Il mutuo appoggio di Kropotkin

Introduzione 1902 a “Il mutuo appoggio. Un fattore dell’evoluzione” di P. Kropotkin, (Anticitera)

…in tutte queste scene di vita animale che scorrevano davanti ai miei occhi, ho visto l’aiuto reciproco e il mutuo appoggio praticati a un punto tale da farmi pensare che fossero un fattore della massima importanza per la conservazione della vita, per la protezione di tutte le specie e per la loro ulteriore evoluzione.

Infine, ho visto tra i cavalli e il bestiame semi-selvaggio della Transbajkalia, e ovunque tra i ruminanti selvaggi, gli scoiattoli e così via, che, quando gli animali devono lottare contro la scarsità di cibo, in seguito a una delle cause che ho ricordato, l’intera parte della specie colpita dalla calamità esce dalla prova talmente indebolita in vigore e salute che nessuna evoluzione progressiva della specie potrebbe essere fondata su questi periodi di aspra competizione.

Così, quando più tardi la mia attenzione si è rivolta ai rapporti tra il darwinismo e la sociologia, non mi sono trovato d’accordo con nessuna delle opere che sono state scritte su questo importante argomento….riconoscevano che la lotta per i mezzi di sussistenza di ogni animale contro i suoi simili, e di ogni uomo contro gli altri uomini, è «una legge di natura». Non potevo accettare questa tesi, perché ero persuaso che ammettere una spietata guerra per la vita all’interno di ogni specie, e vedere in questa guerra una
condizione di progresso, significava ammettere qualcosa che non solo non era stato provato, ma non aveva neppure il sostegno dell’osservazione diretta.

L’idea di Kessler era che, oltre alla legge della lotta reciproca, vi è in natura anche la legge del mutuo appoggio, molto più importante della prima per il successo della lotta per la vita, e soprattutto per l’evoluzione progressiva della specie. Questa ipotesi, che in realtà non era che lo sviluppo delle idee espresse dallo stesso Darwin nel libro The Descent of Man [L’origine dell’uomo], mi è sembrata così giusta e di così grande importanza che, da quando nel 1883 ne sono venuto a conoscenza, ho cominciato a raccogliere materiali per sviluppare l’idea che Kessler.

Solo quando avremo ben stabilito i fattori del mutuo appoggio tra le varie classi di animali e la loro importanza per l’evoluzione, saremo in grado di studiare ciò che nell’evoluzione dei sentimenti socievoli appartiene agli istinti genitoriali e ciò che appartiene alla socievolezza vera e propria, avendo quest’ultima certamente la sua origine nei primi stadi dell’evoluzione del mondo animale, forse perfino nello stadio delle «colonie».

ridurre la socievolezza animale all’amore e alla simpatia significa sminuire la sua generalità e importanza. Non è l’amore per il mio vicino – che spesso non conosco per nulla – che mi spinge ad afferrare un secchio d’acqua e a precipitarmi verso la sua casa quando vedo che sta bruciando: ad animarmi è un sentimento o un istinto molto più ampio, anche se più vago, di solidarietà e di socievolezza umana.E così è anche per gli animali. 

L’amore, la simpatia e il sacrificio di sé svolgono certamente una parte immensa nel progressivo sviluppo dei nostri sentimenti morali. Ma tra gli uomini, non è sull’amore, e nemmeno sulla simpatia, che si basa la società, bensì sulla coscienza della solidarietà umana, fosse anche solo allo stato di istinto. Essa si basa sul riconoscimento inconscio della forza che dà a ciascuno la pratica del mutuo appoggio, della stretta dipendenza della felicità di ciascuno dalla felicità di tutti, e del senso di giustizia o di equità che porta l’individuo a considerare i diritti di ogni altro individuo come uguali ai propri.

Recentemente abbiamo sentito così tanto parlare dell’«aspra e spietata lotta per la vita», che alcuni sostengono venga condotta da ogni animale contro tutti gli altri animali, da ogni «selvaggio» contro tutti gli altri «selvaggi» e da ogni uomo civile contro tutti i suoi concittadini (e queste affermazioni sono divenute articoli di fede), che era necessario per prima cosa opporre loro una vasta serie di esempi che mostrassero la vita animale e umana sotto un aspetto completamente diverso. Era necessario evidenziare la capitale importanza che hanno le abitudini socievoli nella natura e nell’evoluzione progressiva, tanto delle specie animali quanto degli esseri umani; dimostrare che esse assicurano agli animali una migliore protezione contro i loro nemici e molto spesso un vantaggio nel procacciarsi il cibo (scorte per l’inverno, migrazioni, e così via), una maggiore longevità e quindi una maggiore possibilità di sviluppo delle facoltà intellettuali; provare che esse hanno dato agli uomini, oltre a questi vantaggi, la possibilità di creare le istituzioni che hanno consentito all’umanità di sopravvivere nella sua dura lotta con la natura e di progredire nonostante tutte le vicissitudini della sua storia. Questo libro è sulla legge del mutuo appoggio, vista come uno dei fattori cruciali dell’evoluzione, e non su tutti i fattori dell’evoluzione e i loro rispettivi valori.

La mia intenzione è dunque, se le circostanze lo permetteranno, di trattare separatamente la parte avuta dall’autoaffermazione dell’individuo nell’evoluzione progressiva dell’umanità. Qui posso solo fare la seguente osservazione generale: quando nel corso della storia le istituzioni di mutuo appoggio – la tribù, la comunità di villaggio, le gilde, la città medievale – hanno iniziato a perdere il loro carattere primitivo, a essere invase da formazioni parassitarie, e a trasformarsi quindi in ostacoli al progresso, la rivolta degli individui contro queste istituzioni ha preso sempre due diverse forme. Una parte di coloro che insorgevano lottavano per depurare le vecchie istituzioni, o per elaborare una forma più alta di organizzazione, basata sugli stessi principi del mutuo appoggio. Essi tentavano, per esempio, di introdurre il principio della «compensazione» al posto della lex talionis e, più tardi, il perdono delle offese, o un ideale ancora più alto di uguaglianza davanti alla coscienza umana, al posto della «compensazione» proporzionata al valore di classe. Ma allo stesso tempo, un’altra parte degli individui che si ribellavano cercava di distruggere le istituzioni a difesa dell’aiuto reciproco, con la sola intenzione di accrescere la propria ricchezza e il proprio potere. In questa triplice lotta, che coinvolge non solo i due gruppi di individui in rivolta ma anche i sostenitori dell’esistente, risiede la vera tragedia della storia.

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Introduzione alla seconda edizione – 1914

La guerra attuale, avendo portato la maggioranza delle nazioni civilizzate d’Europa a stretto contatto non solo con la realtà della guerra stessa, ma anche con le migliaia di suoi effetti collaterali sulla vita quotidiana, sicuramente contribuirà a modificare le dottrine correnti. Essa mostrerà quanto necessario sia il genio creativo e costruttivo della massa delle persone ogni volta che una nazione deve superare un momento difficile della sua storia.

Non sono state le masse delle nazioni europee a preparare l’attuale guerra-calamità e a elaborare i suoi metodi barbari: sono stati i loro governanti, i loro leader intellettuali. In nessun caso le masse hanno avuto voce nella preparazione dell’attuale carneficina, e ancora meno nell’elaborare gli attuali metodi di guerra, che rappresentano la completa negazione di ciò che abbiamo considerato il miglior lascito della civiltà.

Oggi vorrei richiamare l’attenzione del lettore in modo particolare sui capitoli di questo libro dedicati alle forme primitive e medievali di mutuo appoggio. Lo faccio con la speranza più sincera che in mezzo alla sofferenza e all’agonia che questa guerra ha scagliato sul mondo, ci sia ancora posto per la convinzione che le forze costruttive degli uomini siano nonostante tutto attive, che la loro azione tenderà a promuovere una migliore comprensione tra gli uomini e, infine, tra le nazioni.

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