Il sottobosco della cultura indipendente a Venezia? Più vivo che mai, 30/08/2025. Alberto Villa intervista Gabriele Longega e Giulia Mariachiara Galiano del collettivo Zolfo Rosso (Artribune)
GL: Ci proponiamo come un laboratorio alchemico (e il nome zolforosso nasce proprio da questa idea), un luogo di produzione e trasformazione basato sulla contaminazione reciproca. Ed è un processo non concluso, che si riflette nel nostro approccio, che è molto organico e ricettivo alle contaminazioni. Lavoriamo a partire da relazioni interpersonali: l’apertura nei confronti dell’altro, la porosità, sono il primo passo di ogni nostro progetto.
GMG: Esatto, c’è questa idea di fondo del “divenire altro da sé”, che poi spiega anche il nome di terzospazio: un luogo che cerca di non cristallizzarsi mai in una logica binaria, oppositiva, canonica. E si lega poi a tanti “divenire”: divenire donna, divenire minore, divenire terzo, appunto… L’identità oggi è anche un limite, e questo concetto di terzità (che si ispira al Manifesto del terzo paesaggio di Gilles Clément) indica uno spazio liminale in cui si possono generare nuove alleanze, nuovi ecosistemi in grado di attuare un processo di riscrittura continua dello spazio stesso.