L’ordine del tempo

Orologio cattedrale Strasburg.

L’ordine del tempo, di Carlo Rovelli 2017 (citazioni dal libro)

Capitolo 1 La perdita dell’unicità

Il tempo rallenta in pianura ed è più veloce in montagna.

Se le cose cadono, è a causa di questo rallentamento del tempo. Dove il tempo scorre uniforme, nello spazio interplanetario, le cose non cadono, fluttuano senza cadere.

Anassimandro: le cose si trasformano l’una nell’altra secondo necessità e si rendono giustizia secondo l’ordine del tempo. (23) 

Un tempo diverso per ogni punto dello spazio. Non c’è un solo tempo. C’è ne sono tantissimi.

Ogni orologio ha il suo tempo proprio. Ogni fenomeno che accade ha suo tempo proprio, il suo proprio ritmo. (24)

Capitolo 2 La perdita della direzione

La differenza tra passato e futuro – tra causa è effetto, fra memoria e speranza, fra rimorso è intenzione – nelle leggi elementari che descrivono i meccanismi del mondo non c’è. (28)

 

Poeta persiano Sā’dī di Shiraz

Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo,

sono della stessa essenza.

Quando il tempo affligge con il dolore

una parte del corpo

le altre parti soffrono.

Se tu non sentì la pena degli altri

non meriti di essere chiamato uomo.(28)

Rudolf  Clausius enuncia l’unica legge generale della fisica che distingue il passato dal futuro: il calore non può passare da un corpo freddo a uno caldo.

Entropia (trasformazione): Delta S è sempre maggiore o uguale a zero (secondo principio della termodinamica).

Ludwig Boltzmann (1844-1906, materialista, darwinismo): entropia e visione sfocata del mondo.  

nella grammatica elementare delle cose non c’è distinzione fra causa ed effetto.

Nella descrizione microscopica non c’è un senso in cui il passato sia diverso dal futuro. (36)

L’entropia- questo ha capito Boltzmann – non è null’altro che il numero sfocato degli stati microscopici che la nostra sfocata visione del mondo non distingue. (37)

Capitolo 3 La fine del presente

La velocità rallenta il tempo

Il tempo passa più lentamente per chi cammina.(39)

Un oggetto in movimento sperimenta quindi una durata minore di un oggetto fermo: l’orologio batte meno secondi, una pianta cresce meno, un ragazzo sogna di meno. (41)

Adesso non significa nulla. (41)

La nozione di “presente” si riferisce alle cose vicine, non a quelle lontane. Il nostro “presente” non si estende a tutto l’universo. È come una bolla vicino a noi. (43)

Il presente dell’universo non significa nulla. (44)

(Esempio dei coni di passato e coni di futuro, antenati e discendenti)

La relatività speciale (Einstein) è la scoperta che la struttura temporale dell’universo è come le parentele: definisce un ordine fra gli elementi dell’universo che è parziale e non completo. Il presente esteso è l’insieme degli eventi che non sono né passati né futuri. (47)

La luce viaggia lungo le linee oblique che delimitano questi coni di luce.

la struttura temporale dello spaziotempo è la struttura formata dall’insieme di tutti i coni luce.(50) 

Dieci anni dopo Einstein capisce che la velocità a cui scorre il tempo cambia di luogo in luogo.

La struttura dei coni può arrivare a far sì che, andando sempre verso il futuro, si ritorni allo stesso punto dello spaziotempo (51)

È la curiosa struttura locale del presente che produce i buchi neri (53)

il presente dell’universo non esiste (53)

Capitolo 4 La perdita dell’indipendenza

Aristotele è il primo che si posto il problema di cosa sia il tempo: il tempo è la misura del cambiamento (59)

Newton: tempo relativo (quello di Aristotele) e tempo assoluto, vero e matematico: che passa comunque, ed è indipendente dalle cose e dal loro accadere (61)

Secondo Leibniz il tempo è solo un ordine di accadimenti, e non esiste come entità autonoma. (63)

Aristotele: il luogo di una cosa è il bordo interno di ciò che circonda la cosa. (65 e 189)

Newton: Chiama “assoluto”, vero e matematico lo spazio in sé, che esiste anche dove non c’è nulla. (65)

Per Newton, fra due cose può anche esserci spazio vuoto. Per Aristotele, spazio vuoto è un assurdo perché lo spazio è solo l’ordine delle cose. Se non ci sono cose, la loro estensione, i loro contatti, non c’è spazio. Newton immagina che le cose siano collocate in uno spazio che continua ad esistere, vuoto, anche se leviamo le cose. Per Aristotele lo spazio vuoto è un nonsenso, perché se due cose non si toccano vuol dire che fra loro c’è qualcos’altro…: non può non esserci nulla.

Da parte mia, trovo curioso che entrambi questi modi di pensare lo spazio provengano dalla nostra esperienza quotidiana. (65)

L’idea newtoniana di spazio vuoto sembra trovare conferma quando Torricelli mostra che da una bottiglia si può levare l’aria. Ma presto si scopre che dentro la bottiglia restano comunque molte entità fisiche: campi elettrici e magnetici, e un pullulare continuo di particelle quantistiche. (66)

Lo spaziotempo è il campo gravitazionale (e viceversa )- È qualcosa che esiste di per sé, come ha intuitoNewton, anche senza materia. Ma non è una entità diversa dal resto delle cose del mondo. (68)

Lo spaziotempo è solo uno dei campi (69)

Einstein è stato molto confuso sull’esistenza di soluzioni senza materia e sul carattere reale o meno delle onde gravitazionali. Raggiunge definitiva chiarezza solo negli ultimi scritti. (69)

Einstein comprende che Aristotele e Newton hanno ragione entrambi. (70)… Il tempo vero e matematico di Newton esiste: è il campo gravitazionale…Aristotele ha ragione quando dice che quando e dove sono sempre solo il localizzarsi rispetto a qualcosa. Ma questo qualcosa può essere anche soltanto il campo. lo spaziotempo-entità di Einstein.(71)

Capitolo 5 Quanti di tempo

Il tempo universale si è frantumato in una miriade di tempi propri, ma se teniamo conto dei quanti dobbiamo accettare l’idea che ciascuno di questi tempi, a sua volta, fluttua, è sparso come in una nuvola e può avere solo certi valori e non altri…

Sono le tre scoperte di base a cui ha portato la meccanica quantistica: granularità, indeterminazione e l’aspetto relazionale delle varianti fisiche. (74)

Granularità

Il tempo misurato da un orologio è quantizzato, cioè prende certi valori e non altri. È come se il tempo fosse granulare invece che continuo.

i quanti sono i grani elementari. Esiste una scala minima per tutti i fenomeni. Per il campo gravitazionale questa si chiama “scala di Planck“. Il tempo minimo è chiamato “tempo di Planck”… (10-44 secondi)… è così piccolo che non c’è da stupirsi se laggiù , a una scala così minuta, la nozione di tempo non vale più… non possiamo pensare la durata come continua. Dobbiamo pensarla come discontinua… salta come un canguro da un valore all’altro. (75)

La granularità è ubiqua in natura: la luce è fatta di fotoni. L’energia degli elettroni può prendere certi valori e non altri.  L’aria come la materia sono fatti di molecole… è naturale aspettarsi che anche spazio e tempo siano granulari… la gravità quantistica a loop prevede che i salti temporali elementari siano piccoli, ma finiti.

L’idea che ci siano intervalli minimi di tempo è difesa da Isidoro di Siviglia e dal Venerabile Beda… Maimonide scrive: “Il tempo è composto da atomi, cioè da parti che non possono essere ultriormente suddivise, a causa della corta durata. Forse anche Democrito (76)

La sorella spaziale del tempo di Planck è la lunghezza di Planck: 10-33 centimetri.

Indeterminazione

non è possibile prevedere in modo esatto, per esempio, dove apparirà domani un elettrone. Fra una apparizione e l’altra l’elettrone non ha una posizione precisa, è come fosse sparso in una nuvola di probabiltà. Si dice, nel gergo dei fisici, che è in una sovrapposizione di posizioni.

Anche lo spaziotempo fluttua , può essere in una sovrapposizione di di configurazioni diverse… la differenza fra passato, presente e futuro può fluttuare: un avvenimento può essere prima e dopo un altro. (78,79)

Relazioni

Fluttuazione non significa che quello che accade non sia mai determinato; significa che è determminato solo in alcuni momenti e in maniera imprevedibile. (79)

La concretezza è solo relativa a un sistema fisico.

Il sostrato fisico che determina la durata e gli intervalli temporali – il capo gravitazionale -non ha solo una dinamica influenzata dalle masse<, è anche una entità quantistica che non ha valori determinati se non quando interagisce con qualcosa. Quando lo fa, le durate sono granulari e determinate solo per quel qualcosa, mentre restano indeterminate per il resto dell’universo. (81)

Capitolo 6 Il mondo è fatto di eventi non di cose

il mondo è una rete di avvenimenti. Una cosa è il tempo con le sue molte determinazioni, altra è il semplice fatto che le cose non sono: accadono. (86)

Tutta l’evoluzione della scienza indica che la migliore grammatica per pensare il mondo sia quella del cambiamento, non quella della permanenza. Dell’accadere, non dell’essere. (86)

Il mondo non è un insieme di cose, è un insieme di eventi. La differenza è che le cose permangono nel tempo. Gli eventi hanno durata limitata.(87)

Il mondo è fatto di reti di baci, non di sassi… A ben guardare, infatti anche le “cose” che più sembrano “cose” non sono in fondo che lunghi eventi. (87)

Il mondo come rete di eventi (88)

Platone si fa affascinare da un teorema matematico che stabilisce che ci sono cinque e solo cinque poliedri regolari. Il giovane Keplero cade nello stesso errore… Quando Keplero passa più tardi a occuparsi di come si muovono i pianeti, le porte del cielo gli si aprono. (90)

capitolo 7 L’inadeguatezza della grammatica

Il mondo non va pensato come un susseguirsi di presenti (95)

Combattiamo per adattare il nostro linguaggio e la nostra intuizione a una scoperta nuova: il fatto che passato e futuro non hanno significato universale, hanno un significato che cambia fra lì e qui. Nient’altro.

Nel mondo c’è cambiamento, c’è una struttura temporale di relazioni fra gli eventi tutt’altro che illusoria. (100)

Capitolo 8 Dinamica come relazioni

Abbiamo bisogno, se vogliamo fare scienza, di una teoria che ci dica come cambiano le variabili l’una rispetto all’altra. (103)

L’equazione di Wheeler e DeWitt è stata la prima scritta per la gravità quantistica senza usare la variabile tempo. (104)

Questo è il tempo per noi. Il ricordo e la nostalgia. Il dolore dell’assenza.

Ma non è l’assenza che provoca il dolore. Sono l’affetto e l’amore. Se non ci fosse affetto, se non ci fosse amore, non ci sarebbe il dolore dell’assenza. Per questo anche il dolore dell’assenza, in fondo, è buono e bello, perché si nutre di quello che dà senso alla vita. (105)

La teoria dei loop non è una teoria unificata di tutto. Non ci pensa neppure a pretendere di essere la teoria finale della scienza. (107)

I campi si manifestano in forma granulare: particelle elementari, fotoni e quanti di gravità, ovvero “quanti di spazio”. Meglio: la spazialità del mondo è la rete delle loro interazioni. Non vivono nel tempo: interagiscono incessantemete gli uni con gli altri, anzi esistono solo in quanto termini di incessanti interazioni… È un interagire reciproco dove i quanti si attualizzano nell’atto stesso di interagire, rispetto a ciò con cui interagiscono. (108)

Il mondo è come un insieme di punti di vista in relazione gli uni con gli altri: “il mondo visto dal di fuori” è un nonsenso, perché non c’è un “fuori” dal mondo. (108)

I grani elementari, sono questi, e le loro interazioni, a determinare l’estendersi dello spazio e la durata del tempo. (109)

spinLe relazioni di adiacenza spaziale legano i grani di spazio in reti. Queste si chiamano “reti di spin”. Il nome spin viene dalla matematica che descrive i grani di spazio, che è la stessa delle simmetrie dello spazio. Un anello singolo in una rete di spin si chiama loop e questi sono i loop che danno il nome alla teoria. Le reti, a loro volta, si trasformano le une nelle altre in salti discreti, che nella teoria sono descritti come strutture chiamate “schiuma di spin“. (109)

lo spaziotempo del decadimento quantistico di un buco nero passa attraverso una fase dove il tempo fluttua violentemente. (111)

Capitolo 9 Il tempo è ignoranza

Nella sua agitazione termica , un sistema attraversa tutte le configurazioni che hanno la stessa energia, ma solo queste. L’insieme di queste configurazioni – che la nostra sfocata visione macroscopica non distingue – è lo “stato (macroscopico di equilibrio)”: un placido bicchiere di acqua calda

Interpretazione secondo logica convenzionale:

tempo -> energia -> stato macroscopico

ma si può anche leggerla al contrario

stato macroscopico -> energia -> tempo

uno stato macroscopico generico determina un tempo.

uno stato macroscopico (che ignora i dettagli) sceglie una variabile particolare, che ha alcune caratteristiche del tempo. In altre parole, un tempo viene determinato semplicemente da una sfocatura.(118-119)

Il numero di possibili configurazioni microscopiche dell’acqua è l’entropia. Ma è vero anche qualcosa di più: la sfocatura stessa determina una variabile particolare, il tempo…possiamo ribaltare la relazione fra stato macroscopico e evoluzione del tempo: non è l’evoluzione del tempo a determinare lo stato, ma è lo stato, la sfocatura, a determinare un tempo… Il tempo così determinato da uno stato macroscopico si chiama “tempo termico“. (119)

Fra tante variabili tutte sullo stesso piano il tempo termico è quello che si comporta nel modo più simile a quello che usualmente chiamiamo tempo… e che conosciamo dalla termodinamica. Ma non è un tempo universale. (120)

Roger Penrose: ha suggerito che il tassello mancante potrebbe essere quanto avviene in un’interazione quantistica..

Alain Connes: Quando un’interazione rende concreta la posizione di una molecola, lo stato della molecola viene alterato. Lo stesso vale per la sua velocità. Se viene concretizzata prima la velocità e poi la posizione, lo stato della molecola cambia in modo diverso da come farebbe se i due eventi avvenissero in ordine inverso. L’ordine conta… Questa si chiama non-commutatività delle variabili quantistiche… Determinare una variabile fisica non è una operazione innocua, è interagire. L’effetto di queste interazioni dipende dal loro ordine, e questo ordine è una forma primitiva di ordine temporale. (121)

L’idea affascinante suggerita da Connes: il germe primo della temporalità nelle transizioni quantistiche elementari sta nel fatto che queste sono naturalmente (parzialmente) ordinate… L’insieme delle variabili fisiche di un sistema definisce una struttura matematica chiamata “algebra di Von Meumann non-commutativa”, e Connes ha dimostrato che queste strutture hanno in sé un flusso implicitamente definito. (121)

Il flusso di Connes: il tempo determinato dagli stati macroscopici e il tempo determinato dalla non-commutatività quantistica sono aspetti dello stesso fenomeno. (122).

La temporalità è legata profondamente alla sfocatura. La sfocatura è il dettaglio che siamo ignoranti dei dettagli microscopici del mondo. Il tempo della fisica, in ultima analisi, è l’espressione della nostra ignoranza del mondo. Il tempo è l’ignoranza. (122)

Il tempo termico è legato alla termodinamica, quindi al calore, ma non somiglia ancora al tempo della nostra esperienza perché non distingue fra passato e futuro, è senza orientazione (123)

Capitolo 10 Prospettiva

Tutta la differenza fra passato e futuro si può far risalire al solo fatto che l’entropia del mondo era bassa nel passato. Perché l’entropia era bassa nel passato? In questo capitolo racconto un’idea per una possibile risposta. (126)

L’entropia è una quantità relativa, come la velocità… L’entropia di A rispetto a B conta il numero di configurazioni di A che le interazioni fisiche fra A e B non distinguono. (127)

L’entropia del mondo ci appare molto bassa. Ma questo non riguarda l’esatto stato del mondo: riguarda il sottoinsieme di variabili del mondo con cui noi, come sistemi fisici, abbiamo interagito… La bassa entropia iniziale dell’universo, e quindi la freccia del tempo, potrebbe essere dovuta a noi, più che all’universo. Questa è l’idea. (126-7)

Ci abbiamo messo millenni, ma alla fine l’abbiamo capito che siamo noi a girare, non l’universo…Per la freccia del tempo potrebbe essere la stessa cosa…. Noi siamo sintonizzati su un sottoinsieme molto particolare di aspetti dell’universo, ed è questo a essere orientato nel  tempo. (128)

Esempio del mazzo di carte (129)

È innaturale pensare che l’universo intero sia stato in una configurazione incredibilmente “speciale” nel passato, ma non c’è nulla di innaturale nell’immaginare che l’universo abbia parti “speciali”… Forse il fluire del tempo non è una caratteristica dell’universo: come il roteare della volta stellata, è la prospettiva particolare dell’angolo di mondo a cui apparteniamo.

Nella sterminata varietà dell’universo può accadere che ci siano sistemi fisici che interagiscono con il resto del mondo attraverso quelle particolari variabili che definiscono una una bassa entropia iniziale. Rispetto a questi sistemi l’entropia è in costante aumento. Lì, non altrove, ci sono i fenomeni fisici del fluire del tempo, è possibile la vita, l’evoluzione, i nostri pensieri, la nostra consapevolezza del fluire del tempo. (131)

Carta geografica: invece di indicare “voi siete qui”. Semmai dovrebbe indicare: “questa carta è qui”. Ma…

L‘indicalità è la caratteristica che hanno certe parole di avere un significato diverso ogni volta che sono usate. Un significato che è determinato da dove, come, quando, da chi sono pronunciate. (132)

Questa nostra localizzazione nel mondo è essenziale per comprendere la nostra esperienza del tempo. (133)

l’entropia misura l’entità della sfocatura. Misura qualcosa che riguarda noi, più che il cosmo. (134)

Riassunto:

A livello fondamentale il mondo è un insieme di accadimenti non ordinati nel tempo.

Le relazioni fra variabili fisiche sono a priori sullo stesso piano.

Ciascuna parte del mondo interagisce con una piccola parte di tutte le variabili.

Per ogni parte del mondo ci sono configurazioni del resto del mondo indistinguibili.

Gli stati di massima entropia sono quelli che genericamente descrivono il resto del mondo visto da un sottosistema.

A questi stati è associato un flusso rispetto al quale appaiono in equilibrio. Il parametro di questo flusso è il tempo termico.

A particolari parti del mondo gli stati associati hanno poche configurazioni. Il flusso non è simmetrico; l’entropia aumenta. Questa crescita è ciò che noi sentiamo come fluire del tempo. (135)

Capitolo 11 Cosa emerge da una peculiarità

Non è di energia che ha bisogno il mondo per andare avanti. È di bassa entropia. L’energia (meccanica, chimica, elettrica o potenziale) si trasforma in energia termica, cioè in calore, va nelle cose fredde  e da lì non c’è più modo di riportarla indietro gratuitamente. In questo processo l’energia resta la stessa, ma l’entropia aumenta, ed è questa a non tornare indietro. È il secondo principio della termodinamica che la consuma.

A far girare il mondo non sono le sorgenti energia , sono le sorgenti di bassa entropia. Senza bassa entropia, l’energia si diluirebbe in calore uniforme e il mondo andrebbe al suo stato di equilibrio termico, dove non c’è più distinzione fra passato e futuro, e nulla avviene.(137-8)

Per ogni fotone caldo che la Terra riceve dal Sole, emette una decina di fotoni freddi… Il fotone caldo ha meno entropia, perché il numero di configurazioni di un solo fotone caldo è più basso del numero di configurazioni di dieci freddi.

Quindi il sole per è una ricchissima fonte continua di bassa entropia ed è questa permette agli animali e alle piante di crescere (138)

Il sole nasce da una configurazione di entropia ancora minore: la nuvola primordiale aveva entropia ancora più bassa. E così via all’indietro, fino alla bassissima entropia iniziale dell’universo. (139)

L’intera storia dell’universo è questo zoppicante e saltellante aumentare cosmico dell’entropia.

La crescita stessa dell’entropia apre occasionalmente nuove porte attraverso le quali l’entropia ricomincia a crescere. (140)

Gli esseri viventi sono costituiti da processi simili, che si innescano l’un l’altro. Le piante raccolgono i fotoni di bassa entropia del sole attraverso la fotosintesi. Gli animali si nutrono di bassa entropia mangiando… All’interno di ciascuna cellula vivente,la complessa rete di processi chimici è una struttura che apre e chiude porte attraverso le quali la bassa entropia cresce. Molecole funzionano  da catalizzatori che permettono  a processi di innescarsi, oppure li frenano. … La vita è questa rete di processi di aumento di entropia che si catalizzano a vicenda. (141)

Un sasso cade per terra. Perché? Perché si mette nello stato di energia più basso? Ma perché dovrebbe perdere energia, se l’energia si conserva?  La risposta è che quando il sasso colpisce la terra, la scalda: la sua energia meccanica si trasforma in calore, e da lì non si torna più indietro. Se non ci fosse la seconda legge della termodinamica, se non ci fosse il calore, se non ci fosse il pullulare microscopico, il sasso continuerebbe a rimbalzare.

È l’entropia, non l’energia che fa stare per terra i sassi e girare il mondo.

L’intero divenire cosmico è un graduale processo di disordine. (142)

Tracce sono ovunque. Crateri sulla luna, fossili, libri, ricordi: Esistono tracce del passato, non del futuro solo perché l’entropia era bassa nel passato… Per lasciare una traccia, è necessario che qualcosa si arresti, smetta di muoversi, e questo può avvenire solo con un processo irreversibile, cioè degradando energia in calore.

È la presenza di abbondanti tracce del passato a produrre la sensazione familiare che il passato sia determinato. (143)

I vasti meccanismi del cervello dei quali non abbiamo diretta consapevolezza sono stati disegnati nel corso dell’evoluzione per fare calcoli che riguardano futuri possibili: questo noi lo chiamiamo decidere…ci viene naturale pensare in termini di “cause” che precedono gli “effetti”: La causa di un evento futuro è un evento passato tale che per l’evento futuro non sarebbe seguito in un mondo in cui tutto fosse uguale eccetto la causa. (144)

La bassa entropia del passato rende efficace la nozione di causa. 

Cause, memoria tracce…tutto questo nasce semplicemente dal fatto che la configurazione delle cose è stata “particolare” qualche miliardo di anni fa. E “particolare” è termine relativo: si è particolari rispetto a una prospettiva. A una sfocatura… un effetto del nostro particolare punto di vista. (145-6)

Capitolo 12 Il profumo delle Madeleine

Ma il mondo non è fatto di entità, è fatto di accadimenti che si combinano…Io allora cosa sono? (147)

Diversi ingredienti fondano la nostra identità:

1. Il primo è che ciascuno di noi si identifica con un punto di vista sul mondo. Il mondo si riflette dentro ciascuno di attravrso una ricca gamma di correlazioni essenziali per la nostra sopravvivenza. Ciascuno di noi è un processo complesso che riflette il mondo e ne elabora le informazioni in maniera strettamente integrata.

2. Nel riflettere il mondo, lo organizziamo in enti… Disegniamo le linee del mondo, che lo dividono in parti; stabiliamo confini, ci appropriamo del mondo facendolo a pezzi. È la struttura del nostro sistema nervoso che funziona in questo modo. riceve input sensoriali, elabora informazioni in continuazione, generando comportamento. Lo fa attraverso reti di neuroni che formano sistemi dinamici flessibili che continuamente si modificano cercando di prevedere il flusso di informazioni entranti. Per fare questo, le reti di neuroni evolvono associando punti fissi più o meno stabili della loro dinamica a pattern ricorrenti…. Se è così, le “cose”, come i “concetti”, sono punti fissi nella dinamica neuronale, indotti  da strutture ricorrenti negli input sensoriali e nel processo della successiva elaborazione. (149-50)

Ci siamo fatti un’idea di “essere umano” interagendo con i nostri simili. Io credo che da lì venga l’idea di “noi stessi”, non dall’introspezione. (150)

(Cartesio) Cogito ergo sum non è il primo passo della ricostruzione cartesiana, è il secondo. Il primo è dubito ergo cogito. Il punto di partenza della ricostruzione non è un ipotetico a priori immediato dell’esperienza di esistere come soggetto. Questa è piuttosto una riflessione razionalistica a posteriori del percorso che lo aveva precedentemente portato a dubitare: siccome ha dubitato, la ragione gli garantisce che dubita pensa, e quindi è. Si tratta di una considerazione sostanzialmente in terza persona, non in prima persona, anche se svolta in privato. il punto di partenza di Cartesio è il dubbio metodico di un colto e raffinato intellettuale, non l’esperienza individuale di un soggetto. L’esperienza di pensarsi come soggetto è una complessa deduzione culturale, a valle di molti pensieri. La mia esperienza primaria – ammesso che questo significhi qualcosa – è vedere il mondo attorno a me , non me stesso.

Credo che noi abbiamo un’idea di “me stesso” solo perché a un certo punto impariamo a proiettare su di noi l’idea di essere umano, di compagno, che l’evoluzione ci ha portato a sviluppare nel corso dei millenni per trattare con gli altri membri del nostro gruppo; siamo il riflesso dell’idea di noi che cogliamo nei nostri simili. (151)

3. La memoria

Noi siamo un insieme di processi indipendenti, in momenti successivi. Ogni momento della nostra esistenza è legato con un peculiare filo triplo al nostro passato dalla memoria.

Noi siamo storie per noi stessi.

Io sono questo lungo romanzo che è la mia vita.

È la memoria che salda i processi sparpagliati nel tempo di cui siamo costituiti…Capire noi stessi significa riflettere sul tempo. ma capire il tempo significa riflettere su noi stessi. (152)

In larga misura, il cervello è un meccanismo che raccoglie memoria del passato per usarla continuamente per predire il futuro. Questo avviene su uno spettro ampio di scale temporali, a partire da scale molto brevi… fino a scale moto lunghe. 

Questo vivere a cavallo fra eventi passati e eventi futuri è centrale nella nostra struttura mentale. Questo è per noi il “fluire” del tempo. (153)

movimento: un oggetto che appare in un luogo e subito dopo in altro non genera due segnali distinti che viaggiano verso il cervello sfasati nel tempo, ma un singolo segnale, correlato con il fatto che stiamo guardando una cosa che si muove… È nel nostro cervello che un’estensione del tempo si condensa in percezione di durata. (153-4)

Agostino (Confessioni XI) È nella mia mente, allora, che misuro il tempo. Non devo permettere alla mia mente di insistere che il tempo sia qualcosa di oggettivo. Quando misuro il tempo, sto misurando qualcosa nel presente della mia mente. O il tempo è questo, o non so cosa sia.

Agostino: la musica ha senso solo nel tempo, ma se noi siamo in ogni momento solo nel presente, come possiamo cogliere questo tempo? È perché la nostra consapevolezza è fondata sulla memoria e sull’anticipazione. (155)

Guglielmo di Ockham sostiene che l’uomo osserva sia i moti del cielo che quelli in sé, e quindi percepisce il tempo attraverso la sua propria coesistenza con il mondo

Husserl insiste sulla distinzione fra tempo fisico e “coscienza interna del tempo”.

Kant interpreta sia spazio che tempo come forma a priori della conoscenza, cioè qualcosa che non riguarda tanto il solo mondo oggettivo, quanto il modo di coglierlo da parte del soggetto. (156)

Proust e il profumo della madeleine. Un romanzo che non è racconto di eventi del mondo: è racconto di quello che c’è dentro una sola memoria. (159)

Buddha: la nascita è dolore, la decadenza è dolore, la malattia è dolore, la morte è dolore, l’unione con ciò che odiamo è dolore, la separazione da ciò che amiamo è dolore, non ottenere ciò che desideriamo è dolore…Perché tutto ciò che inizia poi finisce.Quello che soffriamo non è né nel passatoné nel futuro: è li, ora, nella nostra memoria, nelle nostre anticipazioni. Aneliamo all’atemporalità, soffriamo il passaggio; soffriamo il tempo. Il tempo è dolore. (161)

Questo è il tempo…una labile struttura del mondo, una fluttuazione effimera nell’accadere del mondo, ciò che ha la caratteristica di dare origine a quello che noi siamo: esseri fatti di tempo.

A volte lo sento fluire inesorabilmente.

A volte mi alzo nel cuore della notte

e fermo tutti gli orologi… (Hofmannsthal-Strauss)

Capitolo 13 Le sorgenti del tempo

Il presente comune a tutto l’universo non esiste (capitolo 3).

Il presente è nozione locale, non globale.

La differenza fra passato e futuro non c’è nelle equazioni che governano gli eventi del mondo (capitolo 2).

Più siamo vicini a una massa (capitolo 1), o ci muoviamo velocemente (capitolo 3), più il tempo rallenta. Non c’è una durata unica fra due eventi, ce ne sono molte possibili.

I ritmi a cui scorre il tempo sono determinati dal campo gravitazionale, che è una entità reale e ha una sua dinamica, descritta dalle equazioni di Einstein (capitolo 4).

Nella grammatica elementare del mondo non ci sono né spazio né tempo: solo processi che trasformano quantità fisiche le une nelle altre, di cui possiamo calcolare probabilità e relazioni (capitolo 5)

Al livello più fondamentale che oggi conosciamo… non c’è differenza fra passato e futuro, non c’è spaziotempo (parte seconda). Sappiamo lo stesso scrivere equazioni che descrivono il mondo. In queste equazioni, le variabili evolvono l’una rispetto all’altra (capitolo 8)… è un mondo di avvenimenti, non di cose (capitolo 6).

come emerge (capitolo 9) la nostra sensazione del tempo. … La nostra interazione col mondo è parziale, per questo lo vediamo sfocato. A questa sfocatura si aggiunge l’indeterminatezza quantistica. L’ignoranza che ne segue determina l’esistenza di una variabile particolare: il tempo termico, e di un’entropia che quantifica la nostra incertezza.

L’entropia del mondo rispetto a noi aumenta con il nostro tempo termico (capitolo 10)

…l’aumento dell’entropia distingue per noi il passato dal futuro e conduce al dispiegarsi del cosmo. Detremina l’esistenza di tracce, resti e memorie del passato (capitolo 11).

Noi creature umane siamo un effetto di questa grande storia dell’aumento dell’entropia, tenuti insieme dalla memoria permessa da queste tracce. Ciascuno di noi è unitario perché riflette il mondo, perché ci siamo formati un’immagine di entità unitarie interagendo con i nostri simili, e perché è una prospettiva sul mondo unificata dalla memoria (capitolo 12) Di qui nasce quel che chiamiamo fluire del tempo.

Il mistero del tempo si interseca con il mistero della nostra identità personale, con il mistero della coscienza. (168)

Reichenbach e Heidegger (169)

Forse l’emozione del tempo è precisamente ciò che per noi è il tempo. (170)

Quando non riusciamo a formulare un problema con precisione, spesso non è perché il problema sia profondo: è perché è un falso problema. (170)

cominciamo a vedere che il tempo siamo noi.  Siamo questo spazio, questa radura aperta sulle tracce della memoria dentro le connessioni dei nostri neuroni. Siamo memoria. Siamo nostalgia. Siamo anelito verso un futuro che non verrà. (170)

La sorella del sonno

che la paura dela morte sia un’accidentale e sciocca interferenza fra due pressioni evolutive indipendenti, un prodotto di cattive connessioni automatiche del nostro cervello… aver paura della morte è come aver paura della realtà.

Questa è la lettura razionale. Ma quello che ci motiva nella vita non sono argomenti razionali… Non siamo in primo luogo esseri ragionevoli. Lo possiamo forse diventare, più o meno in seconda istanza. In prima istanza siamo portati dalla sete di vivere, dalla fame, dal bisogno di amare, dall’istinto di trovare un posto in una società umana… (175)

Il nostro pensiero non è solo preda della sua debolezza, lo è ancor di più della sua grammatica. (177)

La visione della realtà è il delirio collettivo che abbiamo organizzato, si è evoluto, ed è risultato abbastanza efficace per portarci almeno fino a qui. Gli strumenti che abbiamo trovato per gestirlo e accudirlo sono stati molti, e la ragione si è rivelata fra i migliori. È preziosa.

Ma è uno strumento, una pinza. Che usiamo per mettere lemani su una materia fatta di fuoco e di ghiaccio: di qualcosa che percepiamo come emozioni vive e brucianti. (178)

Nel Benedictus della Missa Solemnis di Beethoven il canto del violino è pura bellezza, pura disperazione, pura felicità. Vi restiamo sospesi trattenendo il fiato, sentendo misteriosamente che è questa la sorgente del senso. È questa la sorgente del tempo. (178)

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Il Tempo di Carlo Rovelli  (pubblicata da Il Tascabile 27-10-2017)
Relatività, meccanica quantistica, filosofia, letteratura, politica. Intervista di Matteo De Giuli al fisico più letto del mondo. 

Nell’Ordine del tempo ho messo quella che è la mia curiosità scientifica centrale e tutto il resto. È un libro più letterario che scientifico, come dici tu. È un libro con una struttura tutta sua, che mescola una prospettiva filosofica – che non è solo mia ovviamente, è mediata e condivisa da tanti – e quello che io so di fisica contemporanea, il mio lavoro di ricerca e anche un po’ il senso della vita per come lo vedo io.

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Non voglio insegnare niente a nessuno, ma offrire quella che è una mia prospettiva. Se a qualcuno interessa la racconto volentieri. Però ho voluto raccontarla fino in fondo: il problema del tempo diventa il problema della vita, della finitezza della nostra vita.

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Lettera a G.L.J.  (Le ho regalato il libro di Rovelli e poiché penso che non sia propriamente adatto ai suoi interessi, per niente scientifici, cerco di rimediare)

… Tuttavia, c’è il capitolo  12 che secondo me ha alcune idee rivoluzionarie perché cambia completamente il punto di vista da cui guardare alla vita.
Per tutto il libro si parla del tempo che in fisica non esiste: per fare un esempio, un elettrone non ha passato e futuro, non ha neppure un prima e un dopo, così come l’universo non ha un sopra o un sotto. Ma ogni essere, animale o pianta, il tempo lo sente e lo vive come un processo ineluttabile. l’idea dell’autore è che il tempo assoluto non esiste, ma è qualcosa di personale e di locale, legato alla nostra memoria e alla nostra capacità di anticipare il futuro.
Viviamo in un presente a cavallo fra eventi passati e futuri, in cui ė la nostra struttura mentale che stabilisce il fluire del tempo come qualcosa di personale. Il cervello raccoglie la memoria del passato – gli elementi sparpagliati che abbiamo vissuto – per usarla nel prevedere il futuro. Il tempo nasce da questa correlazione di tanti aspetti esterni che sono diversi per ciascuno di noi.

Un’altra sua idea che trovo molto interessante è quella di ribaltare il concetto di identità. Siamo tutti convinti che per conoscere se stessi si debba usare l’introspezione. Cartesio diceva “penso dunque sono”. Rovelli  sostiene che il “cogito” di Cartesio inizia con il dubbio (cartesiano). È dal dubbio, non dalle certezze, che comincia il nostro percorso di pensiero e di conoscenza. Ma Rovelli non esclude il “mondo esterno” – come invece ha fatto Cartesio confidando nella ragione (anima) per comprendere la verità del mondo (orologio) e nella bontà di dio (orologiaio).  
La nostra identità individuale non nascerebbe dallo scavare dentro di noi per scoprire il sé che portiamo nascosto dalla nascita, ma è invece qualcosa che si costruisce (nel tempo) come riflesso dell’idea di noi che cogliamo nei nostri simili.
È dalle relazioni con gli altri che nasce quel “sé” che cambia e cresce nel tempo.
Il tempo è dolore, dice, non è altro che una labile struttura del mondo, una fluttuazione. E noi siamo questa fluttuazione come le particelle che fluttuano in ogni atomo del nostro corpo.

Il capitolo finisce con un canto scritto da Hofmannsthal per Strauss.

A volte mi alzo nel cuore della notte
e fermo tutti gli orologi…

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