Contenitori di memoria: immagini e parole, percorsi reali e inconsci, impressioni, tracce, segni ritrovati, malinconie e stupori.
Tutto cominciò con un sogno che iniziava con un sogno. C’era però una differenza tra il sogno e il sogno sognato: il primo era un sogno vero l’altro era un sogno nel sogno.
Le regole sono quelle di prima: le quattro S (sommare, sottrarre, sostituire, spostare). Applicate ad una frase possono generare cambiamenti di significato. Ma nell’ordine di un discorso quelle regole si applicano ai significati (attori) e indicano il senso del discorso: uno per ogni attore. La cosa non vale per il sogno. La verosimiglianza nel sogno usa per i campi di riferimento valori che nella realtà sarebbero semplicemente impossibili. Il sogno nel sogno, invece, mantiene una consapevole aderenza agli eventi che si prospettano, secondo le regole del sogno.
Il sogno della scrittura è male rappresentato dalla scrittura del sogno.
Sura degli uomini (surat al-nas)
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
Bisbiglia: ” Mi rifugio nel Signore degli uomini,
Re degli uomini,
Dio degli uomini,
contro la malizia di chi blandisce, furtivo, l’orecchio
contro colui che suggerisce malvagità nel cuore degli umani
che si trovi tra gli spiritelli (Jinn) o tra gli umani”
Milano è una Brutta Bestia che vuole divorarti ma tu la colpisci al fegato e lei ti schiaccia e tu la disprezzi e lei si apre sotto di te come una voragine e allora pensi di fuggire ma lei cerca di azzopparti e tu prendi una trave per ficcarla nel suo unico occhio ma lei ride e …
Mi piacerebbe capire meglio questa stupida idea che a Milano si lavora!
Invece, Milano è così bella, romantica, aperta al cielo, accarezzata dalla foschia o tersa dal vento, avvolta di misteri, attraversata da correnti intense di idee, con angoli nascosti tutti da scoprire. Una città moderna dove il vecchio conserva la propria identità. Monumenti illuminati da luci perfette disegnano la storia della città. I lampioni sono scomparsi e gli abitanti camminano di notte per le strade di una città libera dalle auto parcheggiate, solo biciclette e ciclomotori elettrici. I cittadini di Milano passeggiano, chiacchierano, mangiano il gelato e portano gli anziani a spasso. Ci sono bambini felici che si muovono ballando e gridano sussurrando. Genitori a cui brillano gli occhi e nonni che sospirano sorridendo. I giovani tirano l’alba cantando suonando e scopando. I parchi sono sempre aperti e folle di bambini cinguettano nell’aria pulita. Dovunque si respira un’aria fresca che in certe zone è persino profumata. Montenapoleone sa di gelsomino, via Torino di vaniglia e la circonvallazione esterna di latte e di formaggi. Quando il cielo è limpido si guardano le stelle e quando c’è la luna piena, sopra il castello si alzano altissimi fuochi d’artificio che non inquinano che sanno di pioggia e profumano di terra bagnata.
Piante e fiori adornano tutti i balconi e spargono nell’aria i loro petali insieme al profumo della primavera (anche in estate e inverno, un’ora al mattino, una al pomeriggio e un’ora di notte, mai la stessa del giorno precedente).
La vegetazione lussureggiante della periferia dove architetti geniali hanno lasciato libera la fantasia, trasformando quartieri squallidi in villaggi immersi nel verde collegati da un’armoniosa rete di piste pedonali, ciclabili e volanti per i disabili. Moderne metropolitane portano velocemente ai centri, tanti centri, della città. Ogni stazione della metropolitana è una galleria d’arte e sulle pareti compaiono le immagini di grandi e piccole opere. Oggi, sulla linea 8, mostra degli impressionisti da Monet a Morisot (disponibile collegamento wi-fi per descrizione e commento della mostra, inoltre chi risponde al test finale guadagna ore di lavoro o di studio).
All’uscita di San Babila ogni sera un concerto di musica classica, mentre a Trenno si partecipa a un rave. E a Porto di mare si fa musica etnica a tema. La Stazione Centrale è un grande centro commerciale che non chiude mai: giorno e notte milioni di persone vi entrano per acquistare, per mangiare, per divertirsi. Per pensare invece c’è la Grande Biblioteca Universale e Digitale, il Duomo, a cui si può accedere per riflettere, o per consultare tutte le opere e persino per scambi culturali con tutto il mondo.
Milano è una città aperta a tutti e ogni giorno celebra il rito dell’happy hours per accogliere i visitatori e i viandanti con un gigantesco buffet che va da piazzale Loreto a San Babila e dall’Arco della Pace sino al cimitero minore. Gli abitanti di milano sono persone espansive e dolci che ti accolgono sempre con abbracci e baci. Sono spensierati e camminano con gli occhi al cielo perché tutti i cani portano le mutande. I passaggi pedonali ora sono per le auto ecologiche e nelle strade, trasformate in tappeti erbosi e percorsi della salute, ogni giorno è di festa. Perché a Milano non si lavora, si viene per il week-end o per passare una vacanza rilassante e culturale.
Le foto che partecipano al World Press Photo sono scelte tra quelle realizzate per un contesto editoriale (giornali e riviste), ma in pochi casi le immagini che hanno vinto fanno riferimento diretto a un particolare evento. In 55 anni di concorso una solo foto ritrae un personaggio noto: Allende davanti alla Moncada nel 1973, poco prima di essere ucciso. Le foto premiate ritraggono persone sconosciute perché non devono essere legate ad un evento particolare, e avere, invece, un significato allegorico. L’allegoria rimanda e presuppone una situazione già conosciuta, a cui l’immagine non aggiunge molto dal punto di vista informativo, ma ne rappresenta la dimensione umana in una forma astratta (sempre drammatica nelle foto premiate)) che può essere letta indipendentemente dall’evento. Nelle photo del WPP il contenuto informativo è meno importante della rappresentazione allegorica, perché non potendo parlare di estetica davanti a tanta drammaticità, la dimensione dell’allegoria diventa un campo di ricerca formale per il fotogiornalismo: “La figura allegorica permette di legittimare sul piano morale la ricerca estetica”.
Le photojournalisme à l’aune du World Press Photo
“L’image qui est sélectionnée a été produite réalisée et utilisée par et pour des journalistes, et c’est pour cette raison qu’elle peut prétendre au concours. Mais en récompensant les images qui font sens en dehors de tout contexte éditorial, de toute légende, le WPP se trouve comme condamné à privilégier les images les plus allégoriques, celles dont le lien avec l’action qu’elles sont supposées documenter est le plus tenu. Le lecteur doit retrouver dans l’image sélectionnée une idée abstraite qui était sienne et qui préexistait à la situation qu’elle documente, beaucoup plus que des informations nouvelles parce ce que ces dernières supposeraient un contexte éditorial, une légende, pour être compréhensibles. C’est sans doute également pour cette raison que les sujets des photos primées sont dramatiques. La dimension dramatique est peu traitée photographiquement en dehors du photojournalisme et donc de nature à nous rassurer sur la légitimité des images malgré l’absence de contenu éditorial. La figure allégorique est aussi un moyen de contourner la question de l’esthétique. C’est un concours photo, il a donc nécessairement une dimension esthétique. Mais dans le même temps, ce concours récompense un photojournaliste. La dimension esthétique de l’image ne peut-être, au moins officiellement, que contingente ou alors le WPP deviendrait un concours photo comme les autres. Et puis l’idée d’une approche esthétique de la faim, la souffrance, la douleur, la mort, n’est pas sans soulever quelques controverses. La figure allégorique permet de légitimer au plan moral la recherche esthétique.”
Le photojournalisme à l’aune du World Press Photo
Every World Press Photo Winner From 1955-2011 http://www.buzzfeed.com
La prima notizia è di Obama che ha firmato una legge per regolarizzare entro il 2015 l’uso di droni a scopo commerciale e civile nello spazio aereo statunitense. Non sarà facile regolare il traffico aereo con i droni che “voleggiano” di qua e di là. Da subito, invece, si autorizzano i corpi di polizia a testarli, e in qualche emergenza sono già stati usati (frontiera con il Messico…). La mia prima preoccupazione non è stata quella per la privacy. Mi sono chiesto: ma dove troveranno tanti piloti per guidare questi droni?
Il termine “drone” è in realtà improprio perché questi velivoli senza pilota sono fatti per essere riutilizzati. L’equivoco nasce forse dall’italianizzazione di “drone”, il ronzio del motore che li caratterizza. I droni, o Uav (Unmanned Aerial Vehicles), sono controllati a distanza da un pilota che non vola, ma addestrato a usare le più moderne tecnologie rimanendo seduto davanti a uno o più monitor. M’immagino queste persone timbrare il cartellino prima di fare sei ore di guerra o di spionaggio stando chiuso in un ufficio con qualche pausa per il caffè. Non devi più avere un fisico da atleta per fare il pilota. Ciò che veramente conta è la capacità di concentrarsi durante l’esecuzione, e la velocità di reazione agli imprevisti mantenendo un completo autocontrollo. Sono doti per le quali non serve allenare il fisico ma la mente.
La seconda notizia: una giornalista di New Scientist (Zap your brain into the zone: Fast track to pure focus) racconta di una seduta di addestramento virtuale in un laboratorio della California. Lì si studia come accorciare i tempi di addestramento dei soldati applicando degli elettrodi che aiutano a mantenere “calma e concentrazione” in una situazione di guerra simulata.
Lo “stato di intensa calma e concentrazione”, secondo alcuni ricercatori, è lo stesso che troviamo in tutti coloro che raggiungono vette di professionalità in campo artistico, scientifico e sportivo. Sempre da ricerche fatte e documentate si tratterebbe di uno stato mentale descrivibile come un flusso continuo in cui ci si sente immersi. Le quattro caratteristiche principali di questo “flusso” sono:
1 – concentrazione totale e perdita del senso del tempo
2 – sensazione che l’attività sia gratificante
3 – sicurezza delle proprie capacità e adeguatezza al compito
4 – e la sensazione, per esempio, che il pianoforte suoni da solo.
Poter ricreare questa condizione di flusso sarebbe molto utile per accorciare i tempi di addestramento (e quindi i costi) non solo per un tiratore scelto, ma per qualsiasi abilità purché dietro vi sia un po’ di talento. “Talento” è un’altra parola che, come “flusso”, sfugge a una diretta e condivisa comprensione. Diciamo che Mozart era un genio per il talento che dimostrava sin da piccolo. Ci vuole talento anche per fare il tiratore scelto? O basta la calma e la concentrazione?
Nel frattempo, per rimanere immerso nel flusso che permette performance eccezionali, si può ricorrere ad un espediente molto empirico: basta concentrarsi su un punto esterno del proprio corpo, per esempio l’acqua per il nuotatore o la mazza per il golfista, o il drone per il pilota.
Forse è possibile condizionare una persona per farla diventare un esperto in un tempo più breve, ma tra un tiratore scelto e un primo violino ci vedo ancora una enorme differenza.