Il presente dipende dalla distanza

Unidisplay di Carsten Nicolai

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Che fine ha fatto il tempo, colloquio con Carlo Rovelli di Pietro Greco (L’Espresso, 22 ottobre 2014)

«Newton ha messo il tempo su un piedistallo in cui prima il tempo non c’era. Prima, per esempio per Aristotele, il “tempo” era solo un modo di misurare come si muovono le cose. Se non c’è nulla che si muove, non c’è tempo. Invece Newton, per costruire la sua fisica ha immaginato la possibilità di un immenso spazio vuoto dove il tempo passa anche se non c’è niente e non accade niente. Newton ha separato il tempo dagli accadimenti del mondo. Ha immaginato che il tempo passi di per sé, indipendente da tutto il resto. Come una commedia in cui ci sia il primo atto, il secondo atto, il terzo atto, ma sul palco non succede niente».

«Einstein si è accorto che in mezzo fra quello che chiamiamo “passato” e quello che chiamiamo “futuro” c’è qualcos’altro che prima nessuno aveva notato. Non c’è soltanto un effimero e istantaneo “presente“, c’è molto di più. Il motivo per cui questo “qualcos’altro” di solito non lo notiamo è che dura molto poco. Quanto dura questo “né passato né futuro” dipende dalla distanza».

«Quello che chiamiamo “tempo” è solo un modo di tenere conto di come si muovono le cose».

«Ma la meccanica quantistica ci dice che anche questo tempo “locale” non funziona del tutto. Il motivo è che con la meccanica quantistica abbiamo scoperto che tutte le quantità fisiche sono sempre “imprecise”, “fluttuanti”. Anche il tempo locale, a piccola scala, invece di essere come una linea semplice è come un segno che ha spessore e si frantuma in segnetti piccoli. Lo spazio e il tempo si frantumano in una specie di schiuma microscopica».

«È la nostra natura: siamo esseri che vivono nel tempo. Non viviamo al livello elementare del mondo: viviamo nella sua complessità».

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Time out, di Carlo Rovelli (asimmetrie.it)

Il tempo, da Newton alla gravità quantistica
“Una possibilità è che il tempo come lo conosciamo noi riemerga solo in un limite statistico o termodinamico. Quello che caratterizza il fluire del tempo è la termodinamica, la crescita dell’entropia (cioè la grandezza che misura il disordine microscopico dei sistemi fisici). Forse, il tempo nasce solo quando si considerano molte variabili e valori medi. Il tempo, insomma, è una conseguenza della nostra ignoranza dei dettagli microfisici del mondo.
La terna gravità/quanti/termodinamica rappresenta oggi un nodo chiave per comprendere il mondo, su cui si sta concentrando molta della ricerca fondamentale più affascinante. Al centro di questo nodo, c’è la misteriosa nozione di tempo. Di certezze, alla fine, ce ne sono pochissime. Come dice Amleto alla fine del primo atto, confuso, dopo che lo spettro di suo padre gli ha rivelato che le cose non sono come lui pensava, The time is out of joint (“Il tempo è uscito dai suoi cardini”).”

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