La scienza araba

La casa della Saggezza di Jim Al-Kalili (Boringhieri 2013)

La trasmissione del sapere scientifico, in modo particolare della matematica e dell’astronomia (quelle che gli storici chiamano «scienze esatte») è uno degli strumenti più efficaci per mettere in relazione tra loro civiltà diverse. In altre aree del pensiero umano – come la religione e la filosofia – il trasferimento è più lento; la diffusione e l’influenza di una cultura sull’altra saranno più lente e progressive. Le scienze esatte, invece, richiedono l’uso diretto di trattati e altri testi scritti e quindi si prestano meglio a farci capire le circostanze storiche. p.18

pronuncia
 ibn (ibin): figlio di…

al davanti al cognome di nomi arabizzati

Abū: figlio di

Il nome completo del matematico al-Khwārizmi ad esempio, è Abū Adbullah Muhammad ibn Mūsa al- Khwārizmi, il che significa che il suo nome proprio è Muhammad ma che suo figlio si chiama Abdullah e suo padre si chiama Mūsa (Mosè). A volte viene indicato come Muhammad ibn Mūsa, ma è molto più conosciuto come al- Khwārizmi, dal suo luogo di nascita, Khwārizm (l’odierna Khiva).

In Iraq, ad esempio, il termine utilizzato per dire «sì» è ee; in Egitto è aywa, ma in arabo classico è na’am. Il motivo per cui lo faccio presente è che in 1400 anni l’arabo classico, in quanto lingua del Corano, non è affatto cambiato, garantendo agli scritti dei primi studiosi islamici la stessa leggibilità che avevano quando videro la luce. 

Quella che chiamo «scienza araba» è la scienza praticata da chi si trovava sotto il dominio politico degli Abbasidi, la cui lingua ufficiale era l’arabo, o che si sentivano in dovere di scrivere i propri testi scientifici in arabo, la lingua franca della scienza medievale. In un primo tempo (tra il IX e il X secolo), gran parte del lavoro degli scienziati si svolse nell’Iraq odierno, nelle città di Bassora, Kūfa e soprattutto Baghdad.

Molte delle figure scientifiche che incontreremo nel corso del nostro viaggio, come al-Bīrūni e Ibn Sīna, erano persiani, e spesso erano pervasi da sentimenti anti-arabi. p.24

Prima dell’avvento dell’Islam nel VII secolo, gran parte del Medio Oriente era cristiano. Le due sette principali erano quelle dei Nestoriani (soprattutto nelle città di Hīra, nell’Iraq meridionale, e di Edessa e
Antiochia nella Siria settentrionale) e dei (diffusi nel resto della Siria, in Anatolia e in Egitto). Prima dell’Islam, inoltre, in gran parte della regione venivano praticati gli antichi culti mazdiani e zoroastriani, e persino il buddismo. Durante l’età dell’oro della scienza araba, quindi, molte delle figure di primo piano non erano musulmani. Il più grande di tutti i traduttori di Baghdad, Hunayn ibn Ishāq, era un nestoriano che non si convertì mai all’Islam. Tra gli altri scienziati cristiani della Baghdad del IX secolo troviamo l’astronomo Yahya ibn abi Mansūr e i medici Jibrīl ibn Bakhyashū e Ibn Massāwayh. Anche molti filosofi e scienziati ebrei, come il traduttore Sahl al-Tabari, il medico Ishāq ibn Amrān e l’astronomo Mashā’allah, diedero un contributo notevole alla cultura intellettuale di Baghdad. Non possiamo neanche ignorare i numerosi contributi degli studiosi ebrei dell’Andalusia tra l’VIII e l’XI secolo, o addirittura in epoche successive, come il grande filosofo e medico ebreo Maimonide, nato a Cordoba ma vissuto per gran parte della sua vita in Egitto. p.27

nella prima fase della dominazione abbaside il mondo politico di Baghdad era dominato da un movimento di razionalisti islamici, i Mutaziliti, che cercavano di armonizzare la fede e la ragione. Ne nacque uno spirito di tolleranza che incoraggiò l’investigazione scientifica.p.29

Il Profeta aveva richiesto ai suoi discepoli di ricercare la conoscenza «dalla culla alla tomba» senza curarsi di dove li avrebbe condotti tale ricerca, poiché «chi viaggia in cerca della conoscenza, viaggia sul cammino tracciato da Allah per giungere al paradiso».p.30

Califfato abbaside IX sec.

Califfato abbaside IX sec.

Di tutti i califfi, al-Ma’mūn non fu l’unico a favorire gli studi e la scienza, ma fu certamente il più colto, appassionato ed entusiasta. Era figlio di un califfo ancora più famoso, quantomeno in Occidente: Harūn al-Rashīd (763-809), p.38 Harūn al-Rashīd

si dice che possedesse una collezione di pietre preziose leggendaria1 e che avesse comprato una perla famosa, la al-Yatima («perla orfana») per 70 000 dinari d’oro. Si racconta anche che Carlo Magno gli avesse regalato quello che era considerato lo smeraldo più grande del mondo.
Al-Ma’mūn (786-833): Da ragazzo, al-Ma’mūn imparò a memoria il Corano e studiò la storia delle origini dell’Islam; imparò anche a declamare poesie e a destreggiarsi con la grammatica araba, una nuova disciplina che stava raggiungendo la maturità proprio in quel periodo.in particolar modo di quella forma di argomentazione dialettica che gli arabi chiamano kalam. p.41 Kalam
 I primi teologi musulmani avevano scoperto che grazie alle tecniche del kalam era possibile difendere le proprie posizioni nelle dispute teologiche con gli studiosi cristiani ed ebrei di quei tempi, che avevano avuto a disposizione qualche secolo in più per affilare le facoltà dialettiche sulle opere di filosofi come Socrate, Platone e Aristotele