Abracadabra
Il potere curativo delle parole tra mito, tradizioni e neuroscienze, di Cristina Muntoni e Alberto Priori. (2022)
Cap. 1 – Storia
La parola non assolve infatti a una semplice funzione fisiologica, come la respirazione e l’attività cardiaca: rappresenta la cristallizzazione concreta del pensiero e del ragionamento di chi la emette e ha un effetto fisico e chimico che biologicamente determina modificazioni nel cervello di chi ascolta. (14)
Se la magia è definita quale forma di sapere che si presenta come capace di condizionare le forze della natura11 attraverso arti misteriche, la parola può essere considerata atto magico per eccellenza. Sin dalla notte dei tempi l’umanità ha fatto ricorso a oracoli, preghiere, canti, mantra, narrazioni, frasi rituali, incantesimi e maledizioni per modificare il mondo in base ai propri desideri. (16)
«In principio era il Verbo (la parola, n.d.a.), il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio», recita il Vangelo di Giovanni. Analogamente, nel testo sacro indiano delle Upanishad, la parola OM è identificata con Brahman, il creatore dell’universo. Per gli induisti, questa identificazione tra parola e divino è così radicata da ritenere che il solo fatto di pronunciarla porti ad avvicinarsi allo stato primordiale dell’esistenza, al momento esatto della creazione divina in cui dal non-esistente si passa all’esistente.(22)
‹‹Dio disse “Sia la Luce!” e la luce fu››. I versi della Genesi sono inequivocabili: le parole sono poste alla radice della cosmogonia. Il Dio biblico non fece la Luce, parlò. Disse “Sia la Luce” e, con la parola, la creò. Nello stesso modo, gli antichi egizi ritenevano che Thot, Dio della parola, della scrittura e delle formule magiche, potesse creare qualsiasi cosa semplicemente pronunciandone il nome. L’aspetto sonoro o, più propriamente, vibratorio, della creazione tramite la voce di una entità divina che pronuncia parole generanti è noto in tutte le tradizioni del mondo.(23)
Secondo i maestri ebraici, il mondo fu creato con dieci espressioni. Lo Sepher Yetzirah, uno tra i più importanti testi dell’esoterismo ebraico, racconta così la creazione: «Stabilì il suo universo con tre sepharim (libri): Sephor (il numero), Sippur (la parola) e Sapher (lo scritto)»32. Questo testo, che viene anche chiamato Libro della Creazione, nel Talmud viene descritto come un libro di magia. Qui si racconta che, alla viglia di ogni Shabbat, gli studenti di Ujdah avevano l’abitudine di usare il libro per creare un vitello da mangiare il giorno del riposo. Inoltre, tutte le creazioni miracolose attribuite ai rabbini nell’era talmudica sono spiegate dai commentatori rabbinici con l’uso di questo libro magico le cui parole avrebbero quindi il potere di creare. (24)
Abrecadabra: Trattata come molte altre sequenze magiche, venne iscritta su oggetti secondo lo schema geometrico decrescente, “a grappolo” o “a triangolo rovesciato”, per rappresentare lo scomparire graduale del male, in obbedienza alla credenza ancestrale dell’influsso del nome sulla cosa. L’interpretazione non univoca di questa parola, che etimologicamente desta molte perplessità, è probabilmente da collegarsi al fatto che nei rituali magici si è sempre fatto ricorso a parole oscure e poco comprensibili. (26)
Secondo l’interpretazione popolare più comune, Avrah KaDabra viene usata col significato “creo come parlo” ed esprime il potere che hanno le parole di condizionare la realtà. Sostanzialmente, il significato sarebbe quindi che “ciò che dico si avvera”, la parola diventa realtà. (26)
Un tempo, per il comune sentire, la magia aveva, però, pieno diritto di cittadinanza nel pensiero e nell’agire umano e non c’era separazione rispetto alla sfera scientifica. Occuparsi di astronomia, architettura, matematica, ad esempio, significava occuparsi anche di magia. Questo valeva nella preistoria, ma il concetto era ancora valido nel Rinascimento, quando, tra astronomia e astrologia, non c’era una scissione e non era inusuale occuparsi contemporaneamente di scienza, anatomia umana, matematica e ingegneria, quanto di esoterismo e astrologia. Ad esempio, Paracelso era medico, ma anche alchimista, mago e astrologo.(27)
Tra il II e il III secolo d.C. Quinto Sereno Sammonico, medico dell’imperatore Caracalla, raccontò in un trattato il legame tra scienza medica e magia racchiuso in questa parola. Nel suo Liber medicinalis il medico consiglia quello che si considerava un infallibile metodo di protezione dalle malattie: «inscribes chartae quod dicitur abracadabra». Scrivere la parola magica sulla carta, secondo l’autore, avrebbe costituito un potentissimo amuleto. Il rituale da seguire era quello di scrivere la parola, prima per intero, poi togliendo la lettera finale ad ogni riga sino a formare un triangolo con la punta rovesciata. Il foglietto con questa formula avrebbe poi dovuto essere legato al collo del o della paziente con un filo di lino. L’amuleto così ottenuto sarebbe servito, secondo il medico di corte, ad allontanare con efficacia assodata le malattie letali e a curare la febbre. (27)
Numerosi testi sacri descrivono la parola come un mezzo in grado di collegare gli esseri umani alla dimensione divina, esattamente come, all’interno di sé, ogni persona è in grado di collegare il corpo fisico con la dimensione spirituale, e come, nello stesso modo, le architetture sacre uniscono simbolicamente la terra al cielo. La parola è quindi l’axis mundi a disposizione di ogni essere umano per unire la dimensione materiale a quella spirituale. In questo modo, la parola trasforma l’Altrove trascendente in immanente, rendendo tangibile l’immateriale.(29)
Cap. 2 – Cervello e parola
Le parole, lette o ascoltate, inducono cambiamenti nel cervello, i quali fanno in modo che queste possano essere ricordate anche a distanza di lungo tempo.
I cambiamenti indotti dalle parole nel cervello sono complessi: possono essere di tipo strutturale, con la formazione di connessioni specifiche fra le cellule cerebrali (i neuroni), di tipo chimico (determinate parole possono indurre cambiamenti emotivi che dipendono da sostanze chimiche prodotte in alcune zone del cervello) e, infine, di facilitazione del funzionamento di alcuni circuiti cerebrali.(31)
Oltre agli effetti della parola in chi ascolta, il processo di verbalizzazione del pensiero produce delle importanti modificazioni cerebrali anche in chi parla. (32)
Il suono delle parole è il suono dei pensieri di un individuo e, a tutti gli effetti, le parole sono il vestito delle idee e delle emozioni. Bisogna considerare anche che, a differenza di un farmaco, che spesso ha effetti reversibili, l’effetto della parola è irreversibile. Quindi le parole vanno scelte sempre con grande accuratezza e prudenza in quanto possono creare danni permanenti.(34)
riusciamo a produrre e comprendere dalle 2 alle 5 parole per secondo. Ciò dimostra che la produzione e la comprensione di parole, nonché tutte le operazioni di elaborazione sintattica, avvengono nel cervello a velocità molto elevata, coinvolgendo larghe popolazioni di neuroni. Altro aspetto rilevante è quello del “principio di immediatezza” per cui, nella comprensione del linguaggio, le informazioni linguistiche ed extralinguistiche sono usate immediatamente appena disponibili ed in modo combinato. In altre parole, il cervello elabora assieme la conoscenza della parola, del contesto, di chi parla e li usa in modo congiunto per ottimizzare la comprensione anche a livello emotivo. Al fine di garantire tale velocità, il cervello, verosimilmente, impiega anche circuiti condivisi con altre funzioni cognitive ed affettive, sia nella produzione linguistica che nella comprensione.(37-38)
Spesso non si è consapevoli di quanto sia importante verbalizzare le emozioni per sentirsi meglio. A volte, come nel caso di molti scrittori o poeti, la verbalizzazione delle proprie emozioni potrebbe essere stata un’inconscia ricerca di autotrattamento di un disagio mentale.(42)
Cap. 3 – La parola spirituale: preghiere e mantra
La preghiera è la parola con cui ci si rivolge alla divinità, il tramite con cui l’essere umano entra in contatto profondo e diretto col divino, accede al mistero del sacro e ne diventa parte. Per chi crede, nella preghiera le parole diventano uno strumento per attingere dalla ricchezza di un potere creativo e salvifico illimitato, chiedendone manifestazione concreta. Proprio nel convincimento di questa supposta connessione divina, molte tradizioni religiose riconoscono il potere di cura alle parole con cui si sostanzia la preghiera. La parola è, in tal senso, la forma per eccellenza dell’esperienza spirituale e mistica del mondo.(43)… «Chiedete e vi sarà dato (…) Poiché chiunque chiede, riceve»
La parola sacra dell’ebraismo.
I mulinelli di preghiera in Tibet.
La scrittura rituale dell’Islam.
La preghiera indossata e i talismani.
Mantra. La tradizione vuole che le vibrazioni emesse nel recitare i mantra riconnettano chi li pronuncia ai suoni e alle vibrazioni della natura, lo riportino a uno stato di armonia ed equilibrio, attivando le energie psichiche, pulendo le nadi (i sottili canali energetici dove scorre l’energia nel corpo umano), rivitalizzando la ghiandola pineale e risvegliando le naturali capacità intuitive. (53)
OM appartiene ai mantra-base, i bija (in sanscrito, seme), ciascuno dei quali, secondo la tradizione yogica, sarebbe in grado di stimolare uno specifico chakra. (50) OM MANI PADME HUM è il mantra che, secondo la tradizione buddhista tibetana, sarebbe capace di eliminare la sofferenza. (52)
Cap. 4 – Neurobiologia del mantra e della preghiera
Per esempio, in un campione costituito da frati francescani e da monaci tibetani, valutan- do la distribuzione del sangue al cervello durante la preghiera, si osserva che, dopo circa 45 secondi, il flusso ematico aumenta in diverse aree, in- clusa la corteccia prefrontale responsabile delle funzioni esecutive, ovvero l’organizzazione delle azioni, lo spostamento dell’attenzione e l’inibizione di risposte non adeguate. L’elettroencefalogramma fornisce informazioni anche su alcune funzioni cognitive. Per esempio, si verifica che una spe- cifica attività elettrica, denominata ritmo alfa, che subisce un incremento durante la meditazione, si associa anche ad un miglioramento di alcune prestazioni cognitive. Tale aumento avviene in modo asimmetrico fra i lobi frontali nei due lati del cervello. Si ipotizza che, quando prevale l’at- tività alfa nel lobo frontale a sinistra, predominino emozioni positive con minore stress e ansia, mentre quelle negative predominano quando l’at- tività prevale a destra4. L’asimmetria del ritmo alfa può essere spostata a sinistra attraverso la meditazione
.(57)
È da sottolineare che la preghiera, solitaria o in gruppo, e la meditazione potrebbero forse rappresentare un sistema semplice e a basso costo so- ciale per mantenere il cervello, la mente e le emozioni in buono stato e in equilibrio, al fine di promuovere il benessere cognitivo ed affettivo.(58)