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a cura di Claudio M. Degola

L’esperienza cosciente

Pensiero profondo, di Daniel Freeman, Noēma (The Tantalizing Possibility Of Locating Consciousness In The Brain, August 11, 2026

La consapevolezza soggettiva è spesso considerata un prodotto esclusivo delle capacità cognitive superiori della neocorteccia, ma potrebbe invece trovare la sua sede in strutture cerebrali più antiche e profonde, condivise con tutti i vertebrati. Questa prospettiva suggerisce che il pensiero umano non sia separato dalle sensazioni, ma emerga dalla combinazione di un numero limitato di stati sensoriali primitivi simili a ricette culinarie. Le emozioni e le sensazioni non rappresentano meri sottoprodotti passivi, bensì strumenti evolutivi fondamentali impiegati dal cervello per valutare le priorità biologiche e guidare i processi decisionali. 

“Le strutture cerebrali profonde generano l’esperienza cosciente“

Damasio L’errore di Cartesio, uscito nel 1994. L’idea centrale era semplice ma provocatoria: le emozioni non sono marginali rispetto al pensiero razionale. Sono parte dei meccanismi che lo rendono possibile… Ispirandosi alle intuizioni di Damasio, un numero crescente di ricercatori sta esplorando la possibilità che il pensiero umano non costituisca una categoria di esperienza separata dalle sensazioni. Al contrario, il nostro flusso di pensieri potrebbe emergere dalle combinazioni di un numero finito di stati sensoriali primitivi.

Le strutture profonde del cervello — come il tronco encefalico superiore e l’ipotalamo — generano l’esperienza soggettiva agendo come un sistema di arbitraggio tra motivazioni e priorità biologiche in competizione.

Invece di confrontare una moltitudine di parametri fisici grezzi, l’evoluzione ha sviluppato un sistema che converte questi bisogni in un linguaggio comune di sensazioni soggettive primitive (come fame, paura, disagio, familiarità e fiducia).

Le antiche strutture del tronco encefalico superiore e dell’ipotalamo pesano queste sensazioni per confrontare l’urgenza dei diversi bisogni e selezionare l’azione finale. Con l’evoluzione, la corteccia cerebrale non ha sostituito questo sistema decisionale profondo. Essa opera come un potente calcolatore che analizza l’ambiente, costruisce modelli e prevede gli eventi futuri, ma trasmette i risultati di queste elaborazioni alle strutture antiche, dove vengono tradotti nella valuta delle sensazioni (come fiducia, familiarità o incertezza) per la decisione finale

A supporto del ruolo centrale delle strutture sottocorticali ci sono diverse evidenze. a) È antica e condivisa da tutti i vertebrati. b) Topi e gatti privi di corteccia cerebrale riescono comunque a gestire le loro attività motorie e vitali. c) La stimolazione clinica negli esseri umani è in grado di evocare intense esperienze soggettive; mentre l’area prefrontale produce scarsi effetti coscienti.

Secondo l’articolo i pensieri complessi emergono attraverso la combinazione un piccolo insieme di sensazioni primitive. Tre meccanismi principali. a) La “ricetta” combinatoria: I pensieri si assemblano a partire da uno stato sensoriale primitivo (come familiarità, attesa, disagio, motivazione e coerenza) seguendo una dinamica analoga alle ricette di un libro di cucina. b) L’esperienza di pensare a qualcosa di specifico (come l’idea di una bicicletta) non corrisponde a una singola sensazione isolata, ma occupa una posizione precisa all’interno di un paesaggio multidimensionale definito da queste componenti primitive. c) La corteccia cerebrale esegue calcoli sofisticati, analizza il mondo esterno e costruisce modelli previsionali. La gran parte di queste elaborazioni rimane nascosta alla nostra consapevolezza. Il flusso di pensieri che percepiamo è in realtà la sintesi compressa di questi calcoli, tradotti dalle strutture profonde nelle sensazioni primitive di fiducia, incertezza o familiarità.

Se sia necessaria una corteccia per esperire qualcosa è una delle questioni più dibattute nel campo delle neuroscienze. Eppure sappiamo da un secolo che il cervello può funzionare anche senza corteccia.

Domande aperte: . Quali circuiti neurali generano gli stati sensoriali primitivi? Come si combinano queste sensazioni per produrre la ricca fenomenologia del pensiero? E come interagiscono gli antichi sistemi motivazionali con la straordinaria macchina computazionale della corteccia cerebrale?

Le reti neurali artificiali sono diventate indispensabili in questo sforzo perché aiutano i ricercatori a individuare nei dati neurali schemi che solo dieci anni fa sarebbero stati difficili da riconoscere…Sarà necessario costruire una comunità scientifica capace di affrontare la coscienza non solo come un problema filosofico, ma come una questione centrale delle neuroscienze.

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