involontario (muscoli lisci, per es. intestino, muscoli striati, per es. cuore e faccia).
Sistemi nervosi semplici: non vi è distinzione netta fra elementi centrali e periferici. Reti di neuroni percorrono il corpo permettendo di svolgere funzioni semplici come agire sulla base di stimoli dall’esterno e dall’ambiente circostante (idre); oppure come gestire l’ambiente viscerale dell’organismo con la peristalsi (spugne).
“È davvero affascinante che il sistema nervoso enterico – la complicata trama di nervi nel nostro tratto gastrointestinale – assomigli così tanto ad antiche strutture di reti nervose. È una delle ragioni che m’inducono a pensare che il sistema nervoso enterico sia effettivamente stato il primo cervello.” (p.76)
Che cosa non fanno: le strutture nervose semplici non hanno la capacità di creare mappe e immagini. Senza la mente non vi può essere coscienza e neppure sentimento.
Evoluzione del sistema nervoso
Creazione delle immagini: è fondamentale nell’evoluzione che gli organismi abbiano avuto la possibilità di creare rappresentazioni interne basate sulle descrizioni sensoriali interne ed esterne. I vantaggi per l’organismo furono immediati, ancora prima dell’emergere di una soggettività.
L’evoluzione del sistema nervoso ha portato alla formazione di un insieme che chiamiamo cervello. Comprende: midollo spinale, tronco cerebrale e ipotalamo, cervelletto, talamo, corteccia cerebrale…
Questi elaboratori centrali sono quelli che presiedono alle funzioni più avanzate:
. apprendimento e archiviazione in memoria
. coordinano l’esecuzioni di risposte complesse che comprendono impulsi, motivazioni, emozioni
. dirigono il processo di manipolazione delle immagini (pensiero, immaginazione, ragionamento, decisione)
. convertono le immagini in simboli e infine in linguaggi (codificati e disciplinati da una grammatica)
Alcune suddivisioni funzionali: per esempio una parte del cervello è predisposta a generare impulsi, emozioni, motivazioni in risposta a stimoli esterni o interni, con programmi d’azione prestabiliti. Oppure quella che riguarda l’esecuzione motoria e l’apprendimento di sequenze motorie. Un’altra area è quella che “permette di tradurre in linguaggio verbale le immagini non verbali che il cervello genera e fa fluire in forma di narrazione”.
“È a sistemi così attrezzati e abili che si dovrà alla fine la capacità di provare sentimenti, l’ambito premio della capacità di creare mappe e immagini degli stati interni.” (p.79)
La descrizione dei neuroni in una logica booleana (acceso spento) non convince perché il passaggio di informazione non avviene solo attraverso le sinapsi. “La relazione tra il tessuto cerebrale e il corpo, entro cui il cervello è inserito, non è stata pienamente compresa”.
l’omeostasi di tutto un organismo dipende dal sistema nervoso e questo dipende dall’omeostasi, reciprocità
il sistema nervoso interagisce col corpo in modo diverso da quello con l’ambiente che circonda l’organismo
funzioni complesse attraversano sia il sistema nervoso superiore, sia dispositivi inferiori
CORPO, CERVELLO E MENTE
“Il nostro organismo contiene un corpo, un sistema nervoso e una mente che deriva da entrambi. Le menti possono emanciparsi dalla loro missione fondamentale e generare prodotti che, a un primo sguardo, non sono correlati all’omeostasi.” (p.83)
I sistemi nervosi iniziano come assistenti del corpo, poi emergono caratteristiche e funzioni che integrano sistemi di cooperazione interni all’organismo, ma anche esterni in relazione ad altri organismi e all’ambiente, sino alla comparsa di stati mentali soggettivi [ed empatici].
“Il corpo fa parte di un organismo enormemente complesso costituito da sistemi cooperativi, formati da organi cooperativi, fatti da cellule cooperative, formate da molecole cooperative, costituite da atomi cooperativi costruiti con particelle cooperative.” (p.83)
“Dobbiamo rilevare che fu necessaria una collaborazione tra sistemi nervosi e corpi per generare le menti umane, e che le menti si sono manifestate in organismi non già isolati, ma che facevano parte di un contesto sociale. Infine, dobbiamo rilevare che le menti sono state arricchite dai sentimenti e dalla soggettività; dalla memoria basata su immagini; e dalla capacità di concatenare immagini in narrazioni che nacquero probabilmente come sequenze non verbali, filmiche; narrazioni che, tuttavia, nel tempo, dopo la comparsa delle lingue verbali, hanno combinato elementi verbali e non verbali. L’arricchimento avrebbe incluso la capacità di inventare e di produrre creazioni intelligenti, un processo che mi piace chiamare «intelligenza creativa», che è un gradino più su dell’abilità che permise a numerosi organismi viventi, inclusi noi esseri umani, di comportarsi in modo efficiente, rapido ed efficace nella vita quotidiana. L’intelligenza creativa fu il mezzo con il quale le immagini mentali e i comportamenti furono combinati intenzionalmente per offrire nuove soluzioni ai problemi che gli esseri umani avevano identificato, e per costruire nuovi mondi alle opportunità immaginate dall’uomo.” (p.88)
“Storicamente, il livello percettivo di sensazione e risposta ha preceduto la comparsa della mente ed è presente ancora oggi negli organismi dotati di una mente.” (p.89)
“Un evento particolarmente importante fu la comparsa di sistemi generali, distribuiti su tutto il corpo.” (p.90)
“A un certo punto, molto tempo dopo che i sistemi nervosi furono in grado di rispondere a molte caratteristiche degli oggetti e dei movimenti che percepivano sia all’interno sia all’esterno del loro stesso organismo, ebbe inizio la capacità di creare mappe degli oggetti e degli eventi percepiti.” (p.91)
“Le mappe di ciascuna modalità sensoriale sono la base dell’integrazione che rende possibili le immagini, e quelle immagini, che fluiscono nel tempo, altro non sono che i costituenti della mente… una raffinata conseguenza della cooperazione corpo-sistema nervoso.” (p.92)
IMMAGINI E MAPPE
Tale cooperazione di corpo-sistema nervoso ha sviluppato poco alla volta una capacità di rappresentazione (immagini, mappe…), ossia di creare “immagini interne del mondo intorno all’organismo insieme a immagini interne del corpo stesso”.
1- usando immagini ricavate dalle componenti più antiche interne all’organismo, la natura ha dato gradualmente forma ai sentimenti
2- usando immagini dalla componente meno antica dell’interno (scheletro, muscoli), la natura ha generato una rappresentazione dettagliata del corpo
3- usando gli stessi dispositivi per la creazione delle immagini e il potere delle immagini di simbolizzare, la natura ha sviluppato i linguaggi verbali.
Dispositivi creatori di mappe: occhio, orecchio, pelle ma anche gusto e olfatto sono canali per generare mappe.
I segnali forniti dai sensi, attraverso le terminazioni nervose sono fondamentali “Ma la funzione cruciale è la mappatura, … ossia la capacità di riportare i differenti dati che scaturiscono dal campionamento del mondo esterno in una sorta di cartografia, uno spazio entro cui il cervello può rappresentare graficamente schemi di attività e la relazione spaziale tra gli elementi attivi nello schema.” (p.97)
“Il mondo interno e il sistema nervoso formano un complesso interattivo; il mondo esterno e il sistema nervoso no!” (p.102)
Le immagini arrivano per lo più dal mondo interno antico e si integrano o combinano con quelle del mondo interno più recente e con quelle provenienti dal mondo esterno, sino a immaginare nuove mappe, nuove immagini. La creazione delle immagini scaturisce da meccanismi neurali che formano mappe (?).
“Tutte le immagini del mondo esterno sono elaborate quasi in parallelo con le risposte affettive che queste stesse immagini producono agendo altrove nel cervello… Significa che i nostri cervelli sono impegnati, oltre che a mappare e a integrare differenti fonti sensoriali esterne, a mappare e a integrare simultaneamente stati interni, un processo il cui esito sono niente meno che i sentimenti“ (p.105-106)
“Ogni parola che usiamo, in qualsiasi lingua – parlata, scritta, percepita col tatto come nel Braille -, è fatta di immagini mentali… Le idee – i concetti e i loro significati – possono essere resi nell’idioma di simboli e rendono possibile il pensiero simbolico. Le immagini sono gli aspetti universali della mente.” (p.107)
SENTIMENTI, AFFETTI
La memoria del passato è fondamentale, ma gran parte dell’attività del cervello è occupata nella ricerca di soluzioni per il futuro e di risposte immediate di fronte agli eventi. Il risultato non è mai solo razionale perché oltre alle immagini entrano in gioco i sentimenti.
Cause dei sentimenti:
a) flusso di sottofondo dei processi vitali
b) risposte emotive da stimoli sensoriali
c) risposte emotive complesse (x impulsi, motivazioni, emozioni)
Emozioni e sentimenti non sono la stessa cosa. L’affetto comprende, oltre a ogni sentimento, le situazioni e i meccanismi responsabili delle azioni prodotte da quel sentimento.
“I sentimenti accompagnano il dispiegarsi della vita nel nostro organismo.” (p.118)
“Non esiste essere, nel senso proprio del termine, che non abbia una esperienza spontanea della vita, un sentimento di esistenza.” (p.119)
“Il contrasto tradizionale tra affetto e ragione deriva da un’idea riduttiva delle emozioni e dei sentimenti, che li intende sostanzialmente come negativi e capaci di pregiudicare i fatti e il ragionamento. Ma le emozioni e i sentimenti si colorano di tante sfumature, e solo alcuni sono dannosi. Buona parte delle emozioni e dei sentimenti è essenziale per alimentare il processo intellettuale e creativo.” (p.120)
“I sentimenti sono esperienze mentali, e per definizione sono coscienti… differiscono da altre esperienze mentali… il loro contenuto si riferisce sempre al corpo dell’organismo in cui emergono.” (p.120)
“la raffigurazione dell’interno – vale a dire l’esperienza del sentimento – è impregnata di un tratto speciale, la cosiddetta valenza… La valenza è l’elemento che definisce il sentimento, e per estensione gli affetti.” (p.121)
“Una conseguenza della intellettualizzazione dei sentimenti è una economia di tempo e di energia necessari per questo processo.” (p.121)
Ma i sentimenti più elementari fanno particolare riferimento ad alcune parti del corpo, per esempio: i visceri, i muscoli lisci della trachea, i bronchi, gli intestini, la pelle, le mucose; tutti elementi che hanno segnato i cambiamenti dell’organismo dalle origini della vita. Ai sentimenti sono collegati i muscoli volontari che in particolari condizioni hanno schemi di attivazione immediati, come i muscoli del viso che lasciano trasparire i sentimenti.
“La valenza è la qualità intrinseca dell’esperienza, che cogliamo come gradevole o sgradevole, o come qualcosa di intermedio tra questi due estremi.” (p.124)
“La valenza giudica l’efficienza corrente degli stati corporei, e il sentimento annuncia il giudizio al proprietario del corpo. (p.125)
Sentimenti spontanei e sentimenti provocati.
I sentimenti spontanei sono quelli che indicano lo stato vitale di un organismo e le regolazioni omeostatiche nel loro divenire. I sentimenti omeostatici accompagnano il corpo anche nelle modificazioni richieste all’organismo dalla sua situazione interna.
I sentimenti provocati derivano da una varietà di risposte “emotive” causate da stimoli sensoriali esterni oppure dal coinvolgimento di impulsi, motivazioni ed emozioni del mondo interno, in modo complesso e a volte sconvolgente. Stratificazione dei sentimenti.
“Una conseguenza prevedibile dell’elaborazione di molte immagini che scorrono nella nostra mente è una risposta emotiva , cui fa seguito il rispettivo sentimento.” (p.135)
“L’allineamento de sentimenti piacevoli e spiacevoli con intervalli di omeostasi rispettivamente positivi e negativi è un fatto verificato.”
“A un primo impatto, la mente e il cervello influenzano il corpo vero e proprio, tanto quanto questo può influenzare il cervello e la mente. Semplicemente sono due facce della stessa medaglia.” (p.136)
“Le radici dell’allineamento tra processi vitali e natura del sentimento si possono far risalire alle operazioni dell’omeostasi negli antenati comuni del sistema endocrino, del sistema immunitario e del sistema nervoso.” (p.138)
“Credo che forme di vita senza un sistema nervoso né una mente avessero, e abbiano ancora, processi emotivi complicati, programmi di azione di difesa e di adattamento, ma non sentimenti.” (p.140)
“Le esperienze mentali [per es. i sentimenti] non sono fotografie istantanee ma processi nel tempo, narrazioni di innumerevoli micro-eventi nel corpo vero e proprio del cervello. (p.141)
l’origine dei sentimenti e il mondo della mente
“Negli organismi viventi più semplici non esisteva un sistema nervoso né un nucleo come centralina di comando; esistevano però i precursori degli organuli che interagiscono nel citoplasma, ed esisteva una membrana cellulare” (p.142)
I sistemi nervosi appaiono circa 500 milioni di anni fa. Le prime reti di neuroni avevano il compito di dirigere la digestione e la locomozione, ma probabilmente “erano incapaci di generare mappe o immagini del mondo, interno ed esterno e quindi difficilmente avrebbero potuto generare una mente.L’evoluzione avrebbe impiegato milioni di anni per superare questa limitazione” (p.142).
Prima della comparsa dei sistemi nervosi erano già presenti altri fattori favorevoli allo sviluppo di un organismo.
– certe molecole indicavano lo stato favorevole o sfavorevole della vita nelle cellule;
– il sistema immunitario (eucarioti primitivi), contribuisce alla valenza;
– il sistema circolatorio (distribuzione energie e eliminazione dello scarto);
– il sistema endocrino, regola i sottosistemi in funzione dell’omeostasi dell’intero organismo;
“Il sistema nervoso assume gradualmente il ruolo di coordinatore centrale degli altri sistemi globali e gestisce, al contempo, le relazioni tra l’organismo e l’ambiente circostante. Quest’ultima funzione si basa sul più importante sviluppo del sistema nervoso: il mondo della mente, dove i sentimenti fanno la parte del leone e diventano possibili l’immaginazione e la creatività.” (p.143)
“Non abbiamo modo di sapere esattamente quando e come sono comparsi evolutivamente i sentimenti. Tutti i vertebrati hanno sentimenti; e più rifletto sugli insetti sociali, più credo che il loro sistema nervoso generi menti semplici, che hanno versioni primitive di sentimento e di coscienza… Una cosa è certa: i processi che hanno sostenuto i sentimenti dopo la comparsa delle menti esistevano da molto tempo e includevano i meccanismi necessari per generare l’elemento che contrassegna i sentimenti, la valenza.
A mio modo di vedere, quindi, le forme di vita primitive sentivano e reagivano, e avevano una base per i sentimenti. Mancavano però i sentimenti in quanto tali o le menti o la coscienza. Per arrivare alla mente, ai sentimenti e alla coscienza – per come li abbiamo definiti – l’evoluzione è andata incontro a numerosi incrementi strutturali e funzionali, che avvennero essenzialmente nel sistema nervoso.
Creature più semplici di noi, comprese le piante, hanno sensibilità e reagiscono a stimoli del loro ambiente. Per di più, queste creature combattono anch’esse con vigore per conservare l’integrità fisica… Tuttavia la sensibilità, la risposta e le difese vigorose contro ogni minaccia fisica, parti indispensabili della grandiosa e variegata storia della vita, non sono paragonabili a quei fenomeni del sistema nervoso che chiamiamo mente, sentimenti e coscienza.” (p.145)
“I sentimenti non sono eventi neurali isolati. È coinvolto in modo cruciale il corpo vero e proprio, un coinvolgimento che vede partecipare altri sistemi importanti e decisivi quanto all’omeostasi, come i sistemi endocrino e quello immunitario. I sentimenti sono, simultaneamente e interattivamente, fenomeni interamente del corpo e del sistema nervoso“. (p.146)
Un primo problema: la coscienza ha una profusione di significati mentali
– mente con soggettività
– mente con l’autobiografia
– consapevolezza di sé e dintorni
– vigilanza con orientamento al sé
– tempo e luogo
– sentimento (sensazione?) / sensing (percezione?)
– mind with subjectivity
– mind with autobiography
– awareness of self and surroundings
– wakefulness with orientation to self
– time and place
– feeling / sensing
– l’idea tradizionale che i processi mentali non possano essere pienamente spiegati dalla materialità dei fenomeni neurobiologici;
– il contrasto tra descrizioni dettagliate della mente e una visione limitata di ciò che il tessuto cerebrale può realizzare funzionalmente
– the traditional intuition that mind processes can not be fully accounted for by the materiality of neurobiological phenomena;
– the contrast between detailed descriptions of mind and a limited view of what brain tissue can accomplish functionally
un contesto biologico
. l’omeostasi e i suoi obiettivi
. una regolazione immediata della vita
(approvvigionamento di energia, metabolismo)
. mantenimento dell’integrità del corpo.
. regolazione sociale
. assicurare la continuazione delle specie
homeostasis and its goals
– immediate life regulation (energy procurement; metabolism)
– maintenance of integrity of soma
– social regulation
– ensuring species continuation
– The goals of homeostasis are implemented via action programs
– Basic action programs solve complex problems with standard but elaborate responses that do not require deliberation
– The program are pre-set (innate, instinctual)
– Learning can expand their deployment (conditioning, habits)
Varietes of action-program:
drives & motivation & emotions-proper
– appetites for food, drink, sex
– eploration/play
– care of progeny
– attachment to progeny and mates
All programs are valenced;
they produce body states that are experienced as feelings;
feeling range from pleasure and well-being to malaise and pain;
their experience is necessary for life regulation;
strategy:
– separate the issue of general mind-making from the making of subjective experiences.
– further separate mind-making directed at the exterior, from mind-making directed at the interior
. externally directed senses
. (mapping, memory storage and recall)
– body directed senses (interoception)
feeling of body states
the subjectivity platform
– the body brain compact
(general interoception from brain-stem, hypotalamus, circumventricular organs)
– the body-phantom
second order maps
– reflexive, infinitely looped integration of body-compact feelings with body-phantom events;
– remaping in heteromodal cortices (abstractsd schermata transcripts; linguistic descriprion)
…
I think that when I open my iPhone, i can see a beautiful image that was produced by a certain engeneering system.
There are many ways of producing images like that, and there’s no question the image is there, and finding out how the image is produced, is not going to give you an understanding of conscioueness at all, is going to be reverse engeneering on how that image is produced.
I think our brains, with all their very great complexity of circuitry, are capable of producing images in auditory system or visual system or somatosensory system . They are equivalent to the images that you can get through an engeneered device like an iPhone.
The problem is that the iPhone is not conscious because it doesn’t have a life, it doesn’t have an organism at risk, it doesn’t have a platform that is there to regulate its life and to constitute the recipient, the interest party in everything that is going on in that mind at that point.
Recorded July 2, 2010Interviewed by David Hirschman
Question: What is happening in our brain when we feel an emotion?
Damasio: Feeling of an emotion is a process that is distinct from having the emotion in the first place. So it helps to understand what is an emotion, what is a feeling, we need to understand what is an emotion. And the emotion is the execution of a very complex program of actions. Some actions that are actually movements, like movement that you can do, change your face for example, in fear, or movements that are internal, that happen in your heart or in your gut, and movements that are actually not muscular movements, but rather, releases of molecules. Say, for example, in the endocrine system into the blood stream, but it’s movement and action in the broad sense of the term.
And an emotion consists of a very well orchestrated set of alterations in the body that has, as a general purpose, making life more survivable by taking care of a danger, of taking care of an opportunity, either/or, or something in between. And it’s something that is set in our genome and that we all have with a certain programmed nature that is modified by our experience so individually we have variations on the pattern. But in essence, your emotion of joy and mine are going to be extremely similar.
We may express them physically slightly differently, and it’s of course graded depending on the circumstance, but the essence of the process is going to be the same, unless one of us is not quite well put together and is missing something, otherwise it’s going to be the same.And it’s going to be the same across even other species. You know, we may smile and the dog may wag the tail, but in essence, we have a set program and those programs are similar across individuals in the species.
Then the feeling is actually a portrayal of what is going on in the organs when you are having an emotion. So it’s really the next thing that happens. If you have just an emotion, you would not necessarily feel it. To feel an emotion, you need to represent in the brain in structures that are actually different from the structures that lead to the emotion, what is going on in the organs when you’re having the emotion.
You can define it very simply as the process of perceiving what is going on in the organs when you are in the throws of an emotion, and that is achieved by a collection of structures, some of which are in the brain stem, and some of which are in the cerebral cortex, namely the insular cortex, which I like to mention not because I think it’s the most important, it’s not. I actually don’t think it’s the number one structure controlling our feelings, but I like to mention because it’s something that people didn’t really know about and many years ago, which probably now are going close to 20 years ago, I thought that the insular would be an important platform for feelings, that’s where I started. And it was a hypothesis and it turns out that the hypothesis is perfectly correct. And 10 years ago, we had the first experiments that showed that it was indeed so, and since then, countless studies have shown that when you’re having feelings of an emotion or feelings of a variety of other things, the insular is active, but it doesn’t mean that it’s the only thing that is active and there are other structures that are very important as well. (Recorded July 2, 2010Interviewed by David Hirschman)
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the best definition that i can produce for you of emotions today (this in based on our understanding of the problem) is that it is a collection of automated actions. there are aimed at a particular effect, they will have importance for the regulation of life that automated package of actions you could call it an action program, is something that has been in your brain at birth obviously under the influence of a genome – 2010
Ernst Waldfried Josef Wenzel Mach 81838-1916. Fisico e filosofo, impegnato nel campo culturale e politico, punto di riferimento degli intellettuali progressisti in tutto il cosiddetto occidente. Nel campo della fisica sperimentale si occupa della luce, dei moti supersonici e della percezione. È tra i fondatori della filosofia della scienza, nel cui ambito applica un metodo di analisi storico-critica.
Ha influenzato molti scienziati tra cui Philipp Frank, Erwin Schrödinger, Rudolf Carnap e Otto Neurath e Einstein.
Il periodo storico è quello di uno sviluppo rapido di nuove tecnologie, tra cui la diffusione e l’uso dell’elettricita. Sul piano culturale vi è uno sviluppo di molte discipline scientifiche e, da notare, una professionalizzazione della fisica teorica.
Nello stesso periodo si diffuse una concezione positivistica che proponeva una fede cieca nel progresso e nel metodo scientifico.
Mach venne considerato da molti come un “positivista” perché cerco sempre di contrastare ogni concezione metafisica nell’ambito scientifico. Ma la sua posizione si distinse per una critica costante alle interpretazioni riduttive e dogmatiche della realtà.
“Secondo Mach gli organi di senso non trasmettono semplicemente le informazioni ricevute, ma le traducono, le elaborano e accentuano i contrasti. Inoltre riconoscono somiglianze strutturali nel flusso delle informazioni, come nel caso di melodie suonate con scale diverse“
Lo studio delle interazioni fra processi fisici e percezioni portò Mach a “considerare i corpi materiali non come dati ma come risultati di un processo cognitivo che partiva da «complessi di elementi» o «complessi di sensazioni».”
”Nella sua concezione, ogni punto di vista appariva come il risultato di una lunga storia e di una lunga catena di esperienze: a nessun giudizio poteva essere dato un valore permanente, essendo utile e significativo solo in relazione a un determinato obiettivo.
“La scelta antimetafisica conduceva Mach alla critica del concetto di causa in quanto non ben fondato sull’esperienza. Tale concetto filosofico veniva sostituito dal concetto matematico di funzione: piuttosto che relazioni di causa ed effetto, egli ipotizzava relazioni o mutue dipendenze tra i fenomeni, che potevano essere espresse in forma matematica. Anche i concetti base della scienza quali spazio, tempo e materia apparivano come «specie particolari di sensazioni» fra loro interconnesse. Queste esperienze suggerivano l’intrinseca irreversibilità del tempo, e l’interpretazione della materia come «un complesso relativamente stabile di elementi sensoriali». Lontano da ogni rozzo empirismo, Mach sottolineava che il mondo non poteva comunque ridursi a «una semplice somma di sensazioni« ma piuttosto a «relazioni funzionali di elementi»
Nel 1872 Mach si concentra sul principio di conservazione dell’energia e la sua posizione è simile a quella di Rankine (filosofo naturalista scozzese) il quale aveva esteso il concetto di lavoro meccanico a trasformazioni non meccaniche: termiche, elettriche e chimiche.
Mach sottolineava l’impossibilità di isolare un sistema fisico, per esempio è impossibile valutare l’evoluzione dell’universo nella sua totalità perché manca un punto di vista esterno.
”Mach rimarcava che anche le leggi fisiche o i principi ritenuti più ovvi o fondamentali avevano richiesto lo sforzo congiunto di molte menti nel corso del tempo: una profonda comprensione di quei fondamenti richiedeva quindi una paziente analisi storica e concettuale. Egli insisteva sull’intrinseca storicità del sapere scientifico, e sulla necessità di un viaggio a ritroso verso le basi del sapere, alla ricerca delle sue radici materiali e antropologiche.” (P.9)
L’esperimento mentale del secchio.
“Secondo Mach, il movimento di un corpo poteva essere definito solo in relazione ad altri corpi scelti come sistemi di riferimento. Inoltre, non era dato sapere fino a che punto un sistema di corpi potesse influenzare dinamicamente il movimento del corpo considerato. In altre parole un sistema di riferimento non era un puro ente geometrico ma un oggetto materiale che interagiva dinamicamente con il corpo considerato“ (p.11)
In riferimento alle forze gravitazionali Mach formula quello che sarà chiamato da Einstein “Principio di Mach”, ossia “tutte le nostre conoscenze fisiche si fondano sulle interazioni tra le masse dell’universo: è da questa interazione che derivavano «insieme i moti accelerati e i moti inerziali».(p.12)
L’esperimento del secchio appeso era stato usato da Newton per dimostrare che lo spazio è assoluto. È il moto circolare che produce la concavità dell’acqua nel secchio: all’inizio l’acqua è ferma mentre il secchio ruota attorno a se stesso, ma poi il moto si comunica all’acqua e quando si ferma il secchio l’acqua continua a girare. Supponiamo che l’universo ruoti attorno al secchio, nulla turberebbe l’acqua nel secchio che rimarrebbe nello stato di quiete.
Secondo Mach, Invece, vi sarebbe un’influenza dell’universo sull’acqua nel secchio perché “l’inerzia non è semplicemente la tendenza di un corpo a rimanere nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, bensì la misura dell’interazione gravitazionale del corpo con tutti gli altri oggetti dell’universo! Conclusioni: Non abbiamo a disposizione due universi, uno con la terra in quiete e un altro con la terra in moto rotatorio, ne abbiamo uno solo, con i suoi moti relativi, i soli che siano misurabili. Non possiamo dire come sarebbero le cose se la terra non girasse, ma solo interpretare in modi diversi l’unico caso che ci è dato. Le leggi della Dinamica possono essere formulate anche in sistemi di riferimento non inerziali e l’esperimento del vaso pieno d’acqua sottoposto a moto rotatorio ci insegna solo che la rotazione relativa dell’acqua rispetto alle pareti del vaso non produce forze centrifughe percettibili, ma che tali forze sono prodotte dal moto rotatorio relativo alla massa della terra e agli altri corpi celesti.” (Newton Spazio e Tempo Assoluti)
Conoscenza ed errore
“In pieno accordo con Duhem, egli sottolineava la necessità di una chiara separazione tra scienza e metafisica, e l’utilità di una ricerca storica («die historisch-genetische Darstellung der Theorien») che facesse luce sui fondamenti della scienza.”
“Mach si chiedeva se l’umanità sarebbe riuscita a contrastare lo sfruttamento e la consunzione del pianeta Terra”(p.13)
Gli esseri umani dovevano considerare se stessi come «una parte del mondo, presa nel fiume del mondo«, come esseri «sufficientemente affini alle altre parti del mondo« da poter realizzare una conoscenza reale, autentica, progressiva (Mach 1982, p. 456). (P.14)
Le critiche di Plank a Mach sono nette. Plank considerava la scienza come un sapere purificato dagli elementi contingenti della sensibilità e dell’esperienza individuale che erano invece fondamentali per Mach. Mach rispose che i fondamenti restavano congetturali e provvisori, da sottoporre costantemente a revisione. Il realismo di Plank si contrapponeva al naturalismo di Mach.
Il Principio di Mach dice che l’inerzia dei corpi ha una relazione con le interazioni gravitazionali, universali, tra i corpi. (P.17)
Nel 1917 Einstein si accorse che poteva esistere inerzia anche in assenza di materia.
Einstein nel 1916 riteneva che un universo privo di corpi non lasciava uno spazio vuoto ma il nulla. Nel 1930 considerava lo spazio come l’unica realtà residua dopo l’eliminazione di etere, tempo, campi e particelle. Nel 1920 Einstein considerava gli effetti inerziali direttamente collegati con la natura dello spazio, uno spazio dotato di proprietà fisiche (quindi etere) (p.18)
“Nell’opera di Mach riemerge continuamente, con forza, l’ancoraggio delle idee scientifiche e filosofiche all’esperienza comune degli esseri umani. La prassi scientifica è il prodotto di una evoluzione che mantiene salde radici nelle più arcaiche esperienze e rappresentazioni della specie umana. La continuità tra evoluzione biologica ed evoluzione culturale ci dice che non è compito della mente umana rispecchiare la realtà, dato che la mente è una componente della realtà, e contribuisce a costruirla e trasformarla.” (P.18)
Secondo l’autore di questo saggio Mach non fu positivista e neppure neopositivista (sebbene il circolo di vienna si costituì con la denominazione Ernst Mach Verein.) “se non altro perché egli aveva un obiettivo critico e riformatore relativamente alla effettiva prassi scientifica e alle sue narrazioni”
Secondo Mach la conoscenza resta intrinsecamente parziale e provvisoria (p.19)
Chiarire il ruolo delle assunzioni alla base della teoria fisica (Mac apre la strada a Heisenberg)
Chiarire gli aspetti metodologici (Carnap, Popper ; Kuhn, Lakatos)
Chiarire questioni generali che confondono (nozioni come esistenza, possibilità)
Entrare a gamba tesa nell’interpretazione di teorie
Chiarire questioni concettualmente sottili.
Suggerire prospettive nuove (per es. Jenann Ismael sulla relazione fra fisica e strutture complesse umane)
« Qualcuno ha scritto che gli scienziati non fanno davvero nulla se prima non glielo permettono i filosofi. Penso che in fondo sia vero. » (P.4)
“per noi l’esperienza del tempo è diversa dal ticchettio di un orologio. Un orologio non ricorda il passato, non anticipa il futuro, è inconsapevole del tempo: si può dire che il tempo non esiste per un orologio. Quello che noi chiamiamo tempo è il nostro abbracciare il presente e un po’ del passato e un po’ del futuro…La nostra esperienza del tempo coinvolge la specificità della nostra struttura mentale, riguarda noi, non gli orologi. Il funzionamento della nostra struttura mentale a sua volta dipende dalla fisica degli oggetti macroscopici.(P.6)
“quello che chiamiamo tempo è una struttura complessa, che dipende in parte dal nostro cervello, in parte dal fatto che siamo in una parte dell’universo con un gradiente di entropia, in parte dal fatto che osserviamo l’universo a scala molto maggiore della scala di Planck, in parte dal fatto che ci muoviamo lentamente, che siamo una regione dello spazio-tempo di piccola curvatura e così via. Ciascuna di queste condizioni, che sono contingenti, determina un aspetto della temporalità, così come una città è fatta di case, templi, istituzioni, mura, palazzi. Il modo in cui la maggior parte delle caratteristiche del tempo “emerge” lo capiamo. Ci possiamo chiedere, cosa resti della temporalità nell’ambito più generale, quando nessuna di queste condizioni sia verificata. Io credo che quello che resti sia un semplice accadere, non strutturato in un tempo comune, non orientato, discreto e non continuo.” (P.9)
“Il sole, di per lui, non sorge e non tramonta. Dunque, “sorgere” e “tramontare” non sono oggettive caratteristiche del sole. Ma non c’è nulla di “soggettivo” nel fatto che il sole tramonti. È evidentemente un solido fatto reale e obbiettivo che ieri sera il sole sia tramontato. Come conciliare le due osservazioni? Facile: il tramontare del sole è un fatto reale, ma non riguarda solo il sole: riguarda il sole e la nostra posizione sulla Terra (che gira). Si tratta quindi di un fatto reale obiettivo, ma relazionale. Attenzione: non relazionale rispetto al nostro spirito, a un soggetto Kantiano trascendente, o a qualcosa di specificatamente umano: il sole tramonta anche per i muri delle case. La relazione è fra il sole e gli oggetti fisici situati sulla superficie della terra. Molte cose nella natura sono così: oggettive ma relazionali. Penso che la freccia del tempo sia la stessa cosa: perfettamente oggettiva, ma relativa al nostro modo di interagire con il mondo, dove “nostro” significa: relativo a quei sistemi (o processi) fisici che noi siamo. “ (P.10)
”il tempo” non è solo quello misurato dagli orologi, è la permanenza del passato nel presente di cui parla Husserl, e questa, è un fenomeno dovuto alla specifica fisica del nostro cervello, non alla fisica del mondo in generale. La seconda correlazione va nella direzione opposta. Io penso che non ci sia nulla nella nostra coscienza che non sia in linea di principio comprensibile nell’ambito della fisica nota. Ma di fatto ci sono mille cose che ancora non capiamo. Penso che per capire il fenomeno reale che chiamiamo oggi “coscienza” (strano termine molto vago che rimpiazza altri termini altrettanto vaghi del passato come “anima”, “spirito”, “soggetto” …) sia necessario vederlo come un processo temporale, in cui la gestione di informazioni specificatamente temporali sia centrale. Noi creature “coscienti” siamo, in parole povere, esseri nel tempo. “ (P.10)
«La confusione sul tempo viene dalla difficoltà di districarne gli aspetti fisici (a loro volta più o meno generali o più o meno contingenti) dagli aspetti che dipendono dalla struttura specifica del nostro cervello. Chiarire come funzioni la mente (cioè il cervello) ci aiuta a capire l’esperienza che chiamiamo il passare del tempo. Capiamo ancora poco del cervello, ma le neuroscienze stanno dando indicazioni importanti, secondo me.(P.11)
“Gli scienziati filosofanti sono gli scienziati che non si fanno assorbire completamente dalla ricerca specialistica, ma che cercano in base a punti di vista generali. (Conoscenza ed errore, cap. 1)
Secondo Guzzardi Mach non è uno scienziato che si trasforma in un filosofo, ma è uno scienziato che utilizza il suo background di filosofia continuando a fare lo scienziato. Si propone come metodologo, ossia vuole partire dalle premesse scientifiche e sperimentali. Mach per tutta la sua vita fa il fisico sperimentale. L’immagine, invece, di un Mach filosofo ci è stata consegnata dagli scienziati. Guzzardi propone quindi di rovesciare la piramide.
Mach non è orientato da una filosofia perché la sua teoria fenomenista basata sulla percezione prende forma prima di conoscere le idee di Berkeley e di Hume. È la sua esperienza sperimentale che lo spinge verso una certa riflessione filosofica e verso una nuova idea di osservabile (egli rifiuta tutto ciò che non si vede).
Inoltre è il suo background sperimentale che lo spinge a formulare la sua ontologia degli elementi, e a polemizzare contro gli atomi e un mondo oggettivo.
La centralità della sperimentazione (fisica e mentale) cambia con Mach e si apre a nuove possibilità di osservazione. Per esempio la possibilità per la fisica di sostituire un senso con altri sensi: come usare dispositivi ottici per rendere visibili fenomeni sonori, elettrici o magnetici, usando per esempio galvanometro, magnetometro …)
I nostri organi di senso vedono nella strumentazione un potenziamento di ciò che è osservabile. Osservabile per Mach significa misurabile.
Già prima, negli anni sessanta, Mach aveva affrontato questi fenomeni studiando la psicofisica.
Fechner (1801-1887) fondatore della psicofica, poneva una relazione tra stimoli fisici, e misurabili, e le risposte agli stimoli. La quantità della sensazione è proporzionale al logaritmo dello stimolo. La sua formula permette di misurare la percezione in base alla intensità dello stimolo. La variazione di uno stimolo è percepita in misura minore quando l’intensità di partenza di tale stimolo è elevata. Esperimento di Weber: aggiungere 1 kg a un oggetto di 5 kg o di 30 kg comporta una diversa percezione; l’incremento necessario perché la variazione venga percepita non è costante, ma costante è il rapporto tra l’incremento e l’intensità al valore iniziale.
Mach sostituisce al principio di causalità il principio di funzione. (42:00) Noi non sappiamo che cosa sia causa di che cosa.Vediamo che c’è una correlazione multifattore tra più elementi. Cerchiamo di isolarli e di vedere quali sono le migliori correlazioni. Questo discorso trae origine dall’analisi delle sensazioni.
Il metodo di Mach: sensazioni complesse vengono scomposte, e analizzate, in elementi più semplici, che sono la materia prima del mondo, ma sono il mondo percepito e non il mondo in quanto tale. Importante è l’atto della scomposizione e il mettere le cose in relazione l’una con l’altra, che è l’unica possibilità che abbiamo per misurare.
Limiterò a una esposizione di metodo sotto il profilo storico ed epistemologico, ma cercando di invitarvi a riflettere sul problema al di là di stereotipi che vanno per la maggiore e che danno tutti più o meno per scontato il fatto che tra filosofia e scienza non vi possa essere più alcun rapporto. È un vecchio discorso, comincia da un secolo e mezzo a questa parte e poi è stato ripetuto e glossato variamente in modo più o meno volgare e ripetitivo. (1:52)
prima di tutto occorre chiarirci sui termini fondamentali: perché noi sappiamo che all’origine filosofia e scienza – se noi con scienza traduciamo il greco episteme – non vi è alcuna differenza. Nel pensiero classico filosofia ed episteme sono perfettamente sinonimi e sostanzialmente la cosa continua a valere fino ai grandi classici del razionalismo moderno. la crisi si determina nella seconda metà dell’ottocento, dopo l’idealismo classico. Come dice Hegel a sentir parlare di metafisica la gente fugge come davanti a un appestato. Tutti ce l’hanno con questo termine: metafisica, sia scienziati sia filosofi. (2:43)
Metafisica, questo termine viene introdotto nel discorso filosofico unicamente per distinguere i libri di Aristotele pubblicati dopo quelli dedicati alla fisica. Ma originariamente fisica e metafisica sono indistinguibili nel pensiero aristotelico. Si tratta di una pura distinzione di comodo (4:33)
I libri della fisica spiegano o cercano di spiegare le ragioni del movimento, della motilità degli enti. E i libri metafisici sono quelli che spiegano i principi in base ai quali io predico l’ente, ma, non solo predico l’ente perché è indistinguibile l’aspetto gnoseologico da quello ontologico, spiego anche le cause fondamentali della motilità degli enti che era il tema dei libri della fisica. Quindi assoluta inseparabilità. (5:50)
fisica e metafisica sono momenti di una esposizione assolutamente unitaria, ma vorrei provocare dicendo che questo secondo me vale per tutto il pensiero anche precedente. Questa è una idea del tutto mia personale che non è certo condivisa dagli storici della filosofia. (6:42)
vi è una lettura, forse dovuta anche in parte a Platone, del tutto logica della grande dottrina parmenidea – tremendo Parmenide – una lettura in chiave del tutto logica dell’essere parmenideo, a me pare una lettura del tutto assurda. Primo perché il libro di Parmenide che guarda caso si intitolava Peri Physeos e quindi riguardava la physis, qualunque sia il concetto che abbiamo di physis, quello che noi non abbiamo altro modo di tradurre se non con natura. Ma poi,qual è il soggetto di quel è che non può non essere di cui è proibito dire non è, qual è il soggetto di quel è che è indistruttibile, che è eterno, che è infinito, qual è il soggetto di quel è se non la physis? (7:29)
è del tutto logico pensare in assoluta coerenza con tutto il pensiero precedente, Anassimandro in particolare ma anche Eraclito, che ciò che è eterno e indistruttibile, che non è nato né può perire, è la natura, è physis. (8:54)
La metafisica definisce i principi in base ai quali il mio discorso è consistente, cioè non contraddittorio, qualunque discorso in qualunque campo, e insieme i principi in base ai quali l’è dell’essente è predicabile. Dimensione logica e dimensione ontologica strettamente connesse. Senza un discorso che sia fondato su principi tali da renderlo consistente (è essenzialmente questo principio per Aristotele, è il principio di identità e di non contraddizione da cui derivano altri, ma il nucleo fondamentale, il nocciolo è quello) in base a questi principi metafisici (sono i principi in base ai quali io predico l’ente ma nello stesso tempo è l’ente stesso che non può essere altro da ciò che è) e quindi di nuovo come per Parmenide a mio avviso la dimensione logica e la dimensione ontologica vengono a connettersi. (9:41)
metafisica come quella parte della fisica che riguarda i principi in base ai quali io riesco a predicare in modo non contraddittorio l’essenza dell’ente (11:16)
navigazione la prima possiamo dire propriamente quelle in cui usiamo il bel termine filosofico che è anche della scienza di tutta la vera scienza in cui io mi meraviglio dell’ente perché senza questo primo momento di meraviglia di stupore che suscita l’indagine, la ricerca, non vi è ne filosofo ne scienziato vi è soltanto uno storico della scienza o della filosofia, vi è soltanto un erudito. Non vi è invenzione né scientifica né filosofica e artistica né niente, quindi la meraviglia nel senso pieno ovvero che avevano i classici di questo termine. La prima meraviglia: che noi siamo nella physis, parte della physis, della natura.(11:58)
seconda meraviglia: che possiamo predicare in questa natura che possiamo cercare di dire che cosa è questa natura. ( l’epidomide di platone)
la prima meraviglia: che l’ente è,
la seconda meraviglia: ma guarda questo ente si struttura secondo forme, secondo numeri – il pitagorismo di Platone da cui nasce tutta la scienza classica. Meraviglia metafisica. (13:00)
Terza navigazione: chi è costui che legifera, diremmo con termini moderni, chi è costui che predica, chi è costui che in base a numeri stabilisce leggi della natura, chi è questo soggetto? Costui che sembra davvero essere il soggetto, l’hypokeimenon (sostrato, ciò che sta sotto, la materia come fondamento della forma)?
questo soggetto vediamo subito che non è soltanto il soggetto che calcola e misura, è soggetto pratico. Prassi nel senso classico del termine, nel linguaggio classico si intende per prassi quella forma del fare che ha a che fare con la polis. Prassi ha un significato tecnico nella filosofia classica, prassi ha a che fare con il fare la polis, è fare la polis. (16:26)
non basta dire che l’uomo è quell’animale dotato di logos, che è capace di quel logos, ma devo anche capire se l’uomo è anche un animale capace di polis.
lo scienziato e il filosofo sono appunto diaporetici per eccellenza, sviluppano la aporia. quando si trovano e la strada manca davanti a loro, chiedono ulteriormente, cercano di dire ancora, sentono la necessità di continuare a dire, cioè a sviluppare il problema(17:40)
chi è l’ego che riesce a misurare calcolare, dotato di logos appunto quindi metafisico e fisico insieme; metafisico perché dispone di questi principi che non vengono certo direttamente dall’esperienza empirica della natura, che sono a priori diremmo noi, ma che nello stesso tempo si applicano così straordinariamente alla considerazione della natura. o cerchiamo di vedere e scopriamo che magari invece non si applicano completamente. (23:32)
ci sarebbe tanto da discutere a proposito del cosiddetto errore cartesiano, ma Cartesio è il primo che quando dice cogito intende anche sentire, intende anche l’affetto, intende anche il sentimento, tutto questo dice Cartesio chiaramente. Questa dimensione di inconscio irrompe già allora, certo non è una strada che viene seguita scientificamente, viene solo accennata tuttavia perché porre delle separatezze. (25:25)
se la metafisica viene avvertita come l’appestato è dovuto al 99 per cento ai filosofi, primo perché hanno contrabbandato per filosofia una cosa che non c’entrava niente con la filosofia, cioè qualcosa di separato dalla scienza. Da quando hanno cessato di capirci alcunche della scienza hanno fatto una sorta di secessione. Quindi la responsabilità di queste due culture di questa maledizione delle due culture sta rovinando anche la nostra educazione, la nostra paideia la nostra bildung, la nostra scuola è colpa di filosofi. (28:59)
i fondamenti metafisici della scienza della natura è un titolo di una grande opera di kant che è molto più importante. (30:12) … Kant indicava quali sono i principi immanenti alla scienza della natura, ma non è che dettasse di principi alla scienza della natura, cercava di spiegare quali erano i principi della e nella scienza della natura che permettevano a questa indagine di essere appunto scientifica e non empirica.
la metafisica è l’apertura con meta la fisica è oltre la fisica ma non oltre nel senso che è un’altra dimensione un altro mondo oltre perché con la fisica. (33:25)
intendere la metafisica come una interrogazione aprente, a partire dai problemi stessi che la fisica e la scienza danno, esprimono a partire da quei problemi, dentro quei problemi nella concretezza di quei problemi logici ontologici. (34:00)
l’ente si dice in molti modi ma quello che è essenziale è che tutti questi modi in cui dico l’ente si riferiscono a qualcosa che è, all’ente altrimenti di cosa parlo? devono riferirsi all’ente ma il discorso non finisce qui … è un’apertura metafisica secondo me di straordinario valore che non è stata valorizzata dalla metafisica se non forse in quello che ritengo essere sempre più il sommo cioè leibniz, perché è quello che davvero dall’interno della specificità del suo operare scientifico e matematico, eccetera, è metafisico nel senso che ho detto, vede come dal vivo quei problemi fisici matematici …(36:02)
la singolarità dell’ente, e il termine usia richiama per forza la singolarità dell’ente, non può essere fondata, cioè non posso darmi un fondamento, sta nell’abisso, nella assenza di fondamento. … è cosa di tantissimo conto perché significa che ogni ente è singolare in sé, è qualcosa di assolutamente unico ed irripetibile. E che non significa affatto che non sia in relazione con ogni altro, in relazione in quanto singolo e irriducibilmente singolo, certo che posso calcolarne le relazioni, certo che posso saperne anche le cause in termini probabilistici (39:10)
certo che possono conoscerne le connessioni ma riguardano sempre le connessioni di questo singolo, di questo irripetibile singolarità. (40:15)
ma ciò che era non è determinabile, definibile…posso determinarne definirne invece alcune specifiche qualità alcuni specifici aspetti ma non la sua singolarità non ciò per cui è quel singolo che è e ciò li da e gli conferisce tutto il suo valore cioè il fatto che tu non sei ripetibile (40:31)
è una metafisica che apre ad una concezione, visione dell’essente come a qualcosa che proprio grazie alla sua singolarità (nulla di astratto, massima concretezza) non può essere scambiata con nient’altro, è un valore non scambiabile, è una ontologia questa sì ma è una ontologia filosoficamente aperta che apre immediatamente ad una dimensione etica ad una dimensione politica (41:03)
questa apertura etica politica non è separabile da tutto il discorso che ho fatto fisico metafisico ma altrettanto richiedere al fisico e anche al metafisico fisico di riconoscere l’inevitabilità di questa ulteriore navigazione e di prenderne parte e di parteciparvi (41:57)
una relazione non avventizia non ché per caso qua e là qualche volta uno si interessa di filosofia e l’altro di scienza, che non interessa evidentemente a nessuno, ma una coscienza reciproca della necessità di questa relazione non avventizia. Ma per che cosa? ma per la nostra civiltà, perché se non vi è questo riconoscimento e questa relazione, e da un lato vi è una specializzazione tecnico scientifica, cioè una scienza che diventerà inevitabilmente sempre più è meramente tecnica, e dall’altro una filosofia letteraria, saggistica, esperienziale, ne va della nostra civiltà, ne va della civiltà di Platone degli aristotele dei cartesio dei Leibniz, degli spinosa, dei Kant e della civiltà di tutti i grandi fisici che io conosca nel contemporaneo perché se devo capire qualcosa di filosofia greca leggo due tre saggi di heisenberg, (42:29)
la pratica filosofica come quell’interrogazione che produce e che tende a produrre sempre la relazione tra i saperi, e a rimontare ciò che costituisce la crisi tra i saperi, perché naturalmente nel contemporaneo questa crisi tra i saperi è sempre all’ordine del giorno perché crescendo la specializzazione è sempre più difficile la relazione. È evidente. Ma tanto più è difficile tanto più diventa necessaria. Quindi la relazione, cioè un sapere filosofico che cerca nei limiti del suo possibile sempre di impostare le proprie questioni in termini che sollecitino questo metodo, questa volontà, questo riconoscimento di relazione- (43:56)
La relazione non è un fatto la relazione come faccio a ridurlo a un fatto. La relazione è un dover essere, è sì un dover essere: ma perché i dover essere sono scissi dall’essere? in che film? sì certo è un dover essere, un dover essere che è tale soltanto se nasce dall’essere di ogni sapere particolare, perché se non nasce dall’essere di ogni sapere particolare questo dover essere sì è una pura predica, che non conterà nulla.
Ma in base al metodo che ho cercato in modo molto schematico di indicarvi questo dover essere dovrebbe apparire come nascere dall’essere di ogni sapere particolare. La pratica filosofica la vedo sempre di più come appunto questa ricerca di relazione, come un linguaggio analogico, cioè che in ogni e di fronte alla molteplicità di saperi parte certo dalla loro distinzione per vederne tutte le possibili forme i possibili modi dell’unità del dialogo, e ogni volta che trova poi anche questi modi queste forme e sempre pronta ad aprirsi a ulteriori differenziazioni perché anche se incontro, se riesco a determinare la necessità della relazione su alcuni aspetti non potrò mai determinarla su tutti.
E poi le relazioni si basano anche sugli assetti che questi saperi di volta in volta presentano e quindi la relazione muterà sempre sarà sempre in mutamento in metamorfosi e quindi la ricerca non potrà mai essere compiuta, terminata.
Ma questo linguaggio della relazione, questo linguaggio analogico secondo me deve essere il proprio oggi di una filosofia che reagisca appunto alla leggenda delle due culture e che può essere una filosofia erede di tutte quelle che vi ho indicato. (45:14)
suscitare interesse interno ai saperi tecnico scientifici, un interesse che sia interno alla loro costituzione perché se non è tale, se non è questo non si può produrre allora appunto il fare filosofia, per quanto consapevoli di tutto quello che vi ho raccontato, resterà, come minaccia di restare ma per colpa della filosofia che non si comprende nei termini che ho detto, un esercizio superfluo, inutile.(48:00)
una storia della filosofia che non sia una storia erudita e una storiografia non critica, non del presente oppure appunto un vago saggismo che alla scienza, alle scienze non può interessare. Io credo invece che il metodo più indicato possa essere ancora detto filosofia, possa essere ancora detto metafisica e possa davvero interessare la scienza nella costituzione dei suoi saperi fondamentali logici e ontologici grazie 848:46)
io credo che la cultura europea e anche la politica europea siano siano a un punto tale da rendere possibile il contraccolpo io mi aspetto il contraccolpo o la catastrofe (52:11)
là dove appunto la scienza si senta in una situazione non dico separata ma completamente distinta, cioè non interessata a quella ulteriore navigazione metafisica, se la scienza non sente questa come una sua ulteriore navigazione ecco che vi è una crisi delle scienze europee, cioè che la loro relazione viene meno e questo secondo me è un problema di civiltà che va affrontato in termini storici e in termini macro politici. (57:11)
l’esperienza religiosa –
religione cristiana bene allora se uno non è un perfetto ignorante deve capire che la nostra civiltà anche dal punto di vista tecnico scientifico è assolutamente inconcepibile se non sulla base di una relazione con la rivelazione cristiana. Molto semplice e questo è stato spiegato da max weber e questo è stato spiegato da tutti i sociologhi degni di questo nome, dagli storici degni di questo nome. Il che vuol dire che non c’è conflitto? certo che c’è stato conflitto ma un conflitto che è inscindibilmente relazione. (1:02:46)
la relazione si costituisce sempre per differenze e le differenze sono sempre anche conflitto (1:04:01)
Hunger and thirst, pain, pleasure and distress, along with the unadorned but relentless feelings of existence, are all examples of “homeostatic feelings”. Homeostatic feelings are, we argue here, the source of consciousness.
La fame e la sete, il dolore, il piacere e l’angoscia, insieme ai sentimenti disadorni ma implacabili dell’esistenza, sono tutti esempi di “sentimenti omeostatici”. I sentimenti omeostatici sono la fonte della coscienza.
In effect, feelings are the mental translation of processes occurring in your body as it strives to balance its many systems, achieve homeostasis, and keep you alive. In a conventional sense feelings are part of the mind and yet they offer something extra to the mental processes. Feelings carry spontaneously conscious knowledge concerning the current state of the organism as a result of which you can act to save your life,
In effetti, i sentimenti sono la traduzione mentale dei processi che si verificano nel proprio corpo mentre si sforza di bilanciare i suoi numerosi sistemi, raggiungere l’omeostasi e tenerti in vita. In senso convenzionale i sentimenti fanno parte della mente eppure offrono qualcosa in più ai processi mentali. I sentimenti portano spontaneamente una conoscenza consapevole dello stato attuale dell’organismo, e il risultato è che ti possono salvare la vita.
The presence of feelings lets the mind experience the life process along with other contents present in your mind, namely, the relentless perceptions that collect knowledge about the world along with reasonings, calculations, moral judgments, and the translation of all these contents in language form. By providing the mind with a ‘felt point of view’, feelings generate an ‘experiencer’, usually known as a self.
La presenza di sentimenti consente alla mente di sperimentare il processo di vita insieme ad altri contenuti presenti nella mente, vale a dire le percezioni implacabili che raccolgono conoscenze sul mondo insieme a ragionamenti, calcoli, giudizi morali e la traduzione di tutti questi contenuti in forma linguistica. Fornendo alla mente un “punto di vista sentito”, i sentimenti generano un “esperto”, di solito noto come sé.
In sum, we propose that consciousness is the result of the continued presence of homeostatic feelings. We continuously experience feelings of one kind or another, and feelings naturally tell each of us, automatically, not only that we exist but that we exist in a physical body, vulnerable to discomfort yet open to countless pleasures as well.
Feelings such as pain or pleasure provide you with consciousness, directly; they provide transparent knowledge about you. They tell you, in no uncertain terms, that you exist and where you exist, and point to what you need to do to continue existing
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Feelings illuminate all the other contents of mind with the light of consciousness, both the plain events and the sublime ideas. Thanks to feelings, consciousness fuses the body and mind processes and gives our selves a home inside that partnership.
In sintesi, proponiamo che la coscienza sia il risultato della continua presenza di sentimenti omeostatici.
Sperimentiamo continuamente sentimenti di un tipo o dell’altro, e i sentimenti dicono naturalmente a ciascuno di noi, automaticamente, non solo che esistiamo ma che esistiamo in un corpo fisico, vulnerabile al disagio ma aperto anche a innumerevoli piaceri.
Sentimenti come il dolore o il piacere ti forniscono consapevolezza, direttamente; forniscono una conoscenza trasparente su di te. Ti dicono, senza mezzi termini, che esisti e dove esisti, e ti indicano cosa devi fare per continuare ad esistere
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I sentimenti illuminano tutti gli altri contenuti della mente con la luce della coscienza, sia gli eventi semplici che le idee sublimi. Grazie ai sentimenti, la coscienza fonde i processi del corpo e della mente e dà a noi stessi una casa all’interno di quella partnership.
The feelings and the consciousness they beget are largely about the simple but essential beginnings of sentient life, a life that is not merely lived but knowsthat it is being lived.
But how do we know? Thanks to ‘interoception’, the hidden sense that allows us to glean, via bodily feelings, a picture of our interior.
I sentimenti e la coscienza che generano, parlano in gran parte degli inizi semplici ma essenziali della vita senziente, una vita che non è semplicemente vissuta ma sa di essere vissuta.
‘enterocezione o interocezione è quel senso che rivela le sensazioni dello stato interno del corpo. Questo senso può essere sia conscio che inconscio. Comprende il processo del cervello di integrazione dei segnali trasmessi dal corpo in sottoregioni specifiche, come il tronco cerebrale, il talamo, l’insula, la corteccia somatosensoriale e cingolata anteriore, consentendo una rappresentazione istantanea dello stato fisiologico del corpo.Questo è importante per mantenere le condizioni omeostatiche nel corpo
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il senso nascosto che ci permette di raccogliere, attraverso i sentimenti corporei, un’immagine del nostro interno.
Exteroception, which includes vision, hearing, touch, taste and smell and is charged with bringing into our minds the entire world that surrounds us, tends to dominate the world of the senses. Proprioception, the sense which allow us to become aware of our bodies in space, and of the movement of our muscles, bones and joints, attracts plenty of attention as well. But interoception is the seemingly modest but real magician, hiding in plain sight.
L’esterocezione, che comprende vista, udito, tatto, gusto e olfatto e ha il compito di portare nella nostra mente l’intero mondo che ci circonda, tende a dominare il mondo dei sensi. Anche la propriocezione, il senso che ci permette di prendere coscienza del nostro corpo nello spazio, e del movimento dei nostri muscoli, ossa e articolazioni, attira molta attenzione. Ma l’interocezione è il mago apparentemente modesto ma reale, nascosto in bella vista.
The machinery of interoception is less sophisticated than that of exteroception and proprioception. It is made of simpler neurons that are often devoid of myelin, assembled in central nervous system structures that are often not protected by a blood-brain barrier, and make use of chemical molecules such as dopamine and serotonin whose chemical actions are slow by comparison with the lightning speed of glutamate or GABA, two of the molecules used by the modern systems that help us perceive the outside world. The good side of all this simplicity is, of course, the intimate contact that interoception allows between the neural elements and the non-neural flesh, a contact so close, in fact, that the two partners, both entirely inside the body, seem to fuse with each other to produce the most intimate of feelings: the feeling of life itself.
Il macchinario dell’interocezione è meno sofisticato di quello dell’esterocezione e della propriocezione. È fatto di neuroni più semplici che sono spesso privi di mielina, assemblati in strutture del sistema nervoso centrale che spesso non sono protette da una barriera emato-encefalica, e fanno uso di molecole chimiche come la dopamina e la serotonina le cui azioni chimiche sono lente rispetto alla velocità della luce del glutammato o del GABA, due delle molecole utilizzate dai sistemi moderni che ci aiutano a a percepire il mondo esterno. Il lato positivo di tutta questa semplicità è, naturalmente, il contatto intimo che l’intercezione consente tra gli elementi neurali e la carne non neurale, un contatto così vicino, infatti, che i due partner, entrambi interamente all’interno del corpo, sembrano fondersi l’uno con l’altro per produrre il più intimo dei sentimenti: la sensazione della vita stessa.
Are other living organisms conscious or is consciousness an exclusively human feature? Actually, consciousness is ubiquitous in the world of the living. We would say that plenty of non-human organisms are conscious, provided they have the biological machinery that we have just described for humans. But is consciousness present in single-cell organisms? And what about plants? We venture to say that they are not conscious. They ‘sense and detect’ conditions in their surroundings, for example – they run their lives intelligently – but they do not know that they do so. The reason why they do not is that they lack a nervous system. The nervous system is a critical participant in the life process, at once an attentive spectator and an active partner, helping regulate life and generate feelings and the consciousness consequent to them.
Gli altri organismi viventi sono coscienti o la coscienza è una caratteristica esclusivamente umana? In realtà, la coscienza è onnipresente nel mondo dei viventi. Diremmo che molti organismi non umani sono coscienti, a condizione che abbiano il macchinario biologico che abbiamo appena descritto per gli esseri umani. Ma la coscienza è presente negli organismi unicellulari? E che dire delle piante? Ci avventuriamo a dire che non sono coscienti. “Percepire e rilevare” le condizioni nell’ambiente circostante, per esempio – gestiscono la loro vita in modo intelligente – ma non sanno che lo fanno.” Il motivo per cui non lo fanno è che gli manca un sistema nervoso. Il sistema nervoso è un partecipante critico nel processo di vita, allo stesso tempo uno spettatore attento e un partner attivo, che aiuta a regolare la vita e a generare sentimenti e la coscienza che ne consegue.
Are artificial intelligent devices conscious in some way? Not at all! Even the smart chatbots that are currently attracting so much attention lack any sign of consciousness of the kind that we have just described in living creatures. Once again, consciousness is about feelings and feelings are about life; about the struggle to maintain a program of exchanges with the surrounding environment within certain parameters. None of this applies to current AI devices. They are truly artificial. Access to all the knowledge in the world, and to all the smart devices that may help manipulate that knowledge, cannot produce feelings and consciousness.
I dispositivi intelligenti artificiali sono coscienti in qualche modo? Per niente! Anche i chatbot intelligenti che attualmente stanno attirando così tanta attenzione mancano di qualsiasi segno di coscienza del tipo che abbiamo appena descritto nelle creature viventi. Ancora una volta, la coscienza riguarda i sentimenti e i sentimenti riguardano la vita; la lotta per mantenere un programma di scambi con l’ambiente circostante entro certi parametri. Niente di tutto questo si applica agli attuali dispositivi di intelligenza artificiale. Sono veramente artificiali. L’accesso a tutta la conoscenza del mondo, e a tutti i dispositivi intelligenti che possono aiutare a manipolare quella conoscenza, non può produrre sentimenti e coscienza.
The hard problem concerns the difficulty of having a physical entity, such as the brain, produce a non-physical process called the mind and, most importantly, a mind whose contents can be experienced, that is, made subjective.
Time will tell if our solution is correct.
Il problema difficile riguarda la difficoltà di avere un’entità fisica, come il cervello, produrre un processo non fisico chiamato mente e, soprattutto, una mente il cui contenuto può essere sperimentato, cioè reso soggettivo.
“Il nostro senso dell’assoluto che si esprime, per esempio, nelle convinzioni religiose, è legato al funzionamento del cervello, lo è sia strutturalmente: noi oggi sappiamo che in certe circostanze, stimolando regioni particolari, per esempio la giunzione temporo-parietale, puoi indurre nelle persone la sensazione della presenza di un altro, per certi aspetti misterioso, una specie di agente non meglio identificato. E poi sappiano anche che l’origine di questi convincimenti e credenze è proprio legato al fatto che fin dall’inizio, dai primissimi albori delle menti nei bambini più piccoli c’è questa idea di un agente intenzionale che è astratto e pian piano si riempie di tutti i portati specifici delle culture delle società in cui uno va ad abitare. E può diventare il senso dell’assoluto.”
“Gran parte del nostro sapere, della nostra intelligenza è il risultato delle relazioni che intratteniamo con gli individui e quindi con gli altri cervelli. Il cervello umano non ha nulla di diverso, in quanto tale, strutturalmente, da quello di altre creature, ma c’è una gran diversità che riguarda il fatto che gran parte della nostra conoscenza, della nostra intelligenza è fuori dai nostri crani. È in tutto quello che abbiamo costruito: la cultura, la società, gli oggetti materiali, e quindi risulta di fatto dalle interazioni che abbiamo avuto con gli altri cervelli.”
86 miliardi di neuroni, consuma circa 20 watt all’ora.
“Forse dobbiamo abbandonare la concezione un po’ semplicistica che la fuori ci sono delle cose, così come le percepiamo o sentiamo, e che queste vengano incorporate, portate in qualche maniera dentro di noi. Sembrerebbe che il risultato di quella attività elettrica nel cervello sia quello di ricavare del mondo quelli che potremmo chiamare aspetti significativi, o meglio quelli che l’etologo von Uexküll chiama marcatori di significato. La fuori, per esempio nel mondo visivo, c’è una specie di ‘continuo’, e quello che arriva sulle nostre retine sono quanti, fotoni di luce, e noi ricaviamo per esempio la presenza di un bordo: in effetti non è che la fuori ci sono i bordi, ci sono variazioni continue nella distribuzione di luminanza. Perché vediamo il bordo? Perché è stato incamerato nell’evoluzione biologica come un marcatore di significato, che è importante per un organismo biologico, perché marca, per esempio, la presenza di un precipizio… ci sono neuroni che hanno imparato a riconoscere per esempio la presenza delle facce”.
Lorenz riferendosi a Goethe: Se l’occhio non fosse solare come potrebbe guardare il sole.
“Se noi guardiamo le strutture morfologiche, per esempio le ali o le pinne hanno le caratteristiche che hanno perché hanno incorporato le leggi della dinamica o dell’idrodinamica, perché quegli organismi si sono evoluti in quegli ambienti, con quelle caratteristiche fisiche. In maniera simile il cervello ha la struttura che ha perché si è evoluto in questo ambiente con queste caratteristiche.”
“La realtà vera, quella con cui noi abbiamo un contatto e una relazione diretta è quella delle nostre esperienze fenomeniche.Tutto il resto: i quark, le particelle, i geni, i neuroni, sono costruzioni, sono ipotesi. Noi siamo fiduciosi che siano vere o che approssimino bene la realtà. Però la realtà è quella della nostra esperienza, la reltà è quella della poltrona, del viso che sto guardando.”
“Buona parte del nostro comportamento dipende dalle memorie: o memorie che si formano nel corso della nostra vita individuale, o memorie che sono lì a lungo termine che sono state costruite sui tempi lunghi della filogenesi. Queste ultime memorie sono quelle che ci hanno preparato a riconoscere quelle caratteristiche che poi abbiamo formalizzato nella meccanica newtoniana. L’idea per es. che gli oggetti siano solidi, che occupano un certo spazio, che non gli puoi sottrarre impunemente quello spazio, questo fa parte di quella conoscenza di fisica intuitiva con la quale i bambini già vengono al mondo. Conoscenza che se non è stata appresa lungo l’ontogenesi vuol dire che è stata scritta lungo il processo filogenetico e incorporata direttamente nei nostri geni.” (15:00)
L’evoluzione dell’intelligenza può prendere forme differenti. Per esempio, pensiamo che all’interno del nostro cervello vi siano delle aree dedicate a particolari funzioni, ma un altro modo potrebbe essere quello di specializzare i singoli individui e poi di farli cooperare… accade con le formiche… è difficile dire che cosa sia meglio o peggio. Gli insetti da un punto di vista evolutivo hanno avuto un enorme successo.
La mente è sempre l’ultima a sapere. In molte circostanze il nostro accesso ai prodotti delle attività mentali, o ai risultati intermedi o finali, praticamente non c’è, ma non solo per le attività mentali sofisticate, ma anche per attività molto semplici. Per esempio, sostenere la scopa con un dito, come ci si riesce? si tratta di imparare a guardare nel punto giusto: devi guardare la punta dell’oggetto e muovere il dito senza guardarlo. È un apprendimento del tutto inconsapevole.
Se avessimo la risposta alla funzione biologica della coscienza credo che avremmo fatto un grande passo avanti sulla comprensione.
Che bisogno c’è che un gesto sia accompagnato da quel sentire e provare qualche cosa. Nicolas Humphrey dice che la funzione della coscienza, della consapevolezza, sia semplicemente quella di accrescere la nostra autovalorizzazione metafisica, e cioè che attribuire così tanto valore alla nostra esperienza renda la vita degna di essere vissuta… pensiamo all’adolescenza. è il momento in cui i ragazzi e le ragazze scoprono in maniera molto intensa la propria vita mentale e trovano che sia così bella e così ricca e profonda che debba essere in qualche modo celebrata (musica, poesia…) Può che quell’aspetto esperienziale abbia una funzione fine a se stessa.
Le emozioni hanno una funzione preparatoria in vista dell’arrivo dello stimolo esterno ma anche puramente interno, e il risultato è che ci saranno delle risposte sia di tipo strettamente fisiologico (battito cardiaco, mimica facciale …) sia di tipo cognitivo, per es. interpreto una situazione e soprattutto mi predispongo a eseguire certi comportamenti in relazione allo stimolo percepito.
È vero che se in astratto le attività del cervello sono alla fine nient’altro che processi fisico-chimici, in un certo senso i nostri comportamenti, la nostra volontà è interamente determinata. Però questo è vero in linea di principio per chi guarda quella attività dall’esterno, dal punto di vista in terza persona. Ma per quello che riguarda l’individualità: tu soggetto che agisci decidi valuti, rimane valido il principio della tua personale responsabilità individuale, perché quella è riferita soltanto alla tua esperienza in prima persona, non alla descrizione in terza persona che può fornire l’ipotetico neuroscienziato col cerebroscopio.
“Un uomo può fare ciò che vuole ma non può volere ciò che vuole” (Camurri)