Schrodinger

gatto sul molo

Il gatto di Schrodinger

appunti da: Scienza e umanismo di Erwin Schrodinger, (Cambridge University,1996; trad. it 2018))

Molte persone pensano che le scoperte scientifiche degli ultimi due secoli hanno cambiato completamente il nostro stile di vita. Ma pochi scienziati sono d’accordo con questa considerazione “strumentale”  della scienza.

Tre principali argomentazioni si contrappongono a questa visione utilitaristica:

a) la scienza della natura non è diversa dagli alti ambiti del sapere come la storia, le lingue, la filosofia, la geografia… Non si capisce perché il suo scopo debba essere quello del miglioramento pratico delle condizioni umane. Anche se da tutte le conoscenze derivi un reale miglioramento. b) alcune scienze, per es. l’astrofisica e la cosmologia, non hanno alcuno scopo pratico. c) “ritengo estremamente opinabile il verdetto secondo cui la felicità del genere umano sarebbe accresciuta dagli sviluppi tecnici e industriali che hanno fatto seguito al rapido progresso della scienza” (p.22)

  Ortega Y Gasset: “la scienza ha progredito in buona parte mercé il lavoro di uomini assolutamente mediocri e ancor meno che mediocri.” (p.25)

Birley: trasmettere agli studenti la consapevolezza dei limiti di ogni materia, oltre i quali “entrano in gioco forze che non sono più completamente razionali ma scaturiscono dalla vita e dalla società umana stessa.” (p.26)

Schrodinger : “Non perdete mai di vista il ruolo che il vostro specifico argomento svolge  all’interno della grande messainscena nella tragicommedia umana; rimanete in contatto con la vita, non tanto con la vita pratica quanto con il retroterra ideale della vita; e mantenete la vita in contatto con voi. Se a lungo termine non sarete in grado di raccontare a tutti quello che avete fatto, il vostro operato sarà stato privo di valore.” (p.27)

la maggior parte delle persone colte non è interessata alla scienza e non è consapevole del fatto che la conoscenza scientifica costituisce parte integrante del retroterra idealistico della vita umana. (p.27)

L’idea che la materia sia costituita particelle inglobate in uno spazio vuoto risale a Leucippo e Democrito e ha continuato a sopravvivere fino alla fine del XIX sec. sebbene non vi fossero prove sperimentali. Tuttavia l’identità materiale di ogni particella ha un significato subordinato alla “forma o figura o organizzazione” che la rappresenta nel linguaggio. La convinzione che ad ogni forma debba corrispondere una materia risale alla distinzione fatta da Aristotele fra causa materialis e causa formalis. Nel caso delle particelle elementari questa distinzione diventa inutile perché esse sono “pura forma, nient’altro  che forma”.

Non dobbiamo confondere la forma con un’immagine geometrica che al massimo fornisce una rappresentazione adeguata ai nostri modelli. Nell’ambito di distanze sempre più piccole e tempi sempre più brevi il comportamento della natura è diverso da quello che osserviamo invece in corpi visibili e tangibili. Nel mondo dell’estremamente piccolo ciò che viene a mancare è la continuità della descrizione e dell’osservazione che confermi di conseguenza l’individualità o identità della particella.

“Le osservazioni vanno considerate eventi discreti, scollegati. Tra di esse vi sono lacune che non possiamo colmare. Ci sono casi in cui, qualora ammettessimo la possibilità dell’osservazione continua, dovremmo sconvolgere ogni cosa. Questo è il motivo per cui è meglio considerare una particella non come un’entità permanente bensì come un evento istantaneo.” (42-43)

La fisica classica si basa sul principio di causalità. “esso comprende in questa forma il principio dell’azione ravvicinata (ovvero l’assenza dell’azione a distanza)” (43)

[Il principio di causa-effetto nella sua formulazione di “azione ravvicinata” non permette di concepire il vuoto (per es. Descartes) e quindi di ipotizzare la gravità come faranno invece Galileo e Newton.]

La perdita del continuum è una preoccupazione giustificata sin dai tempi più antichi (vedi radice di √2 di Pitagora), ma oggi non è più una preoccupazione perché la matematica fornisce strumenti che procedono per approssimazione. Tuttavia, da un punto di vista epistemologico introduce un elemento di incertezza nel considerare la scienza come una conoscenza esatta. Il continuum non descrive la natura. (52)

La meccanica ondulatoria nasce con la teoria ondulatoria della luce (Huygens 1690). 

 

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