È vera vita

La vera vita, di Alan Badiou, 2016

  1. ESSERE GIOVANI OGGI: SENSO E NON SENSO

Badiou si rivolge ai giovani per corromperli. Non si tratta di sesso, soldi o potere, ma “di ciò che serve alla felicità: la vita vera, piena di ricchi pensieri.” Nelle parole del suo Socrate vi è la proposta di una politica fatta da persone disinteressate, che non aspirano al potere.

Fondamentalmente, corrompere la gioventù significa una cosa sola: tentare di fare in modo che la gioventù non ripercorra i sentieri già tracciati, che non sia semplicemente votata a obbedire ai costumi della città, che possa inventare qualcosa, proporre un altro orientamento per quel che riguarda la vera vita. (10)

La gioventù ha due nemici interiori:

Il primo nemico è quella che potremmo chiamare la passione per la vita immediata, per il piacere, per l’istante, per una musica, per un capriccio, per una canna, per un gioco idiota. (11)

… quando la pulsione di vita è segretamente abitata dalla pulsione di morte.

perché i giovani attraversano quest’esperienza inevitabilmente. Essi debbono fare quest’esperienza violenta del potere mortale dell’immediato. La filosofia mira non a negare quest’esperienza vivente della morte interiore, ma a superarla.

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la seconda minaccia interiore di un giovane è apparentemente opposta. Ovvero la passione per la riuscita, l’idea di diventare ricchi, potenti, di avere successo. L’idea non già di consumarsi nella vita immediata ma al contrario di trovare un posto al sole nell’ordine sociale esistente. La vita diviene allora la somma degli stratagemmi utili al successo, a costo, per riuscirci, di sottomettersi meglio di ogni altro all’ordine vigente.(12)

È perché esistono queste due passioni contrarie che i giudizi sulla giovinezza sono da lungo tempo, e non solo oggi, così opposti. (13)

Essere giovani

Della giovinezza si dava una definizione restrittiva, una definizione negativa. «Essere giovani» era soprattutto «non essere ancora adulti». (16)

Oggi la giovinezza, in Occidente, è più libera. E mentre alla vecchiaia si attribuisce un valore sempre minore, avviene una valorizzazione della giovinezza, ma solo per la pubblicità e per il consumismo, mentre il potere resta saldo nelle mani degli adulti, anzi dei già quasi vecchi, che per altro vogliono restar giovani, mentre i giovani non aspirano a diventare adulti.(17)

Oggi non vi è più l’abisso culturale che separava i figli dell’élite dalla gran massa dei giovani, ma è ancora profondo anche se meno evidente: estrazione, consuetudini, consumi, religione. (18)

Anche il passaggio fra la giovinezza e l’età adulta è più morbido. La puerilizzazione dell’adulto è il correlato della potenza del mercato, ossia la possibilità di comprare grossi giocattoli, sottomissione alla regola dell’acquisto. (19)

Chiamiamo «mondo della tradizione» il mondo plurimillenario caratterizzato da uno stretto controllo autoritario della gioventù da parte del corpo sociale. Un’autorità codificata, normata, simbolizzata, che segue da molto vicino tutto quel che riguarda l’attività e i rari diritti dei figli e ancor più delle figlie. Si può probabilmente affermare che le evidenti nuove libertà della gioventù dimostrano che non ci troviamo più nel mondo della tradizione. Ma constatiamo anche che non trovarcisi più pone problemi la maggior parte dei quali non sono ancora risolti. Del resto non solo per i giovani, ma anche per i vecchi. I primi sono erranti e fanno paura, i secondi sono svalutati e piazzati in appositi istituti, con il solo destino di morire «in pace».

Vi propongo allora un’idea militante. Sarebbe giusto organizzare un’ampia manifestazione per l’alleanza fra i giovani e i vecchi, rivolta esplicitamente contro gli adulti di oggi. I più ribelli sotto i trent’anni e i più coriacei sopra i sessanta contro gli affermati quaranta-cinquantenni. (21)

Il capitalismo

Il capitalismo è in piena espansione globale, e il suo proprio modo di sviluppo ha sempre comportato crisi e guerre, mezzi tanto selvaggi quanto necessari per ripulire le forme della concorrenza e consolidare la posizione dei vincitori: quelli che riescono, rovinando tutti gli altri, a concentrare nelle loro mani la porzione più ingente possibile del capitale disponibile. (24)

Un po’ di cifre:

Oggi, il 10% della popolazione mondiale detiene l’86% del capitale disponibile. L’1% detiene da solo il 46% di questo capitale. E il 50% della popolazione mondiale non possiede esattamente nulla, lo 0%. Si capirà facilmente che il 10% che possiede quasi tutto non ha nessuna voglia di essere confuso con chi non ha nulla, e neppure con i meno fortunati fra quelli che si spartiscono il magro 14% rimanente. Del resto, in termini molto generali, un gran numero di quelli che si spartiscono quel 14% sono divisi a loro volta fra amarezza passiva e desiderio feroce di conservare quel che hanno, soprattutto tramite il sostegno che, con l’aiuto del razzismo e del nazionalismo, essi apportano agli innumerevoli sbarramenti repressivi contro la terribile «minaccia» che scorgono nel 50% che non ha nulla. (24)

Marx:

 l’uscita dalla tradizione inaugura in realtà una gigantesca crisi dell’organizzazione simbolica dell’umanità…

L’uscita dalla tradizione, per come realizzata dal capitalismo in quanto sistema generale della produzione, degli scambi e insomma delle posizioni sociali – riportate a una variante dominante dell’opposizione fra capitale e lavoro, fra profitti e salari – non propone in realtà alcuna simbolizzazione attiva, ma solo il gioco brutale e indipendente dell’economia, il regno neutro, a-simbolico, di quello che Marx definisce magnificamente «l’acqua gelida del calcolo egoistico». (27)

provvisorio fallimento storico del comunismo (29)

dobbiamo lavorare all’invenzione di una simbolizzazione egualitaria, che possa accompagnare, codificare, formare il sostrato soggettivo pacificato della collettivizzazione delle risorse, dell’effettiva sparizione delle disuguaglianze, del riconoscimento – a parità di diritti soggettivi – delle differenze, e infine del declino delle autorità separate di tipo statale.

Dovete dunque accordare la vostra soggettività a un compito completamente nuovo: l’invenzione, contro la rovina del simbolico nell’acqua gelida del calcolo capitalistico e contro il fascismo reattivo, di una nuova simbolizzazione. (30)

Nulla è più importante, per tutti ma soprattutto per i giovani, che fare attenzione ai segnali che indicano che potrebbe accadere altro da quel che accade.

Questi segni li trovate se scrutate attentamente, e se discutete in maniera ordinata di tutto quel che accade nel vasto mondo. Ma li trovate anche nelle vostre esperienze vitali, in quello che esse hanno di originale e irriducibile. Per dirla diversamente: esiste ciò di cui siete capaci, e allora si tratta della costruzione della vita, dell’utilizzo delle proprie capacità, ma esiste anche quello di cui ancora non sapete di essere capaci, ed è questa la cosa più importante, la più legata alla futura simbolizzazione egualitaria: ciò che si scopre quando ci s’imbatte in qualcosa di imprevedibile. Ad esempio, quando ci si innamora sul serio. Ci si accorge allora di essere capaci di cose di cui non ci si sapeva capaci.(31)

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 la contraddizione fra bruciare la propria vita e costruirla, è qualcosa che, consciamente o inconsciamente, costituisce la soggettività della gioventù. Direi che occorre stabilire un legame fra i due. Esiste quel che volete costruire, quello di cui siete capaci ma esistono anche i segni di ciò che vi chiama a partire, ad andare oltre quello che sapete fare, costruire, «sistemare». Il potere della partenza. Costruire e partire. Non c’è contraddizione fra i due.(32)

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Quando nella vita succede qualcosa di importante, è sempre come una partenza, uno sradicamento, orientato verso ciò che per voi costituisce la vera vita.

… Bisogna scoprire ciò di cui si è capaci (33)

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Il mondo dovrà cambiare per accogliere la sua nuova gioventù in un mondo implacabilmente liberato dalle tradizioni. La nuova terra sarà anch’essa la «terra arabile del sogno» di tutti i giovani che inventeranno, che già inventano il nuovo pensiero, i nuovi strumenti di simbolizzazione di cui il nuovo mondo ha bisogno. (34)

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2. A PROPOSITO DEL DIVENIRE CONTEMPORANEO DEI RAGAZZI

Una storia in tre grandi istanze, come sono descritte nelle opere di Freud: Totem e tabù, e L’uomo Mosè e la religione monoteistica

Il primo è quello dell’orda primitiva, in cui il padre gaudente si appropria di tutte le donne e la rivolta dei figli prepara l’assassinio di quel padre, il che dà origine a un patto per cui i figli si organizzano fra loro per gestire la situazione nel modo più egualitario possibile. Il secondo è la sublimazione del padre morto come Legge nella figura del Dio unico. Il padre è di nuovo un guardiano accigliato e un’estrema risorsa di severità, ma bisogna comprendere che il padre reale assassinato fa ritorno solo sotto le specie del Padre simbolico. Il terzo capitolo è la partecipazione del figlio alla gloria del padre, nel cristianesimo, a prezzo di un’iniziazione molto violenta (35)

Le incarnazioni del padre di cui Freud ci racconta:

… Nella prima storia, incontriamo un padre reale.

… Nella seconda storia abbiamo il padre simbolico

… Nella terza storia, quella del cristianesimo, si sarebbe tentati di dire che abbiamo il padre immaginario… Diviene la totalità fittizia delle tre istanze, è al contempo il padre e poi la trinità. (36)

In queste storie

 il divenire del figlio è una costruzione dialettica …

tre tappe: lo stadio immediato e violento dell’aggressività, lo stadio simbolico della sottomissione alla legge e lo stadio finale dell’amore condiviso. L’amore come rimpiazzo dell’assassinio attraverso la mediazione della legge. Rivolta concreta, sottomissione astratta, amore universale.(36)

Iniziazione del figlio si inserisce in un costruzione coerente  che si chiude con una riconciliazione positiva (l’ascesa del figlio al padre) per il divenire dell’umanità .

Il problema è che oggi questa costruzione vacilla da entrambe le parti… Quel che oggi mi preoccupa è proprio il padre visto dal figlio.

Oggi, il padre del godimento invidia il il corpo giovane del figlio (giovanilismo). Inoltre, è una caratteristica della nostra società produrre l’invisibilità della vecchiaia. Anche il padre simbolico diventa insostenibile agli occhi del giovane perché la legge che vorrebbe rappresentare e imporre gli è esterna: è, in effetti, la legge del mercato. (37)

Anarchica, allo stesso tempo inesistente ed eccessiva, la repressione sociale dei figli si fa esterna alla potenza del simbolo.

Bisogna concludere che tendenzialmente il padre è oramai solo immaginario? Sarebbe il trionfo di quello che potremmo chiamare un cristianesimo senza Dio.  (38)

Il gruppo giovanile. L’orda secondo Freud.

 

 

 

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