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a cura di Claudio M. Degola

Il dramma del bambino… – A. Miller

Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, di Alice Miller

Immagine di Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé

Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell’infanzia. Possiamo però cambiare noi stessi,”riparare i guasti”, riacquisire la nostra integrità perduta. Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza. Si tratta indubbiamente di una strada impervia, ma è l’unica che ci dia la possi bilità di abbandonare infine la prigione invisibile – e tuttavia così crudele – dell’infanzia e di trasformarci, da vittime inconsapevoli del passato, in individui responsabili che conoscono la propria storia e hanno imparato a convivere con essa.
Indice del volume:

1. Il dramma del bambino dotato e come siamo diventati psicoterapeuti
2. Tutto fuorché la verità
3. Il povero bambino ricco
4. Il mondo perduto dei sentimenti
5. Alla ricerca del vero Sé
6. La situazione dello psicoterapeuta
7. Il cervello d’oro
8. Depressione e grandiosità due forme della negazione
9. Destini dei bisogni infantili
10. L’illusione dell’amore
11. Fasi depressive durante la terapia
12. La prigione interiore
13. Un aspetto sociale della depressione
14. La leggenda di Narciso
15. Il circolo vizioso del disprezzo
16. La mortificazione del bambino, il disprezzo della debolezza e le loro conseguenze. Esempi tratti dalla vita quotidiana
17. Il disprezzo alla luce della terapia
18. Postfazione
19. Ringraziamenti

Cervello e religione, Dio e carbone

Dios habita en el cerebro
Hallazgos neurocientíficos explican por qué el hombrese refugia en las religiones.
JAVIER SAMPEDRO – El Pais 23/02/2009

“Uno de los nodos centrales de la red emocional del cerebro es el córtex prefrontal ventromedial (VMPC). Los pacientes que tienen destruida esa zona del córtex muestran una disminución general en su capacidad de respuesta emocional y una marcada reducción de las emociones sociales -como la compasión, la vergüenza y la culpa que están estrechamente relacionadas con los valores morales-.”

“Aunque los creyentes suelen atribuir su moralidad a un agente sobrenatural”, dice Boyer, “los modelos cognitivos indican todo lo contrario: que nuestros sentimientos morales son reclutados para dar verosimilitud a las nociones morales de la religión”.

“Sabemos que el cerebro humano tiene redes de seguridad y precaución dedicadas a prevenir peligros como la predación”, dice Boyer. “Las aserciones religiosas sobre la pureza, la suciedad y el peligro oculto de los demonios al acecho estimulan esos mismos sistemas, y hacen que las precauciones rituales resulten intuitivamente atractivas”.

“Hay quien tiene un concepto tan amplio de Dios que no hay forma de evitar que lo acabe encontrando en cualquier parte”, afirma Steven Weinberg, físico teórico y premio Nobel. “Si quieres decir que Dios es energía, lo puedes hallar en un montón de carbón”.

Fierezza, intensa passione

“I nostri cervelli e i nostri corpi debbono aver evoluto questa esperienza di fierezza in una fase primitiva sulla scala del tempo della nostra specie – e in effetti i neuroscienziati la considerano parte dei nostri “circuiti da cavernicoli”. La fierezza, secondo i ricercatori del Center for Interdisciplinary Brain Sciences Research di Stanford, è l’emozione da cui è nato il desiderio di lasciare la caverna e conquistare il mondo. È una brama di sfide che possiamo superare, battaglie che possiamo vincere, pericoli che possiamo sconfiggere. Gli scienziati hanno documentato recentemente che la fierezza è uno dei picchi neurochimici più potenti che possiamo provare: coinvolge tre strutture diverse dei circuiti della gratificazione nel cervello, compreso il centro metacorticolimbico, che in particolare è associato alla gratificazione e alla dipendenza. La fierezza è una passione diversa da tutte le altre, e, quanto più impegnativo è l’ostacolo che superiamo, tanto più intensa la fierezza.”

Perché i giochi ci rendono migliori e come possono cambiare il mondo, (ilpost.it)

Il naso di Cleopatra

Caro Giuliano.

Ma che bisogno c’è di nascondere dietro la complessità del linguaggio il vuoto dell’esistenza, se non per sostenere che l’inconscio è l’Altro o meglio la verità dell’altro in rapporto all’io. Tutte balle. E il naso parlante di Cleopatra ne è la dimostrazione:  chi può credere che il naso di Cleopatra abbia cambiato il mondo? È una semplificazione che entra nel discorso solo dopo che il cambiamento è stato riconosciuto e approvato.  Il naso che Cleopatra vede riflesso nello specchio non è lo stesso che l’Altro vede, se non ché l’io/me che interpreta lo specchio come elemento costitutivo del proprio sé di fronte ad ogni altro. È allora che posso dire: Cleopatra, c’est moi? Ma non è vero. Lo specchio non illude chi ha avuto una esperienza dello specchio/verità; chi riconosce l’opacità, il vapore e la condensa sullo specchio. Per gli altri non c’è Altro che tenga, per loro lo specchio è solo vetro trasparente, aria fresca, o al più nebbia, cataratta, o parete di marmo bianco levigato. 

“Ma non siamo qui per sognare tra la nausea e la vertigine”. (Lacan)

L’inconscio è la suorina di Giuliano

Ricapitolando:

La società è il Grande Altro, che contiene il Super-Io.
Il Super-io è il “sadico pendant” della società.
L’imperativo del Super-io è: Godi!
Conflitto tra Super-io e Grande Altro. (Zizek)
Il Super-io diventa allo stesso tempo imperativo di godimento e divieto di godimento.

L’inversione di ruoli:
Il Super-io da censore diventa imperativo al godimento, e l’Es invece di spingere al soddisfacimento delle pulsioni diventa censore del godimento edonista e sregolato.

L’inconscio tramortito si fa suorina.
Qui il tuo “avvistamento” (la suorina) mi sembra uno slittamento interessante, ma… pensavo che: l’inconscio non è un’entità e neppure una struttura. L’inconscio non parla. Lo definirei piuttosto come un territorio senza geografia.

Quindi: chi parla dall’inconscio? chi è la suorina?

Il Super-io non è perché dice: Godi!
Il Grande Altro dice: Godi!
Forse l’Es (Das Es) istintivo e genetico? Il diavoletto che sta sull’Altra Spalla si è trasformato in una suorina?

Fin qui sto in piedi anche se traballo e poi casco pensando all’Io-io che non è mai padrone in casa propria: dov’è finito? Dissolto!

A questo punto è ricomparso il robot.
La scienza dei robot è forse un modo per ricreare e sperimentare l’io come altro. Illusione ottica? Alienazione? O il tentativo di riprodurre il corpo a partire dal cervello? Tutto è possibile per quel nulla che capisco.

Poi, alla radio ho sentito: “L’io ha una struttura narrativa”. Quindi nel romanzo ritroviamo la struttura dell’io narrante e attraverso il romanzo possiamo conoscere la struttura dell’Io.

È la stessa cosa del robot: si cerca di sperimentare e conoscere l’Io attraverso la sua proiezione all’esterno.
Ma c’è una differenza: il materiale di cui è fatto un romanzo è la lingua, quello del robot è un codice.
Comunque non sta in piedi perché in entrambi i casi le ragioni d’essere vanno al di là di una teoria della psiche.
Preferirei, potendo scegliere, che scienza e narrativa e psicologia rimanessero indipendenti nel metodo.

Ormai sento di viaggiare fuori strada:
la suorina è spiaccicata sul parabrezza e grida: Fermati!
Dietro c’è il Super-io che urla: Godiii!
Attorno c’è la nebbia. Oltre ci sono i mari e i monti.
Perdio ridatemi il mio io!

Il denaro rende felici o infelici?

Le motivazioni interne si contrappongono alla logica del denaro-felicità. Il premio-denaro, per l’impegno e lo sforzo, potrebbe far nascere l’infelicità. Il condizionamento che premia e rafforza il comportamento non ha lo stesso effetto di un feedback che soddisfa la propria competenza o passione. Ora vorrei capire cos’è questo “sentimento interiore” che mi dovrebbe rendere felice.

I risultati della ricerca di Daniel Kahneman e Angus Deaton, pubblicata tra gli atti  della National Academy of Sciences, dimostrano che il condizionamento della risposta non basta per determinare una completa soddisfazione. Può persino diventare motivo di infelicità. Per esempio il pensare che sia il denaro a rendere felici, quando viene usato per premiare l’impegno e lo sforzo del singolo. Questa ricerca mette in discussione le teorie di Skinner utilizzando il suo stesso metodo.

The Overjustification Effect (articolo)

“The Misconception: There is nothing better in the world than getting paid to do what you love.
The Truth: Getting paid for doing what you already enjoy will sometimes cause your love for the task to wane because you attribute your motivation as coming from the reward, not your internal feelings.”

Il denaro rende felici.

“The researchers discovered money is indeed a major factor in day-to-day happiness. No surprise there. You need to make a certain amount, on average, to be able to afford food, shelter, clothing, entertainment and the occasional Apple product, but what spun top hats around the country was their finding that beyond a certain point your happiness levels off. The happiness money offers doesn’t keep getting more and more potent – it plateaus.” (The Overjustification Effect)

Il denaro non fa la felicità

“The research showed that a lack of money brings unhappiness, but an overabundance does not have the opposite effect. According to the research, in modern America the average income required to be happy day-to-day, to experience “emotional well being” is about $75,000 a year. According to the researchers, past that point adding more to your income “does nothing for happiness, enjoyment, sadness, or stress.” A person who makes, on average, $250,000 a year has no greater emotional well-being, no extra day-to-day happiness, than a person making $75,000 a year.”

Il denaro non compra la felicità

“Overall, the study suggested rewards don’t have motivational power unless they make you feel competent. Money alone doesn’t do that. With money, when you explain to yourself why you worked so hard, all you can come up with is, “to get paid” .”

Il denaro non serve.

“If you pay people to complete puzzles instead of paying them for being smart, they lose interest in the game. If you pay children to draw, fun becomes work. Payment on top of compliments and other praise and feeling good about personal achievement are powerful motivators, but only if they are unexpected.”

Il denaro rende infelici.

“The overjustification effect threatens your fragile narratives, especially if you haven’t figured out what to do with your life. You run the risk of seeing your behavior as motivated by profit instead of interest if you agree to get paid for something you would probably do for free. Conditioning will not only fail, it will pollute you. You run the risk of believing the reward, not your passion, was responsible for your effort, and in the future it will be a challenge to generate enthusiasm. It becomes more and more difficult to look back on your actions and describe them in terms of internal motivations. The thing you love can become drudgery if that which can’t be measured is transmuted into something you can plug into TurboTax.”

Dal denaro che rende felici si arriva al denaro che rende infelici.

Dopo aver letto l’articolo ho avuto l’impressione che mi volesse convincere di qualcosa di evidente e indefinibile nello stesso tempo. Poi, mi sono ricordato dei ragionamenti lapalissiani di Massimo Catalano in Quelli della notte. È molto meglio fare un lavoro che ti soddisfa, appassiona e ripaga, anziché fare un lavoro noioso, ripetitivo e pagato poco.

Fonction phatique e Silence

Schema_jakobson

La notion de fonction phatique a été définie par Roman Jakobson: « Il y a des messages qui servent essentiellement à établir, prolonger, ou interrompre la communication, à vérifier que le circuit fonctionne (“Allô, vous m’entendez ?”), à attirer l’attention de l’interlocuteur ou à s’assurer qu’elle ne se relâche pas… ». Jakobson précise aussi que la fonction phatique désigne « la tendance à communiquer (qui) précède la capacité d’émettre ou de recevoir des messages porteurs d’information ».

La linguiste Marina Yaguello indique également qu’il faut faire rentrer dans cette catégorie les discussions mondaines, tous les artifices de langages (anecdotes, histoires drôles) utilisés pour maintenir le contact verbal sans défaillance et éviter que ne s’installe une gêne, un silence. Le silence n’est acceptable que dans les relations avec les proches, dans les relations de travail ou officielles. (Fonction phatique, wikipedia)

1 – La fonction expressive ou émotive

2 – La fonction impressive ou conative

3 – La fonction référentielle

4 – La fonction phatique

5 – La fonction métalinguistique

6 – La fonction poétique

Schéma de Jakobson, Wikipedia

Linguistics and Poetics, Roman Jakobson, 1963

Les fonctions du langage, Par Louis Hébert (Signo): “Le célèbre modèle des fonctions du langage du linguiste russo-américain Jakobson (1963 : 209-248) est, et à plusieurs égards, contestable d’un point de vue théorique. Nous voulons simplement ici suggérer quelques façons d’exploiter le potentiel analytique de ce dispositif. L’analyse des fonctions du langage consiste à stipuler, pour une unité (par exemple, un mot, un texte, une image), une classe ou un type d’unités (par exemple, un genre textuel ou imagique), la présence/absence des fonctions, les caractéristiques de ces fonctions, notamment leurs relations hiérarchiques et les autres relations qu’elles peuvent entretenir entre elles.”

The Ballad of Dr. Sigmund Freud

Storia di una canzone che ha perso i suoi autori.Dedicata a Sigmund Freud, è stata scritta da tre studenti ad un tavolo di un caffè di Chicago nel 1952. I tre autori si sono persi per le loro strade e la canzone ha continuato a girare senza di loro fino al 2007 quando Larry Glasser ha raccontato l’inizio di questa storia. Larry Glasser è diventato professore di fisica all’università,  Bob March si è ritirato dall’insegnamento e scrive di fisica e poesia. David Lazar, autore della poesia da cui prese ispirazione la canzone, è svanito nelle foreste del Perù nel 1963, quando era agente degli US a Lima.

La Ballata del dottor Freud
autore: David Lazar , Larry Glasser and Bob March, 1952
performed by the Chad Mitchell Trio

(traduzione approssimativa del testo inglese)

La ballata del dottor Sigmund Freud
Beh, è iniziata a Vienna non molti anni fa
Quando non era già abbastanza la gente che si ammalava
Un giovane e affamato medico ha cercato di migliorare la sua situazione
Con la scoperta di ciò che ha reso i suoi pazienti tick
Ha dimenticato la sclerosi e inventato la psicosi
E un centinaio di modi in cui godere del sesso
Ha adottato come proprio credo “ABBASSO la repressione, VIVA la libido!”
E questo è stato l’inizio del dottor Sigmund Freud

Beh, dottor Freud, oh dottor Freud
Come vorremmo che tu avessi fatto un altro mestiere.
Ma un insieme di circostanze
comunque migliora le finanze
dei seguaci del dottor Sigmund Freud

Ebbene, lui ha analizzato i sogni di adolescenti e libertini
E sostituito monologhi alle pillole
Ha attirato le folle, proprio come Will Sadler.
Quando arrivarono Jung e Adler
dissero: per Dio, c’è oro in quei mali lì!
Non trovarono resistenza
quando fecero da assistenti a Freud
Così con l’ego e con l’id hanno abilmente giocherellato
Invece di essere armati di padelle
Loro indossavano analisi impassibili
Quegli ambizioni dottori, Adler, Jung e Freud

Ora i tre grandi sono andati
Ma non così il codice dell’inizio
che viene portato avanti da una numerosa banda
E il trauma lo shock e ci forzano
Qualcuno è andato e ha aggiunto Rorschach
E il tutto ha preso completamente la mano!
Così vecchi ragazzi con doppi chinsies
E un migliaio vorrebbero essere Kinsey
Ne discutono nel particolare di una repressione
E non vorrei essere lamentoso
Ma per tutto il malloppo che sto pagando
Proprio mentire sul divano di chicchessia e fare una confessione!

Beh, dottor Freud, oh dottor Freud
Come vorremmo che tu avessi fatto un altro mestiere.
Ma un insieme di circostanze
comunque migliora le finanze
dei seguaci del dottor Sigmund Freud

La ballata del dottor Sigmund Freud

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larry glasser
iunie 27, 2008 la 6:15 am

I wrote this song (with Bob March and Dave lazar) in 1952 and wish to point out a few errors
patients should be fellows
sterosis should be cirrhosis
of libido should be Up libido!
but should be for
substituted should be as he substituted
Will Sadler should be Welles Sadler (A famous ballet troupe)
encountered should be swerved
The chorus and two verses are missing. Thanks for reproducing it.
(http://catmime.wordpress.com/2008/01/19/the-ballad-of-doctor-sigmund-freud/)
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Larry Glasser, who teaches Physics at Clarkson University, tells about the background and history of The Ballad of Sigmund Freud” which was recorded by The Gateway Singers on the “Puttin’ on the Style” album.

“In 1952 Bob March and I (then undergraduates at the University of Chicago)spent an evening at the “College of Complexes” (a Chicago bar and coffee house) where we met Dave Lazar who recited a short poem titled Freud. I thought it would make a clever song, so Bob and I returned to my room, added several verses and constructed a suitable tune. We performed it on numerous occasions (once on the Nascent WFMT where Mike Nichols was a volunteer announcer). It was picked up by other local singers , including our friend Alex Hassilev.
A year or two later Bob heard (possibly from Lou Gottlieb) that The Gateway Singers would like to record it. At this point the three of us got together and agreed that Dave (who was a lawyer) would get it copyrighted. The next group to record it were the “Raunch Hands” (I have never heard their rendition). Subsequently MGM used it on the Doctor Kildare Show and the Chad Mitchell Trio performed the song on Harry Belefonte’s Carnegie Hall benefit album (worst performance ever, but that was the best selling album of 1960). In 1960 Alex ‘s group the Limelighters performed it on the television show “PM East”. Pete Seeger performed it from time to time and Irwin Silber included it in “Sing Out”.
The last I heard from Dave was about 1963 when he was a US agent in Lima Peru; he seems to have gone into the forrest and vanished. I last saw Bob when he retired from the University of Wisconsin Physics Department about ten years ago; He is the author of the award winning textbook “Physics for Poets”. I think Valerie [who has written in to The Gateway Singers website] is his wife.”
Larry Glasser, October 2007
(http://www.starbeams.com/freud.htm)
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Bodei: i tempi del tempo

Il punto fuori dalla retta, di Remo Bodei, Sole24Ore 06/09/2015 (PDF).

a – L’immagine dei tempo prevalente nel nostro senso comune (che dipende dalla Fisica di Aristotele, ma è confermata anche dai Principia di Newton, per cui questo l’unico tempo verum et mathematicum) è costituita da una retta infinita sulla quale scorre, a velocità costante, un punto indivisibile e inesteso, il presente, che avanza separando in maniera irreversibile il passato, che gli resta alle spalle, dal futuro, verso cui inesorabilmente si dirige.

b – L’idea tradizionale di tempo non prevede che, nel suo scorrere, qualcosa permanga. Le grandi filosofie o le grandi opere d’arte sono, tuttavia, insituabili nell’ordine di successione, del prima e del poi, diun tempo che cancellale sue tracce. Pur apparendo nel tempo, la verità filosofica o il valore artistico di un’opera non sono, dunque, strettamente filiae temporis, ma neppure eterni in senso edificante o rigidamente immodificabili.

c – Questo succede non perché la filosofia o il dramma abbia la virtù di non invecchiare, ma perché i classici rifioriscono a ogni stagione, perché ci permettono di abbandonare il vicolo cieco di una verità che non ha storia e di una storia che non ha verità, perché eludono il dilemma dell’essere inattuali o attuali, dentro o fuori del proprio tempo.

d – Riflettendo sul tempo psichico, Freud ha individuato il nesso tra il tempo che passa e quello che non passa suggerendo – in poche righe di Considerazioni attuali sulla guerra e la morte, del 1915 – un’ardita soluzione. In Freud il tempo assume, invece, la doppia natura del tempo e dello spazio leibniziani, in quanto «la successione comporta anche una coesistenza». Il passato rimosso, immobile e incistato in un ricordo troppo traumatico per essere portato alla coscienza, coesiste così con il presente che continua a scorrere. Viviamo a due velocità, secondo un tempo che fluisce liberamente e un altro vischioso, che non si muove o si muove in ritardo. 

e – Possono l’ora e l’allora, il qui e l’altrove coincidere esattamente? Questo accade spesso, di fatto, nel fenomeno, apparentemente bizzarro, del déjà vu … Vi è quindi un paradossale conflitto tra la percezione e il ricordo, un appiattimento del passato nel presente o un corto circuito tra presente e passato che mette in scena uno scontro tra certezza e verità, tra convinzione e confutazione della realtà. 

f – L’errore del senso comune consiste nel considerare l’immagine comune del tempo espressione dei tempo per antonomasia e non piuttosto una delle sue molteplici forme entro cui l’esperienza e le conoscenze umane possono essere pensate adattandole ai differenti fenomeni.  

Brani tratti dall’articolo di presentazione della conferenza al Festival della filosofia, Modena, 2015

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