Cellula e informazioni

Intervista a Paul Nurse.  La lettura 14 marzo 2021, di Telmo Pievani

Con il lievito si fa ottima genetica.

Non c’è vita senza freccia del tempo. In fisica si tende a pensare che un modello sia incompatibile con un altro, mentre in biologia le conoscenze si integrano e si accumulano. 

La struttura della cellula è un magazzino di informazioni. La cellula è un sistema che si autoregola, elabora input e output, usa le informazioni per prendere decisioni.

Quello che voglio enfatizzare con il termine scopo è che gli organismi viventi agiscono come un tutto, un sistema integrato. Così facendo producono comportamenti finalizzati, come se avessero un bisogno imperativo di crescere, riprodursi, mantenere l’equilibrio interno, evolvere.

Fu Kant, nella Critica del giudizio, a dare la definizione di essere vivente come sistema complesso, auto-organizzato, finalizzato a uno scopo.

Soprattutto i biologi molecolari hanno la tentazione di descrivere la cellula come un organismo perfetto. Non lo è. La vita è tanto meravigliosa quanto inefficiente, ridondante, piena di accidenti.  I fisici cercano semplicità e perfezione, ma l’evoluzione procede per incrementi e aggiustamenti. Non sopravvive il più adatto in assoluto, ma il più. adatto in certe circostanze.

Si pensa che l’evoluzione produca solo strutture belle e sane, ma anche le malattie fanno parte della logica della vita… Il tumore muta, si diversifica, cambia, è soggetto a selezione, quindi è un sistema evolutivo.

L’inserimento di mutazioni genetiche nelle piante oggi è diventato molto più preciso che in passato e sarebbe insensato non usare le nuove tecniche. Ma quando parliamo di esseri umani, manipolare geni quando non sappiamo quali saranno le conseguenze, mi pare sbagliato e mi preoccupa.

L’ingegneria può fiorire ovunque, ma la scienza prospera solo in società libere.

Oggi, con la democrazia e i social media possiamo diffondere un nuovo illuminismo nella società.

Comunicare la scienza in condizioni di incertezza ed emergenza è difficile… è meglio che in una prima fase la scienza interagisca con la politica in modo istituzionale e riservato, non esponendo l’opinione pubblica a dibattiti che vanno tenui nelle sedi opportune.