Il castello e la luna

C’era sempre foschia sul lago. La pioggia aveva inzuppato i nostri vestiti e le borse. Per fortuna il camino era acceso nella grande sale d’ingresso.

L’uomo che ci accolse aveva una giacca scura e pesante, il tipico gonnellino e i calzettoni di lana sino al ginocchio. I capelli lisci, pettinati indietro, la fronte alta, l’espressione seria.

Mentre parlava con te, guardava di sfuggita i miei sandali e i miei capelli. Ricambiai con un’occhiata diffidente alle sue buffe scarpe nere e pesanti. La disapprovazione era reciproca. Ma le formalità, per fortuna, furono brevi, e ci ritirammo in camera con i nostri bagagli.

La stanza era in cima alle scale. Tu sei entrata per prima e hai acceso la luce. Era esattamente come mi sarei immaginato la camera di un castello scozzese. Abbiamo riso nello stesso attimo. Finalmente potevamo toglierci gli abiti bagnati e buttarci su un letto,  comodo anche se un po’ cigolante.

All’una di notte ancora non dormivamo. Dalla finestra entrava una luce bianca.

– E’ la luna, hai detto. Scivoli fuori dalle coperte e appoggiando i piedi nudi sul pavimento hai un brivido. Allora metti la mia camicia e  vai alla finestra.

– Vieni a vedere,  mentre con la mano mi fai cenno di affrettarmi.

Salto giù dal letto e mi avvicino alla finestra. Ti abbraccio alle spalle e con il naso mi tuffo nel tuo collo per respirare il tuo profumo.

– Smettila, e guarda che spettacolo… è magico.

Uno specchio d’argento increspato dal vento. La nebbia era quasi scomparsa e la luna brillava nel cielo. Una luce fredda faceva risaltare ogni piccolo dettaglio: scogli, alberi, persino le pietre dei muretti che circondavano l’isolotto. Le ombre, invece, erano buie e impenetrabili.

Presi una coperta e ci avvolgemmo, stretti l’uno all’altra, e rimanemmo lì, col naso appiccicato alla finestra a guardare la luce della luna sull’acqua e il silenzio dei nostri respiri sul vetro. Il suo profumo, il suo corpo incollato al mio, il contatto della pelle e delle mani. Quando sei felice lo senti dentro e quel momento non lo scordi più.

Sull’altra sponda, a metà costa si vedevano due luci che scendevano lentamente verso la riva, scomparendo a tratti tra le piante. Nello stesso tempo, il profilo di una barca entrò nel campo visivo della finestra, da sinistra, dal fondo del fiordo dove sorge il villaggio.

Lentamente la barca si dirigeva verso la sponda opposta, verso il punto in cui le due luci continuavano la discesa, fino a confondersi tra le pieghe e le ombre delle rocce. Non passò molto che anche le due luci si spensero.

Rimanemmo incantati col naso appiccicato al vetro. Finché il contatto caldo della pelle ci riportò a noi, alla nostra stanza illuminata dalla luna. Guardammo il letto e ci rituffammo sotto le coperte.

I segni del tempo coprivano ogni superficie, i mobili, le pareti, le tende, il lampadario.

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