contenitori di memoriaappunti, schede, commentia cura di Claudio M. Degola
a cura di Claudio M. Degola

Uno o/e l’altro

Credo Spero
Non ci credo ma spero.
Spero ma non ci credo.

Possibile Probabile
Ciò che è probabile è anche possibile.
Ma ciò che è possibile può essere improbabile.

Vero Falso
Il vero esclude il falso solo se il vero è vero e il falso è falso.
Ma il falso (enunciato) è vero in quanto è falso (piena identità fra mezzo e contenuto).

Foglietto trovato

Un foglietto trovato.
Sullo sfondo azzurro intenso del cielo
La linea delle montagne sembra un cardiogramma.
Neve, roccia, verde spesso degli abeti.
La nebbia sul fondo della valle.
Il tramonto rosso e arancio.
Uno scenario così: da mezza pensione e senza pretese di forma.

non solo parole

parole che contano
che dicono
conoscono
amano parlare di sé
che vanno e vengono
parole posate
su misura
che restano
riproducono
parole per essere ascoltate
con o senza indirizzo
parole estreme
denotano deducono
che non avrei mai detto
così, tanto per dire
scrivono
parole che s’aggrappano
lavorano
che indicano
traducono inducono
che celebrano
che dicono sempre il vero
stampate
si attraggono
parole che rispondono
che non contano
pesano
o posano
parole sentite
odiate
mai più ripetute

parola che rivendica la propria vita

parola-merce
in mezzo agli sfruttati
sopravvive
ha perso ogni riferimento
adesso che
fino all’inconsistenza
consumata stinta avvizzita
gettata nella vita di tutti
è giunta lontano
virtuale
riscritta e riletta
pronunciata a sproposito
incastrata in un bel discorso
usata al momento giusto
e riutilizzata
acquistata a caro prezzo
finita per calcolo in un libro
scritta sulla carta bianca
di mano in mano per gioco
poi rivenduta e passata
rubata per farne un dono
parola
di costruire
quante possibilità ci sono
di parole, scoprire
testa deturpata da schegge
riempire quel vuoto nella
sull’orizzonte rubato
avvolgerla a quella cosa
muoverla con le labbra
trovarla e dipingerla a nuovo
riversa in un angolo
o vagante
(il silenzio che intercorre veloce
tra una parola e l’altra)
quand’è, allora, che le parole stanno zitte?
(parola che pur rimanendo vestita, tace)
tra parole e immagini artefatte

Multicose

A QUEL PUNTO

a quel punto non sapevo più dove mettermi.
sentivo l’incombenza del tempo (ed è una stupida illusione questa, purtroppo, di trasporre il presente nel passato)
sempre e comunque stretto fra due colori, diluito con l’acqua.
non rimaneva altra soluzione che
percorrerò ognuno di quei colori
desideravo aprire i passaggi fra l’uno e l’altro
individuando le differenze
rifiutando la falsa continuità
Era inutile aspettare. presi il primo tram
tornato a casa.

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APPUNTI NEL PORTACENERE

Avrei voluto un personal computer e Internet anche allora, quando gli appunti si prendevano tutti a mano e al massimo si usava la macchina da scrivere per battere un volantino da ciclostilare. Tenevo tre piccoli raccoglitori con schede in cartoncino di formato diverso. Una parte di quello che leggevo finiva lì. Libri, dispense, riviste, giornali e simili. Due schedari raccoglievano brani di testi e riassunti. Il terzo era solo bibliografico. Ogni scheda era scritta con una calligrafia piccola e ordinata, e riportava tutti i riferimenti per la catalogazione e bibliografici. Erano centinaia le schede, di ottimo cartoncino, bianco e malleabile. Ora le sto usando per i filtri delle sigarette. Quando trovo gli occhiali adatti, me le rileggo prima che finiscano tagliate e nel portacenere.

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ARIOSTO FURIOSO

Astolfo soffiando nel corno dissolve il castello incantato in cui Ariosto e Ruggiero sono imprigionati.
Rodomonte, truce e boccalone, uccide Isabella e tanti altri ma finisce pugnalato da Ruggero.
Angelica. Tutti la vogliono e lei fugge col bel fante nel Catai.

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FOGLIETTO TROVATO

Un foglietto trovato.
Sullo sfondo azzurro intenso del cielo
La linea delle montagne sembra un cardiogramma.
Neve, roccia, verde spesso degli abeti. La nebbia sul fondo della valle.
Il tramonto rosso e arancio.
Uno scenario così: da mezza pensione e senza pretese di forma.

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IL CORMORANO

Cielo azzurro. Mare blu.
Il posto era quello e nulla di più.
Pensavo a lei mentre le parlavo del tempo. Ormai è primavera, le dicevo. Domani ancora sole.
Un cormorano si tuffò nel mare. Aspettammo con il fiato sospeso
e quando finalmente riemerse lontano
ci guardammo negli occhi.

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OCCHIO ALL’ORCHESTRA

Voce sola con parrucca bionda
Il rosso non dona alle coriste
I primi violini hanno i piedi grossi
Il tamburista con i capelli lunghi
Il suonatore di triangolo è il solito agente russo
Il violoncello con i riccioli è molto stravagante

 

Eppure respiro

La resa dei conti. Il giorno della verità. L’ultima delusione? Il sogno infranto. Strada (s)finita. Senza futuro. Bilancio zero. Prospettive? una: dimenticare. Il buio oltre l’alba. Il silenzio del futuro. Domani: il nulla. Vuoto assoluto. Desideri spenti. Voglia di morire. Implosione di senso. Soffoco. Attimo dopo attimo. La sofferenza. Il freddo. L’urlo sottovoce. L’attesa inutile. Tolta la luce. Niente di cui ridere. A che serve. Il silenzio infinito. Il vuoto a perdere. Grigio su grigio. Disperso per sempre. Non penso più. Non ha importanza. Deluso. Stanco. Nulla per cui valga. Tutto è niente. Vento e sabbia negli occhi. Dolore. Il muro trasparente e oltre solo nebbia. Vetro infrangibile. Porte che si chiudono. (anche l’ultima porta si è chiusa) Oceano di rancore. Oblio. Ghiaccio. Fine dei sentimenti. Senza voce. Previsioni pessime, anzi tragiche. Chi e cosa sono. Deriva. Annullare tutto. Tutto esaurito. La musica è finita. Ho perso tutto. Anche le catene. Prigioniero. Occhi chiusi. Eppure (o almeno) respiro.

Il cormorano

Cielo azzurro. Mare blu.
Il posto era quello e nulla di più.
Pensavo a lei mentre le parlavo del tempo.
Ormai è primavera, le dicevo. Domani ancora sole.
Un cormorano si tuffò nel mare.
Aspettammo con il fiato sospeso
e quando finalmente riemerse lontano
ci guardammo negli occhi.

Le regole e il sogno

Tutto cominciò con un sogno che iniziava con un sogno. C’era però una differenza tra il sogno e il sogno sognato: il primo era un sogno vero l’altro era un sogno nel sogno.

Le regole sono quelle di prima: le quattro S (sommare, sottrarre, sostituire, spostare). Applicate ad una frase possono generare cambiamenti di significato. Ma nell’ordine di un discorso quelle regole si applicano ai significati (attori) e indicano il senso del discorso: uno per ogni attore. La cosa non vale per il sogno. La verosimiglianza nel sogno usa per i campi di riferimento valori che nella realtà sarebbero semplicemente impossibili. Il sogno nel sogno, invece, mantiene una consapevole aderenza agli eventi che si prospettano, secondo le regole del sogno.

Il sogno della scrittura è male rappresentato dalla scrittura del sogno.

Ariosto furioso

Astolfo soffiando nel corno dissolve il castello incantato in cui Ariosto e Ruggiero sono imprigionati.
Rodomonte, truce e boccalone, uccide Isabella e tanti altri ma finisce pugnalato da Ruggero.
Angelica. Tutti la vogliono e lei fugge col bel fante nel Catai.

È tempo di pidocchi

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 Anche quest’anno è iniziata la battaglia corpo a corpo con i pidocchi che minacciano l’ibisco. Sono piccolissimi ma insieme riescono a fare danni irreparabili. I “bastardi” si attaccano ai boccioli e alle foglie più giovani e indifese sino a trasformarli in scheletri. Sono voraci, hanno una bocca perforante che succhia la linfa della pianta senza darsi un limite. La loro forza devastante è nel numero, vivono in colonie che si sviluppano rapidamente quando trovano un ambiente asciutto e favorevole all’intrallazzo. Vivono senza pensare ad altro che a se stessi e alla propria condizione. Già, sono pidocchi! Ma quanto è lunga la vita di un pidocchio? Uno, due, tre giorni, una settimana? Che gl’importa se una pianta gli sopravvive! La sua vita da pidocchio non contempla il futuro. Il suo tempo è qui nel presente. Il pidocchio non sa qual è il suo destino: mangiare e fare altri pidocchi. I pidocchi sono ignoranti e di conseguenza sono stupidi. S’insinuano e si nascondono, cercano di sfuggire alle insidie, finché la loro crescente presenza diventa evidente e dannosa. I pidocchi sono vincenti. Solo l’inverno riesce a farli scomparire. La battaglia contro i pidocchi non è mai l’ultima.

Seconda fase Qualcosa è accaduto. Forse il quotidiano micro-getto d’acqua, forse i temporali, forse la riluttanza nello schiacciare i pidocchi, forse le coccinelle che si nutrono delle loro larve, però i pidocchi sono sono quasi scoparsi. Rimangono piccole sacche in cui si riproducono ma sembra con minore convinzione. Al loro posto sono arrivati altri intessi dall’aspetto strano, alcuni brutti e inquietanti. Altri sereni e indifferenti ai miei controlli. Alcune foglie sono mangiucchiate, tuttavia non sembra che ci sia una minaccia per gli Hibiscus. Fioriscono ogni giorno come vuole la natura e il giardinaggio. Si può quindi vincere la battaglia contro i pidocchi? Difficile dirlo con certezza e comunque ritorneranno. Me lo sento. Al momento cerco di godermi la bellezza dei fiori colorati, il verde delle foglie, il volo di qualche farfalla e il cinguettio di uccelli e merli. Un piccolo paradiso? Solo al mattino presto quando il rumore della città non ha ancora invaso le orecchie e la mente.

Sin dall’inizio di questa irrilevante battaglia in difesa dell’ibisco ho pensato per analogia ai pidocchi umani (non dell’uomo, ma proprio l’uomo) e a quanto siano simili nei comportamenti: distruggono le risorse naturali, consumano senza alcuna strategia che non sia quella del proprio interesse, pensano al proprio clan solo in funzione del potere sull’economia del territorio e stabiliscono alleanze con altri “insetti” per espandere tale potere. Ma sono tante anche le differenze. Per esempio i pidocchi umani rubano e accumulano, si insinuano a tutti i livelli del potere (penso alla burocrazia sia nel pubblico sia nel privato), creano strutture di comando, e soprattutto curano e alterano la propria immagine per convincere che non sono pidocchi. Il pidocchio della pianta almeno ci risparmia tante “balle”. Mi domando chi potrebbe fare la parte della coccinella in questa lotta corpo a corpo con i pidocchi umani.

*Nota: Pensavo che le formiche fossero tra i “competitor” dei pidocchi e invece ho letto (in una bella scheda fatta da studenti) che sono alleati. I pidocchi usano le formiche come mezzi di trasporto e le attirano con una sostanza di cui sono ghiotte.

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