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a cura di Claudio M. Degola

Simpatia e immaginazione

Generazioni future, di Simone Pollo, 2025

Il testo analizza la responsabilità etica verso le generazioni future nel contesto dell’Antropocene, un’epoca segnata da crisi ambientali e rischi di estinzione causati dall’uomo. Simone propone una prospettiva naturalizzata che affonda le radici nel sentimentalismo di Hume e nell’evoluzionismo di Darwin, interpretando il progresso morale come un’estensione della simpatia e della preoccupazione per la sofferenza altrui. Viene esaminato il paradosso della civiltà moderna, dove il benessere attuale minaccia la sopravvivenza dei posteri, rendendo necessario un superamento dei modelli etici basati sui diritti individuali o sulla reciprocità contrattuale. Attraverso l’analisi del problema della non-identità, il saggio suggerisce che un approccio utilitarista e impersonale sia il più adatto a guidare le nostre scelte attuali. In ultima analisi, l’opera invita a rinnovare l’idea di progresso integrando la virtù e l’immaginazione morale per tutelare la qualità della vita di chi esisterà in un futuro lontano.

L’analisi inizia dall’idea di progresso inserita in una più ampia riflessione filosofica e scientifica che vede nella naturalizzazione il concetto base da cui partire. La naturalizzazione, benché vincolata al mondo dell’esperienza può essere intesa in due modi: “ Il naturalismo, infatti, può declinarsi tanto come “naturalismo scientifico” e identificare l’unica esperienza rilevante in quella che è formalizzata nei risultati della scienza, quanto come “naturalismo liberalizzato” e includere nell’esperienza filosoficamente trattabile anche forme non scientifiche di conoscenza del mondo. Qui ci si muoverà all’interno di una prospettiva di naturalismo liberalizzato, anche se si assegna un peso maggiore alla scienza.“ L’autore propone questa definizione: “naturalismo pluralista scientificamente vincolato”(p.7) Si tratterebbe, insomma, di proporre un naturalismo in continuità con l’empirismo, che mette al centro l’indagine sulla natura umana. Un aspetto rilevante è il riconoscimento della “dimensione storica della natura umana, della socialità e dei processi di civilizzazione.  

David Hume è il punto di partenza metodologico:  l’etica non deriva dalla ragione ma dalla natura umana. Le istituzioni sociali nascono da un processo evolutivo e graduale di accomodamento tra individui mossi da passioni e capaci di coordinarsi grazie alla simpatia. Inoltre Hume riconosce la dimensione storica e contingente dei processi di secolarizzazione. 

Hume e la Simpatia: La moralità nasce dalla nostra natura affettiva. La giustizia è una “virtù artificiale” che nasce da “un processo graduale ed evolutivo in cui le istituzioni della società… sono il frutto di un lento e graduale accomodamento”.

Darwin Con l’evoluzionismo Darwin offre nuove prove che rafforzano il pensiero empirico di Hume. Rifiuta ogni scopo o disegno prestabilito dalla natura e la moralità è vista come un prodotto di istinti sociali che si sono rivelati vantaggiosi per la sopravvivenza della specie. Per Darwin il processo di civilizzazione  coincide con l’espansione della simpatia oltre i confini del clan o della tribù, fino a includere potenzialmente tutti gli esseri senzienti. Seguendo Darwin non ci sono verità morali immutabili.  Il progresso morale diventa così un percorso contingente e vulnerabile, che può essere giudicato tale solo a posteriori. Darwin: “L’estinzione è parte dell’evoluzione”. Questo significa che non c’è un fine prestabilito e che il progresso è “costantemente vulnerabile”.

John Stuart Mill: Introduce una “prospettiva storico-evolutiva” in cui l’umanità progredisce verso una maggiore estensione della benevolenza. Pollo riprende da Mill l’idea che l’etica debba promuovere lo sviluppo di sé e la fioritura individuale.

 Sidgwick stabilisce il principio dell’irrilevanza della distanza temporale: da un punto di vista universale, il momento in cui un individuo vive non influisce sul valore del suo piacere o dolore.

In sintesi, Pollo utilizza Hume per definire come sentiamo moralmente, Darwin per spiegare perché abbiamo queste capacità, e l’utilitarismo per stabilire come dobbiamo orientare queste capacità verso un futuro che non possiamo ancora vedere, ma del quale siamo responsabili

 L’Antropocene e le generazioni future

Bisogna partire dal fatto che siamo entrati in una fase nuova, l’Antropocene. Non è solo un termine geologico, ma una condizione morale dove l’uomo è diventato una forza della natura. Antropocene è l’era “caratterizzata dal fatto che le attività della specie Homo sapiens hanno conseguenze sui processi geologici del Pianeta”.

Emerge un nuovo soggetto morale: le generazioni future. Non parliamo solo dei nostri figli, ma di “coloro le cui vite non si sovrapporranno alle nostre… individui che non incontreremo mai e con i quali le connessioni sono molto deboli, se non del tutto assenti”. La grande novità è proprio questa: l’etica deve oggi occuparsi di qualcuno che non esiste ancora, ma che subirà le conseguenze catastrofiche delle nostre scelte attuali. Il problema di questo nuovo soggetto è la distanza temporale e l’assenza di rapporti diretti: si parla di individui le cui vite non si sovrapporranno alle nostre e che, pertanto, non incontreremo mai

2. Il problema della “non identità” e i limiti del diritto

Le categorie morali tradizionali falliscano di fronte al futuro. Il punto di rottura è il problema della non identità, formulato da Derek Parfit: le nostre scelte attuali (politiche energetiche, consumi) determinano non solo le condizioni di vita future, ma l’identità stessa di chi nascerà.

Il fallimento dei diritti e del contratto: La nozione di “diritti delle generazioni future” appare fragile perché i diritti sono solitamente attribuiti a soggetti esistenti

Allo stesso modo, il contrattualismo è “chiaramente impotente” poiché manca il requisito della reciprocità: chi vivrà in futuro subirà le nostre azioni, ma non ha alcun potere su di noi

3. La novità teorica: L’utilitarismo delle virtù

Per superare queste impasse, Pollo propone l’adozione di un utilitarismo delle virtù. A differenza dell’utilitarismo classico, che si concentra sulle singole azioni, questo approccio è “centrato sul carattere e le virtù dell’agente invece che sull’appropriatezza di ogni singola azione”

Carattere impersonale: L’utilitarismo è più efficace perché effettua valutazioni “impersonali circa possibili stati del mondo alternativi”, senza dover identificare specifici titolari di diritti.

  • Sviluppo di sé: L’obiettivo diventa coltivare disposizioni che favoriscano la “fioritura, in modo il più possibile egualitario e universalistico, delle vite del maggiore numero possibile di esseri umani” e non umani. Essendo un approccio impersonale, non ha bisogno di identificare un individuo specifico da non danneggiare, superando così il problema della non-identità.

4. La proposta centrale: Il cosmopolitismo ecologico

Simone introduce il concetto di cosmopolitismo ecologico come una nuova virtù artificiale necessaria per l’Antropocene. Questa virtù ambisce a superare tre confini fondamentali:

  1. Confine spaziale: L’uguaglianza oltre le nazioni.
  2. Confine temporale: La responsabilità verso le generazioni future.
  3. Confine di specie: L’inclusione morale di “forme di vita non umane”, in particolare quelle senzienti.

Questo approccio riconosce il carattere “relazionale e interdipendente della vita” e vede la giustizia non solo come distribuzione di beni, ma come la trasmissione di nicchie ecologiche integre e complesse.

5. Conclusioni: La città come laboratorio di progresso

Il testo si conclude con un’analisi del ruolo delle città, definite come i luoghi in cui la “costruzione della nicchia” umana è più evidente. Pollo distingue tra ville (il territorio edificato) e cité (il modo in cui la gente vive e i sentimenti verso gli altri).

Le conclusioni dell’autore si focalizzano su due punti:

  • L’incontro con il non umano: Le città non devono essere solo luoghi ordinati e ornamentali, ma spazi che permettano l’incontro con la “spontaneità e l’imprevedibilità degli ambienti non umani”.
  • Resistenza alla catastrofe: Coltivare il cosmopolitismo ecologico negli spazi urbani è un modo per opporsi alla catastrofe climatica e rinnovare l’idea di progresso morale, dimostrando che essa ha ancora la forza di essere realizzata. “Le città possono essere… il contesto in cui fare sopravvivere la possibilità del progresso morale“.

6. Il ruolo di simpatia e immaginazione

La simpatia e l’immaginazione sono i motori della motivazione morale:

  • La simpatia: È una capacità biologica innata che ci permette di “sintonizzarci” sugli stati affettivi altrui. Tuttavia, essa è naturalmente limitata e parziale, attivandosi più facilmente con chi ci è vicino nello spazio e nel tempo.
  • L’immaginazione: È lo strumento che permette di superare i limiti della simpatia. Attraverso l’immaginazione, possiamo rappresentarci le sofferenze o i piaceri di persone distanti o future, rendendo possibile un “punto di vista fermo e generale” da cui esprimere giudizi morali stabili. Essa ci permette di simpatizzare anche con “personaggi che sappiamo non essere reali”, come gli individui possibili del futuro.

“Le città possono essere (e di fatto oggi per molti versi purtroppo già lo sono) luoghi di catastrofi personali (marginalizzazione, disagio psichico,povertà ecc.) e di catastrofi collettive, naturali, come quella di Lisbona, o prodotte dall’essere umano, come quelle che potrà produrre, e già produce, il cambiamento climatico. Coltivare in esse il cosmopolitismo ecologico, e altre virtù che contribuiscono alla giustizia, può essere un modo di opporsi alle diverse catastrofi che possono e potranno affliggere non solo le città e chi vive in esse, ma il pianeta nel suo insieme e tutti i suoi abitanti umani e non. Questa resistenza alla catastrofe non è solo una difesa mirata a salvare quel che si può, ma un tentativo di rinnovare un’idea, quella di progresso, che forse non ha ancora perso la sua forza e le possibilità di essere realizzata.”

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