Altruismo, divinità, prosperità economica

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Così è nato il timor di dio, di Vittorio Girotto (Sole24ore, 8 aprile 2016)

È solo in tempi relativamente recenti che si sono sviluppate le credenze in quelli che lo psicologo canadese Ara Narenzayan definisce «Grandi Dei» (Grandi dei. Come la religione ha trasformato la nostra vita di gruppo, Cortina, 2014), cioè divinità che sorvegliano la nostra vita quotidiana e la regolano con promesse e minacce che si concretizzeranno nella vita ultraterrena.

…con l’avvento dell’agricoltura gli esseri umani si organizzarono in vaste e anonime società in cui era più facile comportarsi in modo non cooperativo. È proprio in queste società che le divinità morali avrebbero fatto la loro comparsa, per una evidente funzione sociale: gli individui che credono in divinità che sorvegliano e puniscono il male tenderanno a non danneggiare gli altri, anche quando non c’è nessun sorvegliante umano che li osserva.

A determinare il comportamento altruistico sembra essere la paura di una punizione, piuttosto che la fiducia in una ricompensa di origine divina.

Questi risultati sembrano quindi confermare l’idea che lo sviluppo sociale umano è legato a quello delle religioni morali. La direzione della freccia causale però potrebbe andare in un senso opposto a quello sostenuto da Narenzayan e colleghi. Si potrebbe in effetti pensare che all’origine delle religioni morali vi sia lo sviluppo umano e non il contrario. Le divinità morali non sono infatti comparse subito dopo il costituirsi di società umane complesse, per esempio le religioni degli antichi imperi mesopotamici ed egizi ne erano prive. Esse fanno apparizione, quasi contemporaneamente, in tre diverse aree dell’Eurasia in un periodo relativamente breve e recente, compreso tra il V e il III secolo prima della nostra era. In tale periodo emergono dottrine, anche secolari, come il confucianesimo (Cina), lo stoicismo (Mediterraneo orientale) e l’induismo (India). Malgrado le differenze, queste dottrine hanno in comune un principio di base, quello secondo il quale lo scopo della vita umana non è accumulare beni materiali ma vivere all’insegna della moderazione e dell’aiuto agli altri. Lo storico di Stanford Ian Morris ha di recente scoperto che nelle aree geografiche e nel periodo sopra menzionati si manifestò un significativo aumento di indicatori di sviluppo economico come, in particolare, la quantità d’energia ricavata dall’ambiente. Per esempio, a differenza dei gruppi di cacciatori-raccoglitori che estraevano dall’ambiente 4.000 kcal al giorno per persona, e delle società arcaiche come l’antico Egitto che ne estraevano 15.000, le società che hanno dato la luce alle dottrine e divinità morali ne estraevano più di 25.000.

Sotto la guida del giovane psicologo francese Nicolas Baumard, un gruppo di ricerca franco-americano, di cui fa parte lo stesso Morris, qualche mese fa ha ulteriormente corroborato l’ipotesi che l’emergere delle divinità morali sia legato allo sviluppo economico.

A questo punto sorge una domanda: stabilito che la crescita economica ha favorito la comparsa delle religioni morali, quali sono i meccanismi attraverso cui la prosperità economica ha permesso il diffondersi dell’ascetismo religioso e secolare? Tra le varie risposte considerate da Baumard e colleghi, la più convincente sembra essere la seguente: vivere in ambienti poveri e ostili porta le persone a focalizzarsi sul presente e le incoraggia a mettere in atto strategie a breve termine nell’interazione con gli altri (ad esempio, applicare la regola occhio per occhio, dente per dente). Viceversa, vivere in ambienti prosperi e sicuri porta le persone a focalizzarsi sul futuro e a mettere in atto strategie più a lungo termine nei confronti degli altri (ad esempio, seguire la regola «non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te»). Insomma, le credenze e le pratiche legate ai principi delle religioni e delle dottrine ascetico-morali sarebbero il riflesso dei cambiamenti nelle motivazioni e negli stili di vita indotti dalla prosperità economica.

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Bibliografia selettiva:

Girotto, V., Pievani, T., & Vallortigara, G. (2008). Nati per credere. Torino

Girotto, V. (2015). Divinità, regole morali e prosperità economica. Introduzione a M. Shermer, Homo credens. Roma: Nessun Dogma.

Girotto, V. (2013). Introduzione alla psicologia del pensiero. Bologna: Il Mulino.

 

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