Kant: critica ragione

KANT: CRITICA DELLA RAGION PURA

Capacità conoscitive dell’uomo dipendono da razionalità

Criticismo: superamento di razionalismo e empirismo, apre a metafisica.

Già con Campanella, Cartesio e Locke l’attenzione della filosofia si sposta dall’oggetto al soggetto della conoscenza, alle strutture conoscitive dell’uomo, ma raggiunge il suo massimo con il criticismo kantiano.

Nella sua iniziale formazione Kant aderisce prima al razionalismo (Wolf, Leibniz) poi all’empirismo (Hume, Locke) ed è analizzando queste due correnti di pensiero che riesce a mostrarne le debolezze. 

Il conoscere è giudicare: quando si collega un soggetto a un predicato. Il giudizio è la più elementare concatenazione di termini.

L’empirismo, col suo metodo induttivo, cioè col metodo che va dal particolare all’universale, e si fonda sui sensi, dava luogo a giudizi sintetici a posteriori. Esempi: il corpo è pesante; il tavolo è verde. Il vantaggio di questo giudizio sintetico a posteriori è la sua produttività perché aggiunge una conoscenza in più rispetto al soggetto. Aspetto negativo è che questo tipo di giudizio non riesce mai a pervenire alla universalità perché fondato sui sensi.

Il razionalismo si fonda sul metodo deduttivo: parte da affermazioni generale per arrivare a quelle particolari. Si fonda su giudizi analitici a priori. Esempio: Il corpo è esteso. Il giudizio razionalistico presenta il vantaggio di essere assolutamente necessario. Nel predicato è già contenuto quanto è già presente nel soggetto. Il giudizio analizzo non è produttivo.

EMPIRISMO
Metodo induttivo
Senso
A posteriori
Giudizi sintetici a posteriori (estensivi, non universali)

RAZIONALISMO

Metodo deduttivo
Intelletto
A priori
Giudizi analitici a priori (non estensivi, universali)

KANT: giudizi sintetici a priori (estensivi della conoscenza, universali)

Concetto di Esperienza:

«Non c’è dubbio che ogni nostra conoscenza comincia con l’esperienza; da nient’altro infatti la nostra facoltà conoscitiva potrebbe esser stimolata al suo esercizio [l’esperienza è solo uno stimolo per la conoscenza], se ciò non avvenisse per mezzo degli oggetti che colpiscono i nostri sensi e che, per un lato, danno origine da se stessi a rappresentazioni, per l’altro muovono l’attività del nostro intelletto a paragonare queste rappresentazioni, a riunirle o separarle, e ad elaborare così la materia grezza delle impressioni sensibili per formarne quella conoscenza degli oggetti, che si chiama esperienza. Nel tempo, dunque, nessuna conoscenza in noi precede l’esperienza, e tutte comincian con questa. – Ma sebbene ogni nostra conoscenza cominci con l’esperienza, non per questo essa deriva tutta dalla esperienza».

«Infatti la nostra conoscenza è un composto di ciò che noi riceviamo mediante le impressioni e di ciò che la nostra propria facoltà di conoscere trae da se stessa (non essendo che stimolata dalle impressioni sensibili)».

Kant porta la rivoluzione copernicana nella filosofia: l’ordine e le leggi che governano il mondo e la natura non sono nell’oggetto conosciuto ma è il soggetto conoscente che proietta leggi e forme sulla realtà. 

«L’io è il legislatore della natura», afferma Kant. Non è possibile conoscere le cose quali esse sono in loro stesse. Possiamo solo avere una conoscenza fenomenica. Le strutture conoscitive (che nel loro insieme costituiscono la “ragione”) sono articolate in intuizione, intelletto e ragione propriamente detta. A Kant non interessano i contenuti, egli studia unicamente l’aspetto formale della ragione. La conoscenza oggettiva del mondo non è possibile.

L’uomo nel venire a contatto con la cosa le dà la forma delle proprie strutture conoscitive. Tutti gli uomini operano una trasformazione della realtà esterna e lo fanno nella stessa maniera. La ragione, lo specchio deformante della nostra coscienza, è la stessa in ogni uomo.

Le strutture soggettive, essendo uguali in tutti gli uomini, danno luogo a conoscenze universali. Kant porta l’universale all’interno della soggettività. Con Kant l’universale non appartiene all’oggettivo ma al soggettivo.

Spazializzazione: lo spazio è la prima forma che viene data agli oggetti attraverso l’intuizione: è una forma a priori trascendentale presente in tutti gli uomini.

Kant attribuisce il termine trascendentale a tutte le forme a priori: significa che non è empirico. Respinge la visione newtoniana dello spazio come di un contenitore, ma non è neppure un a priori razionalistico indipendente dall’esperienza.

Lo spazio è una facoltà spazializzatrice del soggetto. Non è nella realtà oggettiva e neppure nella mente del soggetto, è trascendentale ed esiste solo nell’incontro fra soggetto e oggetto, tra forma e materia del conoscere. Lo spazio è la prima scintilla trascendentale.

La seconda forma trascendentale dell’intuizione è il tempo, ossia la forma a priori trascendentale dell’esperienza non più esterna ma interna.

Il tempo non è qualcosa di oggettivo, ma qualcosa che noi aggiungiamo alla realtà.

Mentre lo spazio è la forma pura di ogni intuizione esterna, quindi è limitato ai soli fenomeni esterni, il tempo, invece, è condizione a priori di tutti i fenomeni, perché tutte le rappresentazioni sono considerate in se stesse modificazioni del soggetto.

L’intelletto è una facoltà capace di emettere giudizi. Ma ha possibilità limitate perché unisce soggetto a predicato, connette termini fra loro, offre una visione del mondo atomizzata e non di sintesi delle conoscenze come è per la ragione.L’intelletto è una facoltà analitica, mentre la ragione coglie la totalità delle conoscenze.

Intelletto: dodici categorie o concetti, cioè modi di connessione dei fenomeni tra loro, ossia di connessione del soggetto con il predicato. Le. categorie sono trascendentali.

Le categorie non sono idee che abbiamo nella nostra mente, ma meccanismi di funzionamento del nostro intelletto che entrano in gioco quando hanno un materiale concreto da poter riordinare, da poter mettere insieme.

il tempo è la forma trascendentale a priori dell’intuizione che dà forma a tutte le esperienze, sia quelle interiori, sia quelle esterne in quanto interiorizzate.

«Ogni nostra intuizione non è che la rappresentazione di un fenomeno. Le cose che noi intuiamo non sono in se stesse quali noi le intuiamo, né i loro rapporti sono cosiffatti come ci appariscono; e se sopprimessimo il nostro soggetto o anche solo la natura subbiettiva dei sensi in generale, tutte le proprietà, tutti i rapporti degli oggetti, nello spazio e nel tempo, anzi lo spazio stesso e il tempo sparirebbero, poiché come fenomeni non possono esistere in sé, ma soltanto in noi. Quale possa essere la natura degli oggetti considerati in sé e separati dalla recettività dei nostri sensi, ci rimane interamente ignoto».

La cosa in sé, o noumeno, non è conoscibile ma ciò non toglie che sia pensabile.

Dualismo fra fenomeno e noumeno

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tesi e antitesi sono inconciliabili – elenco delle antinomie della cosmologia

Il mondo è: Il mondo è:
a) finito nello spazio e nel tempo;
b) costituito di elementi semplici in numero finito;
c) implicante una causa
cominciamento della
cambiamenti;
d) fondato nella sua contingenza su un essere assolutamente necessario.
a) infinito e eterno;
b) divisibile all’infinito;
c) soggetto al determinismo che esclude ogni libertà;
d) in tutto contingente e mutevole.

 

«Io intendo per idea un concetto necessario della ragione, al quale non può esser dato nessun oggetto corrispondente nella realtà sensibile. Le idee sono concetti della ragione pura, perché esse considerano ogni conoscenza empirica come determinata da una totalità di condizioni. Non sono invenzioni arbitrarie, ma sono imposte alla ragione dalla loro stessa natura. E sono trascendenti, perché trascendono i limiti di ogni esperienza, non potendosi dare in questa un oggetto che sia adeguato all’idea trascendentale. Le idee sono tre: l’idea del soggetto assoluto, sostanziale [l’anima, come essere permanente attraverso il variare degli stati dell’esperienza interna], l’idea della serie assoluta delle condizioni [il mondo come tutto, come serie compiuta o sistema chiuso di tutte le condizioni della connessione dei fenomeni dell’esperienza della natura], la determinazione di tutti i concetti nell’idea di una totalità assoluta del possibile [Dio, come il principio della totalità assoluta dell’essere, nel quale tutti gli esseri si unificano e si accomunano]. La prima idea è psicologica (anima), la seconda cosmologica (mondo), la terza teologica (Dio)».