Il tèmpo di lettura previsto

“Leggévo dalla mattina alla sera, questo sì, ma prendereste una bèlla tòppa se lo consideraste un ségno di spéssore umano. O peggio, di sensibilità.
Con un salamelècco postumo a Clara dèvo qui riconoscere, a denti strétti, tutta la mia bassézza. Eh sì, sono un tipo squallido e competitivo. A far scoccare la scintilla non èrano né La morte di Ivan Ilic né L’agente segreto, ma una rivista, la cara, vècchia «Liberty», che in calce a ogni articolo riportava il tèmpo di lettura previsto. Avevano calcolato cinque minuti e trentacinque secondi? Benissimo, io mi togliévo dal pólso l’orologio di Topolino, lo piazzavo sulla cerata a quadrétti del tavolo di cucina e divoravo il pèzzo in questione, che so, in quattro minuti e tré, sentendomi un véro intellettuale. ”
(La versione di Barney, di M. Richler).

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