Capitalismo e (dis)ordine

Giovanni-ArrighiSottolineature da:
Capitalismo e (dis)ordine mondiale, di Giovanni Arrighi e Beverly J. Silver, 2001

Cicli sistemici di accumulazione e transizioni egemoniche.

Tre osservazioni strettamente connesse.
La prima osservazione è che l’inizio e la fine del ventesimo secolo sono periodi largamente comparabili, accomunati soprattutto dalla centralità che in essi assume il “capitale finanziario”.
La seconda osservazione deriva dall’argomento di Fernand Braudel secondo cui la finanziarizzazione del capitale è una caratteristica ricorrente del capitalismo storico fin dal sedicesimo secolo.
La terza osservazione è che i periodi di espansione finanziaria non sono solo espressione dei processi ciclici del capitalismo storico; sono altresì momenti di grande riorganizzazione del sistema-mondo capitalistico, momenti che chiamiamo “transizioni egemoniche”.

Quattro cicli sistemici di accumulazione.
Un ciclo genovese iberico, dal XV secolo agli inizi del XVII.
Un ciclo olandese dalla fine del XVI secolo fino a buona parte del XVIII.
Un ciclo britannico , dalla seconda metà del XVIII secolo agli inizi del XX.
Un ciclo statunitense, che ha avuto inizio alla fine del XIX ed è proseguito fino all’attuale fase di espansione finanziaria.

A – espansioni materiali sono legate all’emergere di un particolare blocco di agenzie governative e imprenditoriali capace di guidare il sistema verso una più ampia e profonda divisione del lavoro che crea le condizioni per rendimenti crescenti dei capitali investiti nel commercio e nella produzioni.
B – L’investimento di una massa sempre maggiore di profitti nell’ulteriore espansione del commercio e della produzione conduce inevitabilmente, come ha suggerito Braudel, a un’accumulazione di capitale su una scala eccedente la capacità degli ordinari canali di investimento. I rendimenti diventano decrescenti e le pressioni competitive si intensificano, e si pongono le basi del cambiamento di fase dall’espansione materiale a quella finanziaria.
Le espansioni finanziarie sono l’autunno delle strutture egemoniche.

Transizioni egemoniche

Le crisi egemoniche sono caratterizzate da tre processi distinti ma strettamente correlati.
1- intensificazione della concorrenza tra stati e tra imprese.
2- escalation dei conflitti sociali.
3- emergenza interstiziale di nuove configurazioni di potere.

Le crisi egemoniche hanno portato al crollo egemonico e al caos sistemico.

Le espansioni finanziarie sono state un aspetto integrante delle crisi egemoniche passate e presenti…. Ma Il loro impatto sulla tendenza delle crisi a risolversi in un crollo egemonico è ambivalente.
Da un lato tengono sotto controllo la crisi inflazionando temporaneamente il potere dello Stato egemonico in declino.
Dall’altro, le espansioni finanziarie permettono di riallocare il capitale verso strutture emergenti.
I crolli egemonici sono i momenti in cui l’organizzazione sistemica delle potenze egemoniche declinanti si disintegra e si instaura il caos sistemico.
La disorganizzazione sistemica diminuisce il potere collettivo dei gruppi dominanti il sistema.
Una nuova egemonia può emergere solo se la crescente disorganizzazione sistemica è accompagnata dalla comparsa di un nuovo blocco di agenzie governative e imprenditoriali dotato di maggiori capacità organizzative a livello di sistema.

1960 – apice dell’egemonia statunitense
Anni ’80 ’90 – successo nella competizione con gli altri stati sui mercati finanziari
Anni ’90 – rinascita statunitense e collasso giapponese
1990-1992 – crollo borsa Tokyo
1997-1998 – crisi asiatica

L’espansione finanziaria globale degli ultimi 25 anni non è né un nuovo stadio del capitalismo mondiale né il sintomo dell’egemonia emergente dei mercati globali. È il più chiaro segnale che ci troviamo nel mezzo di una transizione egemonica.

Futuri possibili

Geopolitica. Una biforcazione tra capacità militari e finanziarie non ha precedenti nelle passate transizioni egemoniche. Il complesso dominante statunitense si è trasformato da massimo creditore mondiale a stato più indebitato. Mantiene il predominio militare ma non ha i mezzi finanziari necessari a risolvere problemi di sistema.
Nessun paese oggi contende l’egemonia militare statunitense.
La crisi attuale non ha alcuna ragione intrinseca né a degenerare in una guerra fra le unità più potenti del sistema, né a evitare un crollo egemonico.
Peculiare carattere sociale di questa crisi, in confronto alle precedenti crisi egemoniche.
Contraddizione di fondo di un sistema capitalistico mondiale che promuove la formazione di un proletariato mondiale senza garantire un salario di sussistenza generalizzato.

Importante novità è lo spostamento dell’epicentro dell’economia globale verso l’Asia orientale, che ha l’economia regionale più dinamica del mondo.
(PROSEGUE)

Capitalism and world (dis)order, in Review of International Studies, 2001, e post del 2006, traduzione di G. Azzolini.

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