Multicose

A QUEL PUNTO

a quel punto non sapevo più dove mettermi.
sentivo l’incombenza del tempo (ed è una stupida illusione questa, purtroppo, di trasporre il presente nel passato)
sempre e comunque stretto fra due colori, diluito con l’acqua.
non rimaneva altra soluzione che
percorrerò ognuno di quei colori
desideravo aprire i passaggi fra l’uno e l’altro
individuando le differenze
rifiutando la falsa continuità
Era inutile aspettare. presi il primo tram
tornato a casa.

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APPUNTI NEL PORTACENERE

Avrei voluto un personal computer e Internet anche allora, quando gli appunti si prendevano tutti a mano e al massimo si usava la macchina da scrivere per battere un volantino da ciclostilare. Tenevo tre piccoli raccoglitori con schede in cartoncino di formato diverso. Una parte di quello che leggevo finiva lì. Libri, dispense, riviste, giornali e simili. Due schedari raccoglievano brani di testi e riassunti. Il terzo era solo bibliografico. Ogni scheda era scritta con una calligrafia piccola e ordinata, e riportava tutti i riferimenti per la catalogazione e bibliografici. Erano centinaia le schede, di ottimo cartoncino, bianco e malleabile. Ora le sto usando per i filtri delle sigarette. Quando trovo gli occhiali adatti, me le rileggo prima che finiscano tagliate e nel portacenere.

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ARIOSTO FURIOSO

Astolfo soffiando nel corno dissolve il castello incantato in cui Ariosto e Ruggiero sono imprigionati.
Rodomonte, truce e boccalone, uccide Isabella e tanti altri ma finisce pugnalato da Ruggero.
Angelica. Tutti la vogliono e lei fugge col bel fante nel Catai.

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FOGLIETTO TROVATO

Un foglietto trovato.
Sullo sfondo azzurro intenso del cielo
La linea delle montagne sembra un cardiogramma.
Neve, roccia, verde spesso degli abeti. La nebbia sul fondo della valle.
Il tramonto rosso e arancio.
Uno scenario così: da mezza pensione e senza pretese di forma.

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IL CORMORANO

Cielo azzurro. Mare blu.
Il posto era quello e nulla di più.
Pensavo a lei mentre le parlavo del tempo. Ormai è primavera, le dicevo. Domani ancora sole.
Un cormorano si tuffò nel mare. Aspettammo con il fiato sospeso
e quando finalmente riemerse lontano
ci guardammo negli occhi.

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OCCHIO ALL’ORCHESTRA

Voce sola con parrucca bionda
Il rosso non dona alle coriste
I primi violini hanno i piedi grossi
Il tamburista con i capelli lunghi
Il suonatore di triangolo è il solito agente russo
Il violoncello con i riccioli è molto stravagante