Massimo Cacciari – “Metafisica concreta”. Sui rapporti fra filosofia e scienza
(20:04)Io credo che mai come in questo periodo la filosofia debba giustificarsi, mai come in questo momento storico in cui pare che religione di questo tempo sia la scienza, la tecnica.
(20:48) userò il termine tecnica alla Heidegger, cioè per indicare tutto il gestel, tutto il sistema che è economia scienza tecnica ricerca innovazione tutti elementi strettamente interconnessi nel mondo contemporaneo
(22:03) Perché tutte le tecniche che adoperiamo non nascono da scienziati positivisti, nascono dagli Heisenberg, dai Pauli, dai Bohr, nascono da una scienza antideterministica che le stesse grandi leggi della natura ha interpretato, a partire da quella dei principi della termodinamica, ha interpretato in questi caratteri statistico probabilistici.
(23:10) La filosofia, se è, deve essere necessaria perché utile non è… La filosofia è necessaria, si rivolge a tutti. Parla dell’esperienza di tutti noi e si rivolge a tutti.
(24:52) La metafisica è la scienza dell’essente in quanto essente. Ci si ostina a tradurre quel termine con essere creando equivoci infiniti.
Aristotele parla del Toon, La filosofia è la scienza del Toon, l’essente in quanto essente, non dell’essere, cioè si rivolge a ciò che è massimamente concreto… essenti siamo noi, essente qualunque membro del mondo animale e vegetale. E tra gli essenti ci siamo noi, questo animale particolare dotato di Logos
Logos lo potete tradurre come volete: linguaggio, ragione, calcolo, proporzione, misure
(26:11)Aristotele aggiunge un’altra cosa: che l’essente in quanto essente è qualcosa da continuamente indagare
(27:00) Principio deterministico significa che io posso giungere a determinare con la mia ricerca il fondamento della realtà. È un errore filologico perché l’essente in quanto essente è detto da Aristotele aporumenon, cioè qualcosa che costituisce aporia (aporos in greco è mancanza di strada, non trovo la strada, si interrompe) La filosofia invita a continuare a indagare, a svolgere la strada anche in quel momento in cui ti trovi a sentire che la strada ti manca. Mi manca la strada, mi manca la parola e la filosofia continua, cerca di dire, di andare, prosegue
(28:05) L’essente è aporumenon, cioè non giungerai mai a un suo fondamento. I fisici contemporanei, per esempio Heisemberg dice NON c’è la cosa… non c’è una particella fondamentale… le particelle le rompo quanto voglio basta che tu mi dia più energia
(28:54) matematicamente questo principio lo avevano già detto, prima delle grandi macchine di Ginevra…perché la grande forza della matematica fisica ti permette in qualche modo di osservare l’inosservabile, è un occhi della mente. Il rapporto fra matematica e filosofia è imprescindibile. E forse solo il rapporto fra musica e filosofia è più forte.
(30:08)L’inosservabile è costitutivo dell’essente… L’essente che siamo è immerso nell’innosservabile… Qual è la nostra provenienza? da un abisso proveniamo. Qual è la nostra destinazione? L’impossibile. La nostra destinazione è una catena di possibili che terminano con la morte ovviamente. Ma la morte può essere definita in modo deterministico? No! Lo dice la scienza che la morte non può essere intesa come un annichilimento.
(32:21) nel concetto del possibile, se è inteso radicalmente, deve trovarsi la possibilità che ogni possibile sia. Ma la possibilità che ogni possibile sia equivale all’impossibile. Quello è il fine ultimo, non la morte… L’essente non può essere annichilito.
(35:27) posso andare avanti da possibile a possibile ma il fine non può essere ancora un possibile, può essere soltanto l’impossibile, cioè un abisso di provenienza e un abisso di destinazione. E noi siamo immersi lì. Ma noi non siamo nel mezzo. Il nostro esserci è costituito da queste due abissalità. È lo scienziato che fa questo discorso? No. È in contraddizione con la scienza questo discorso? Neanche un po’… Noi siamo perfettamente coerenti al discorso scientifico. Andiamo oltre perché osserviamo che l’essente è immerso nell’inosservabile. Come osserviamo con lo scienziato tutto ciò che è in qualche modo determinabile dell’ente.
(37:37) Tu scienziato (che sai che non vi è un atomo fondamentale, che non vi è la cosa) non ritieni necessario, non utile ma necessario, che oltre la dimensione del tuo sapere vi sia con te chi osserva quest’altro elemento, quest’altra dimensione dell’essente nella sua concretezza?
(38:04) l’essente è questo composto di osservabile e inosservabile, di dicibile e indicibile, di visibile e invisibile, nella sua concretezza, nella sua realtà. (38:48)non c’è nessuna cosa estensa e basta. La cosa agisce. Il granello di sabbia agisce… Tutto è vivente, tutto è animato. Ogni essente agisce… La monade è perfettamente individuale ma riceve informazioni da tutto ilcosmo. Siamo parte di un tutto. Il lavoro specialistico di uno scienziato è parte di un tutto… Porre ogni essente in analogia con il tutto di cui è parte… La monade leibneziana coglie informazioni da tutto il cosmo. È illuminata e irradia… Noi irradiamo, mandiamo luce, siamo energia. (42:15) Credo che oggi sia possibile giustificare la filosofia, mostrarne la necessitò agli occhi della scienza ed enrare con la scienza in un rapporto in una dialettica positiva, mandando finalmente in malora le due culture, la separazione delle competenze e uno specialismo che non capisce di essere astratto… Un buon specialista sarà sempre consapevole del carattere astratto della sua professione.
