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a cura di Claudio M. Degola

Sandokan: veri e falsi

Poco meno di novanta romanzi pubblicati tra il 1895 e il 1911, anno in cui si suicidò in preda alla depressione, povero e umiliato dagli editori. Altri sessanta romanzi sono stati stampati dopo la sua morte. La maggior parte di questi sono falsi, o sono manipolazioni dei suoi appunti, realizzati dai figli Nadir e Omar, e da Luigi Motta.

Nonostante lo sfruttamento ignobile del suo lavoro e della sua firma, e nonostante la grande popolarità di alcuni dei suoi personaggi, Salgari è un autore conosciuto solo superficialmente, quasi ignorato dalla critica che lo ha relegato nella letteratura per ragazzi o di facile svago. Ma forse, proprio per queste ragioni i suoi libri hanno alimentato il “senso” di avventura nella fantasia di chi si è avvicinato ad essi inconsapevolmente.

Le vicende di Sandokan costituiscono la parte più famosa delle sue opere: undici i romanzi che si possono attribuire con certezza a Salgari, di cui tre pubblicati subito dopo la sua scomparsa. I primi sono apparsi a puntate su giornali e riviste; poi pubblicati in volume con cambiamenti anche nel titolo. I “falsi” romanzi del ciclo indo-malese sono, forse, più dei quindici che abbiamo elencato.

Da notare che Sandokan non compare (vedi asterisco) in tutti; anzi, in origine il pirata malese e il bengalese Tremal-Naik erano personaggi di due storie diverse che Salgari in seguito ha voluto unire in una amicizia durata sino all’ultimo episodio, attraverso un intreccio che ha visto comparire e scomparire altri personaggi ugualmente famosi come il portoghese Yanez, o il fedele Kammamuri, o la bella Lady Marianna trasformata in una nave, La Perla di Labuan.

I veri
1895 I misteri della Jungla Nera già pubblicato a puntate col titolo Gli strangolatori del Gange sul quotidiano “Il telefono” di Livorno (1887), e col titolo “Gli amori di un selvaggio”, sulla “Provincia di Vicenza” (1893).
1896 I pirati della Malesia già pubblicato col titolo La Vergine della Pagoda d’oriente sulla “Gazzetta di Treviso” (1891/1892)
1900 Le Tigri di Mompracen già pubblicato a puntate col titolo La tigre della Malesia sul quotidiano “La Nuova Arena” (1883/1884), sul quotidiano “Il Telefono” di Livorno (1886); e sulla “Gazzetta di Treviso” (1890/1891)
1904 Le due tigri
1906 Il Re del Mare già pubblicato sul settimanale “Per terra e per Mare” (1904/1905)
1907 Alla conquista di un impero
1907 Sandokan alla riscossa
1908 La riconquista di Mompracem già pubblicato nel “Giornalino della Domenica” (1908)
1911 Il Bramino dell ‘Assam (pubblicato postumo)
1911 La caduta di un impero (pubblicato postumo)
1913 La rivincita di Yanez (pubblicato postumo)

I falsi
1924 Addio Mompracem (Motta)
1927 La tigre della Malesia (Motta)
1927 Lo scettro di Sandokan (Motta)
1927 La gloria di Yanez (Motta)
1928 Il fantasma di Sandokan (Nadir)
1928 Le ultime avventure di Sandokan (Nadir?)
1929 Sandokan nel labirinto infernale (Nadir)
1941 La vendetta dei Thugs (Omar)
1942 Thugs alla riscossa (Omar)
1943 Il ritorno delle Tigri di Mompracem (Omar)
1945 Sandokan nel cerchio di fuoco (Omar)
1945 Il vulcano di Sandokan (Omar)
1947 Sandokan contro il leopardo di Sarawak (Omar)
1947 Sandokan nella jungla nera (Omar)
1947 Sandokan il Rajah dela jungla nera (Motta)

Filosofia in giallo

La gang del pensiero, di Tibor Fisher

Il bello di avere una pistola è che in un dialogo socratico ti mette automaticamente dalla parte giusta.

I posteri non sopportano niente che non possa entrare in un sottobicchiere. Ci vuole la frasetta che colpisce. Da stampare sulle magliette.

L’eleganza tende ad essere uniforme: la scalcinatezza, invece, riserva delle sorprese.

Credetemi, anche per gente infinitamente più dura di me, la dignità di solito si trova a temperatura ambiente. Cercate di non farne esperienza diretta.

Ogni secondo che passava era grasso, piacevole.

Qualsiasi cosa avesse da dire, speravo che si distinguesse per concisione.

Quando la gente mi dice certe cose, ogni tanto ho la sensazione che non riuscirò veramente a capirle per molto tempo.

Ma come tutti ormai sappiamo bene, l’unica soluzione di un problema molto difficile consiste nel… lasciarlo perdere.

La ragione era considerata una novità curiosa nel mondo antico, era un ramo dell’industria dello spettacolo; è solo nel diciottesimo secolo che la ragione comincia a guadagnarsi da vivere, per portarvi da Londra ad Edimburgo in minore tempo.

(La gang del pensiero, di Tibor Fisher)

Il tempo di lettura previsto

“Leggévo dalla mattina alla sera, questo sì, ma prendereste una bèlla tòppa se lo consideraste un ségno di spéssore umano. O peggio, di sensibilità.
Con un salamelècco postumo a Clara dèvo qui riconoscere, a denti strétti, tutta la mia bassézza. Eh sì, sono un tipo squallido e competitivo. A far scoccare la scintilla non èrano né La morte di Ivan Ilic né L’agente segreto, ma una rivista, la cara, vècchia «Liberty», che in calce a ogni articolo riportava il tèmpo di lettura previsto. Avevano calcolato cinque minuti e trentacinque secondi? Benissimo, io mi togliévo dal pólso l’orologio di Topolino, lo piazzavo sulla cerata a quadrétti del tavolo di cucina e divoravo il pèzzo in questione, che so, in quattro minuti e tré, sentendomi un véro intellettuale. “
(La versione di Barney, di M. Richler).

Tutto

Tutto –
una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta tra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.
(di Wislava Szymborska)

Lune de miel

Au fond de nos yeux se pendaiant de jolis calculs orientés vers l’avenir comme ceaux des murs de prisons.
(André Breton, 1920)

“Nel fondo dei nostri occhi si perdevano dei graziosi calcoli orientati verso l’avvenire come quelli dei muri di una prigione.”

 

Casa di vetro

Quanto a me, continuerò ad abitare la mia casa di vetro, dove si può vedere a qualsiasi ora chi mi viene a trovare, dove tutto ciò che sta appeso ai soffitti e alle pareti regge come per incanto, dove di notte riposo su un letto di vetro, dove chi sono apparirà presto o tardi inciso a punta di diamante.
(André Breton)

Il sipario – M. Kundera

Il Sipario, di Milan Kundera (2004)

citazioni
La nostra coscienza della continuità è tanto forte da intervenire nella percezione di ogni opera d’arte.

è solo nel contesto dell’evoluzione storica di un’arte che è possibile cogliere il valore estetico

ed è solo da quando si è cominciato a vedere nel romanzo un valore, valore specifico, valore estetico, che i romanzi sono apparsi, nella loro successione, come una storia.

Inventando il suo romanzo, il romanziere scopre un aspetto sino allora ignoto, nascosto, della “natura umana”.

Fielding: invenzione romanzesca=atto di conoscenza.

 

Per Fielding il romanzo è definito dalla sua ragion d’essere; dall’ambito di realtà che deve “scoprire”; mentre la forma dipende da una libertà che nessuno può limitare e la cui evoluzione sarà un’eterna sorpresa.

“Sappi Sancio che un diamante non è prezioso quanto un dente.”

Di fronte alla ineluttabile sconfitta che chiamiamo vita non ci resta che cercare di comprenderla. In questo risiede la ragion d’essere dell’arte del romanzo.

Applicata all’arte, la nozione di storia non ha nulla a che vedere con il progresso; non implica un perfezionamento, un miglioramento, uno sviluppo; sembra un viaggio intrapreso per esplorare terre sconosciute e annotarle su una carta. L’ambizione del romanziere non è di far meglio dei suoi predecessori, ma di vedere ciò che non hanno visto, dire ciò che non hanno detto.

Sarebbe ridicolo scrivere un’altra “Commedia umana”. Se infatti la Storia (quella dell’umanità) può avere il cattivo gusto di ripetersi, la storia di un’arte non tollera ripetizioni. L’arte non esiste per registrare, come un grande specchio, tutte le peripezie, le variazioni, le infinite ripetizioni della Storia. L’arte non è un coro che tallona la marcia della Storia. Esiste per creare la propria storia. Quel che un giorno resterà dell’Europa non è la sua storia ripetitiva che, di per sé, non rappresenta alcun valore. La sola cosa che abbia qualche probabilità di restare è la storia delle sue arti.

Intendo forse dire che per giudicare un romanzo non occorre conoscere la sua lingua originale? Certo, è esattamente quello che intendo dire!

Una storia della letteratura, contrariamente alla storia tout court, dovrebbe ricordare solo i nomi legati alle vittorie, poiché in questo ambito le sconfitte non sono una vittoria per nessuno. Julien Gracq

Una piccola nazione, afferma, manifesta una grande ammirazione per i suoi scrittori perché essi le procurano un certo orgoglio di fronte al mondo ostile che la circonda; la sua letteratura non è tanto una faccenda di storia letteraria quanto una faccenda di popolo; ed è l’eccezionale tra la letteratura e il popolo a facilitare la diffusione della letteratura nel paese, dove essa si aggrappa agli slogan politici.

Rollata a mano

“Fumo. E per giunta sono mancino. Ho bisogno soltanto di tabacco e di cartine. Per un uomo intento a rollare, il bordo gommato della cartina è il confine che lo separa dal resto del mondo.”
(Il club dei mancini, di Günter Grass)

Long John Silver – B. Larsson

La vera storia del pirata Long John Silver

autore: Bjorn Larsson, 1998
titolo originale “Long John Silver”, 1995

Immagine di La vera storia del pirata Long John Silver

“Posso ancora sentire il coltello del chirurgo penetrare nella mia carne come fosse burro. Quattro uomini avrebbero dovuto tenermi, ma gli dissi di badare ai fatti loro. Ero perfettamente in grado di occuparmi io dei miei. Quelli fecero tanto d’occhi e guardarono il chirurgo; ma non osarono aprir bocca. Il chirurgo passò dal coltello alla sega.”

“Angel Pub, fra tutti i nomi e i luoghi possibili, era quello giusto per assistere a un’impiccagione, a quanto si diceva. … Sulla porta della taverna qualcuno aveva dipinto un angelo che incassava un pugno sul naso ogni volta che un povero diavolo assetato della mia specie apriva la porta.”

“E per finire un ringraziamento va a tutti quei marinai, la cui vita è stata un inferno che va oltre la comprensione di chiunque abbia anche solo un’oncia di umanità. Senza tutti quei marinai, sui cadaveri dei quali è stato costruito il benessere moderno, né questo libro né John Silver stesso avrebbero mai visto la luce.”

L’ultima avventura del pirata Long John Silver 
autore: Bjorn Larsson, 2013

“Nessuno va condannato senza essere interrogato, come si suol dire, ed è anche la mia opinione, sempre che uno abbia la forza do ascoltare”

“Vi chiedo scusa signori miei, disse dopo un attimo. Dimenticavo che mi avete salvato la vita.”
“Per così poco…” commentai, ma l’ironia andò sprecata.

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