contenitori di memoriaappunti, schede, commentia cura di Claudio M. Degola
a cura di Claudio M. Degola

Curi : Marx, scienza e potere

26 ottobre 2011

Lezione di Umberto Curi Secondo Curi: Marx parla di scienza come di forza produttiva sociale. Egli inserisce l’analisi della scienza nel contesto storico della sua epoca e nel quadro di funzionamento del sistema capitalistico. “Cioè il quadro in cui Marx inserisce l’analisi della scienza è il modo con il quale è organizzata e funziona quella forma peculiare di organizzazione della produzione che è l’organizzazione capitalistica della produzione.” Per Marx la scienza non è una forma di conoscenza; non viene vista in una prospettiva epistemologica; a lui non interessa il rapporto fra scienza e filosofia; Cioè per Marx la scienza – tutte le volte che ne parla e ne parla in luoghi nevralgici della critica dell’economia politica – la scienza per Marx non è tanto una forma di conoscenza. La scienza non viene vista da Marx in una prospettiva epistemologica, cioè a Marx non interessa riflettere sul rapporto tra scienza e Filosofia su ciò che accomuna la scienza alla filosofia e ciò che li distingue. Né a Max interessa l’analisi di quello che con un lessico contemporaneo potremmo chiamare lo statuto epistemologico della Scienza, cioè qual è la struttura della Scienza, quali sono i suoi metodi. A Marx non interessa la scienza dal punto di vista della sua configurazione teoricistica, del suo modo di essere come forma di conoscenza perché a Max interessa la scienza nel contesto, nel quadro di un’analisi di funzionamento del sistema capitalistico. Cioè il quadro in cui Marx inserisce l’analisi della scienza è il modo con il quale è organizzata e funziona quella forma peculiare di organizzazione della produzione che è l’organizzazione capitalistica della produzione. Quando Marx parla di scienza ne parla come forza produttiva. La scienza quindi non è vista da Marx nella prospettiva di una delle forme di conoscenza più o meno privilegiate. La scienza è forza produttiva con la precisazione che spesso accompagna questa definizione: è forza produttiva sociale e cioè in qualche modo Marx da per assodato che non è concepibile la scienza come espressione di un ricercatore isolato in quanto la scienza si presenta come forza produttiva che presuppone una modalità cooperativa. Marx sembra proprio cogliere uno degli aspetti più caratteristici con i quali la scienza si sviluppa lungo il corso del Novecento assumendo Come sapete (29:39) questa è la formula che viene adoperata assumendo i caratteri della Big Science.

(30:54) Marx dice: la scienza è forza produttiva sociale. È una leggenda quella che vuole lo scienziato isolato, che fa tutto da se. Marx considera la scienza non come una conoscenza, ma ne riconosce il carattere di essere una forza produttiva sociale. Infatti la trattazione della scienza la troviamo nel cuore del primo libro del capitale e non nei libri di “filosofia”. In particolare nella quarta sezione del primo libro, capitoli 10/13. 

In una lettera a Engels,  Marx sostiene che sono due le scoperte presentate nel Capitale.

1 – avere scoperto l’origine del plusvalore indipendentemente dalle sue forme storiche particolari.

2 – Così come la merce ha un duplice carattere: il valore d’uso e il valore di scambio. Anche il lavoro ha un duplice aspetto: lavoro concreto e lavoro astratto.

La giornata lavorativa di un operaio nella valutazione capitalistica è composta da due segmenti. Il primo è la quota di salario che gli viene corrisposta per la sua sopravvivenza, per reintegrare i suoi mezzi di sussistenza. Il secondo segmento è invece la parte di giornata lavorativa che costituisce il plusvalore di proprietà del capitalista. Non c’è ombra di moralismo in Marx: non c’è il capitalista cattivo. Marx scopre un meccanismo oggettivo di funzionamento della produzione capitalistica. Quello di Marx è uno sguardo oggettivo.

(42:57) La tendenza del capitalismo è quella di dilatare, aumentare il Plusvalore che diventa profitto. Due sono i modi: il primo è allungare la giornata lavorativa. Il secondo è quello di ridurre il segmento di tempo lavorativo socialmente necessario alla riproduzione della forza lavoro, allungando così il tempo finalizzato al plusvalore. Per fare ciò devo rendere più produttivo il lavoro. Ossia aumentare la quantità di merce che si produce e ridurre così il tempo necessario alla riproduzione della forza lavoro mentre nel contempo aumenta il tempo che genera il plusvalore.

Per rendere più produttivo il lavoro devo rendere modificabili le condizioni tecniche e sociali della produzione. 

La divisione manifatturiera è un cambiamento delle condizioni sociali del processo lavorativo che consente una produzione di merci maggiore di prima.

(1:04) Lo sviluppo tecnico-scientifico ha uno sviluppo inesorabile. Marx ci insegna che va analizzato, capito; ne vanno smascherate anche le funzioni per poterlo fronteggiare.

Nei grundrisse ci sono 15 pagine dedicate alle macchine. Questa tendenza del capitale che sembra inarrestabile (tendenza alla valorizzazione della scienza come forza produttiva contro il lavoro), trova nella lotta operaia una tendenza opposta contro cui combatte costantemente. È un conflitto su base economica dentro cui ci sta la politica che anima la storia del movimento operaio nel XX secolo.

L’aumento del capitale fisso (le macchine…) comporta una diminuzione del capitale variabile (manodopera). Ma il plusvalore dipende dalla quota di capitale lavorativo umano, mentre il capitale fisso da solo non produce plusvalore. Marx conclude che il capitale è la contraddizione in processo perché rende meno lineare questa prospettiva di sfruttamento intensivo della manodopera attraverso l’uso tecnologico della scienza. Anche la scienza ha un ruolo contraddittorio: da un lato consente un aumento dello sfruttamento del lavoro, ma dall’altro pone le condizioni per un affrancamento del lavoro.

In Marx non ci sarebbe, secondo Curi, alcuna visione deterministica, positivistica

 

(1:39:16) …agli operai sfruttati della Prussia della metà dell’Ottocento non puoi andare a fare ragionamenti tanto sottili in cui dici:è come Prometeo, il capitale da un lato fa una cosa e dall’altro ne fa un’altra. Gli devi dire: Guarda c’è il sole dell’avvenire, tu adesso sei sfruttato ma puoi stare tranquillo che presto tardi il capitalismo collassa e ci sarà una società senza classi. Perché agli operai gli devi dire questo oppure, visto le condizioni spaventose in cui si trovavano, gli farai discorsi tutti sofisticati e intellettuali Ma allora è criminoso usare il manifesto del Partito Comunista allo stesso stregua come se fosse il capitale.

Ma non come una volta diceva Colletti: perché uno è un testo di filosofia e l’altro è un testo di economia. Che sono ripartizione disciplinari insensate per quanto riguarda Marx. Ma perché uno aveva una destinazione anonima di documento politico di partito e l’altro è un’opera scientifica e quindi vanno analizzati con le istruzioni per l’uso.
Seconda chiarificazione: siccome è stato citato il rapporto Marx Heideger… la differenza, per dirla in quella che è poco più che una battuta, condividendo quello che diceva Fulvio Papi sulla differenza tra Marx ed Heidegger a proposito del rapporto col reale, si potrebbe anche dire che in fondo la posizione di Marx si esprime nella undicesima tesi su Feuerbach in cui Max lapidariamente scrive: I filosofi finora si sono limitati a interpretare il mondo punto e giunta l’ora di cambiarlo. E poi c’è una frase che è attribuita ad Heidegger che dice: I filosofi finora hanno cambiato il mondo è giunto l’ora di interpretarlo.
Ecco io credo che in questa divergenza che andrebbe ovviamente molto approfondita si possa ricollocare il discorso che abbiamo fatto.
Ultimissimo punto a proposito delle precisazioni che sono state proposte: La cosa che mi sforzavo di accreditare e per l’appunto la necessità di leggere il capitale per quello che ha voluto essere, cioè un lavoro analitico: scomposizione critica del dato, cioè viviamo in una certa società, vediamo come è organizzata, come funziona, quali sono i principi regolativi che la organizzano. Vediamo quali sono le forze che agiscono dentro questa società, quindi niente moralismo come i socialisti utopisti, niente profetismo completamente disarmato alla Fourier e alla Prudon, ma anche niente visione totalmente rassegnata. Un capire allo scopo di poter intervenire.
Ma il compito che Marx ritaglia per sé è quello di capire. Poi Marx è stato un dirigente del movimento operaio, a cui sono sempre andate male le cose, sempre sconfitto politicamente. Finché è stato vivo è passato da una sconfitta politica all’altra. È risultato vittorioso il marxismo quando Max era morto e questo sapete perché? Perché Engels è intervenuto e ha trasformato la scomposizione critica del dato, cioè l’analisi della società capitalistica, in una filosofia in una visione complessiva del mondo che è risultata vincente, che però non aveva niente a che vedere con l’analisi marxiana.
Questa colpa di Engels ha fatto del marxismo la filosofia del proletariato vincente in tutto il ventesimo secolo.
Pensate un po’ cioè Marx alla fine è rimasto lo scienziato della società isolato e inascoltato e chi, a mio giudizio, ha deformato il suo pensiero trasformandolo in una visione del mondo, ha vinto la lotta politica, perché da quel momento tutta la discussione è diventata “Chi era più marxista …” e per tutto il ventesimo secolo il conflitto teorico è stato a chi era più lontano o più vicino rispetto a lui. ma è una storia secondo me bellissima affascinante molto istruttiva soprattutto per i più giovani.

← AbracadabraNewton che caratteraccio →