Coscienza è realtà

 

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Realtà delle cose e realtà umana, citazioni dall’articolo di John R. Searle (Sole24ore 17 settembre 2017).

Se il mondo consiste di particelle fisiche prive di mente e di significato, come si riconcilia quel fatto con il fatto che noi ci consideriamo razionali, dotati di coscienza e intenzionalità, capaci di espressioni artistiche e creative, capaci di comportamenti morali e immorali e impegnati in ogni sorta di realtà politica?

La questione che io considero centrale nella filosofia contemporanea è: come fare a riconciliare questa idea che noi abbiamo di noi stessi con la conoscenza che ci arriva dalla fisica, dalla chimica e dalle altre scienze naturali?

Non basta fare in modo che queste due realtà risultino coerenti – il che è abbastanza facile: è sufficiente postulare due realtà diverse: la realtà cosciente e la realtà incosciente, cioè la soluzione dualista o cartesiana.

Credo che alla fine quella che io chiamo la soluzione del buonsenso sia giusta, dovremmo riuscire a capire meglio come funziona il mondo e come esso si relaziona al funzionamento della nostra mente, ma ci sono almeno due tradizioni filosofiche che ci ostacolano.

La prima tradizione, in termini generali, è la tradizione religiosa, la quale dice che il trattamento fondamentale della realtà umana è che ciascuno di noi è un’anima immortale.

la seconda tradizione che si oppone: Il materialismo scientifico dice … c’è solo il mondo delle particelle fisiche prive di mente e di significato e tutto ciò che esiste realmente deve essere riconducibile a quello.

Il problema della tradizione religiosa è che postula l’esistenza di una serie di entità che quasi certamente non esistono.

Il materialismo scientifico nega il fatto che abbiamo una coscienza e che essa sia irriducibile a qualcos’altro, a un qualche fenomeno oggettivo o a un fenomeno terzo. (coscienza come illusione)

La soluzione è semplice secondo Searle:

Quando si parla dell’esistenza stessa della coscienza non possiamo fare la distinzione illusione contro realtà, perché se hai consapevolmente l’illusione di essere cosciente significa che sei cosciente … perché l’illusione cosciente della coscienza è la coscienza.

Se sei cosciente di avere l’illusione di essere cosciente, allora sei cosciente. La distinzione tra realtà e illusione è la distinzione tra apparenze coscienti e realtà sottostanti, ma quando si tratta dell’esperienza cosciente stessa, quella è la realtà sottostantenon puoi fare la distinzione illusione contro realtà per l’esistenza stessa della coscienza.

L’argomentazione, che non è una dimostrazione, si basa sull’idea che la coscienza esiste, quindi non può essere un’illusione. Basta il buonsenso per capirlo. Conclusione: la coscienza è parte della realtà anche quando appare a sé stessa come un’illusione.  Tale argomentazione si basa su due elementi: “apparenza cosciente” e “realtà sottostante” che dovrebbero coincidere nell’esperienza cosciente. Mi sembra di girare in tondo. E, comunque, mi sembra che la “coscienza di sé” è diversa dalla “coscienza di”, che può rivelarsi un’illusione consapevole della realtà. Ma secondo Searle la coscienza umana è semplicemente un fenomeno biologico. Mi sono perso! Capisco l’intenzione di non rimanere racchiusi in un materialismo scientifico e meccanicistico o di rifiutare una riduzione  semplicistica della soggettività all’oggettività scientifica (ossia che la coscienza individuale non esiste, sarebbe solo un’illusione), ma mi sembra molto debole una dimostrazione che si regga solo su argomenti filosofici che non coinvolgono la dimensione culturale e storica della società umana e delle conoscenze scientifiche. Forse mi sono perso qualcosa!  

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Altre citazioni da una conferenza (TED) di J.R.Searle:

La nostra condizione comune: la coscienza (2013)

La coscienza è reale e irriducibile. Non si può mettere in dubbio l’esistenza della propria coscienza… Non te ne puoi sbarazzare dimostrando che è un’illusione come per altri tipi illusione.

Tutti i nostri stati di coscienza hanno un carattere qualitativo. C’è qualcosa che si sente quando si beve una birra che non si sente quando si calcolano le tasse o si ascolta la musica, e questa sensazione qualitativa genera automaticamente una terza caratteristica, ossia che gli stati di coscienza sono soggettivi per definizione, nel senso che esistono solo come esperienze di un soggetto umano o animale, un sé che sperimenta.

Un’altra caratteristica della coscienza è che si trova in campi di coscienza unificati. Quindi non solo percepisco le persone davanti a me, il suono della mia voce e il peso delle mie scarpe sul suolo, ma percepisco queste cose come parte di un grande campo di coscienza singolo che si allunga in avanti e all’indietro. Questa è la chiave per capire l’enorme potere della coscienza.

La coscienza funziona in modo causale nel nostro comportamento…alzare un braccio… [è un pensiero nel mio cervello e nello stesso tempo un processo biologico e motorio]. Lo stesso evento ha un livello di descrizione in cui è neurobiologico e un altro livello di descrizione in cui è mentale… È come la coscienza funziona causalmente.

[confronto con computer] Sappiamo che la coscienza umana è qualcosa in più. Ha un contenuto, oltre che la sintassi. Ha una semantica.

la coscienza crea una realtà indipendente dall’osservatore. Crea una realtà di denaro, proprietà, governo, matrimonio, cocktail party, vacanze, e tutte queste sono creazioni della coscienza. La loro esistenza è legata all’osservatore. È solo relativo agli agenti coscienti il fatto che un pezzo di carta sia denaro o che un insieme di edifici sia un’università.

Il calcolo esiste solo relativamente alla coscienza… Ciò non significa che il calcolo sia arbitrario… Ma abbiamo questa confusione persistente fra oggettività e soggettività come caratteristiche della realtà e oggettività e soggettività come caratteristiche delle affermazioni… morale: si può avere una scienza completamente oggettiva, una scienza in cui si fanno affermazioni oggettivamente vere su un ambito la cui esistenza è soggettiva, la cui esistenza è nel cervello umano che consiste in stati soggettivi di sensibilità o sentimento o consapevolezza.

la coscienza deve essere accettata come un puro fenomeno biologico, materia di analisi scientifica come qualsiasi altro fenomeno biologico o il resto della scienza.