La realtà esiste e io ne so qualcosa

Stato di minorità, di Daniele Giglioli, Laterza 2015,statodiminorita

(estratti di leparoleelecose.it)

“Tre gabbie, tre topi. La scena che segue è molto triste. Alle povere bestie vengono somministrate scosse elettriche; non mortali, ma comunque dolorose. Il primo topo ha la possibilità di uscire dalla gabbia. Il secondo non può, ma gli è stato affiancato un altro topo su cui sfogare aggressività e frustrazione. Al terzo entrambe le opportunità – fuga e conflitto – sono precluse. Sottoposti a controlli, i primi due non accusano sintomi. Al terzo, che ha subìto impotente il sopruso, vengono diagnosticate perdita di pelo, ipertensione arteriosa e ulcera gastrica. L’impossibilità di agire fa ammalare.”

“Se gli esseri umani sono stati definiti da Aristotele animali politici, che ne è della loro stessa essenza nel momento in cui la politica attiva sembra ormai scomparsa dal loro orizzonte? All’interrogazione tra euforica e angosciosa che ha dominato il postmoderno – ma esisterà poi davvero quella cosa che chiamiamo realtà? – ha dato oggi il cambio una risposta sconfortata: la realtà esiste e io ne so qualcosa. Ne avverto tutto il peso, solo non riesco a farci granché, per non dire nulla, col dubbio semmai se non sia io a non esistere davvero, a non esistere cioè in modo significativo. Che io ci sia o non ci sia è del tutto ininfluente. Altri agiscono, altri decidono.”

“Nell’idea di cittadinanza si è aperto un vuoto. Il cittadino passivo è una promessa non mantenuta. Una promessa che dalla polis antica alle rivoluzioni moderne, passando per l’ingiunzione di Kant a uscire dallo stato di minorità e arrivando a quel Ventesimo secolo che ha identificato, spesso con esiti tragici, politica e destino, suonava così: il proprio del genere umano, il suo ìdìon, ciò che lo caratterizza, ciò che lo determina al punto da entrare nella sua definizione, è la possibilità di realizzare e trascendere se stesso nella prassi. La prassi è qualcosa di costitutivamente pubblico. L’umano, scriveva Hannah Arendt in Vita activa, è davvero tale quando ha la possibilità di agire politicamente in mezzo agli altri umani; altrimenti è puro «metabolismo», biologia, animalità. Si può discutere su quanto ciò sia vero; non su quanto sia diventato difficile verificarlo. Certo è comunque che l’impossibilità di agire rende meno umani.”

 

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