Trattato teo-pol

Trattato teologico politico – Baruch Spinoza, traduzione di Alessandro Dini.

(pubblicato anonimo nel 1670, latino, e in nederlandese solo nel 1693)

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Cap IV-3: La legge divina è un modo di vivere che ha come fine il raggiungimento del sommo bene, cioè la conoscenza e l’amor di Dio.

cap. IV-4 La legge divina naturale è universale, non esige la fede nelle storie né le cerimonie, ed è fine a se stessa.

cap XIV-4: Separazione della fede, o teologia, dalla filosofia. “Lo scopo della filosofia non è altro che la verità, mentre quello della fede non è altro che l’ubbidienza e la pietà

cap XV-2 : Teologia e filosofia costituiscono due ambiti distinti in accordo fra loro.

cap. XVI-1 : il diritto naturale è determinato dal desiderio e dalla potenza di ciascuno.

“la naturaha il supremo diritto a tutte le cose che può, cioè che il diritto della natura si estende fin dove si estende la sua potenza, e la potenza della natura è la stessa potenza di Dio… Poiché la potenza universale di tutta la natura non è altro che la potenza di tutti gli individui messi insieme, ne segue che ciascun individuo ha il supremo diritto a tutto ciò che può… ossia a esistere e operare a seconda di come è naturalmente determinato… nessuna differenza tra gli uomini e gli altri individui della natura che ignorano la vera ragione”

“il diritto naturaledi ciascun uomo è determinato non dalla retta ragione, ma dal desiderio e dalla potenza.”

Dunque, qualunque cosa ciascuno, considerato sotto il solo comando della natura, giudica per sé utile, o per la guida della retta ragione o per l’impeto delle passioni, per supremo diritto di natura gli è lecito appetirla e prenderne possesso in qualunque modo, sia con la forza, sia con l’inganno, sia con le preghiere, sia, infine, in qualunque modo potrà farlo più facilmente e, di conseguenza, gli è lecito considerare come nemico chiunque voglia impedire la realizzazione del suo proposito.”

cap. XVI-2 : utilità e necessità del patto costitutivo dello Stato

“nessuno può dubitare quanto sia più utile per gli uomini vivere secondo le leggi e i dettami certi della nostra ragione, i quali hanno di mira soltanto il vero utile degli uomini.”

“frenare l’appetito che induce a un danno per l’altro… e difendere il diritto dell’altro come il proprio”

legge fermamente scritta nella natura umana: sceglie il bene maggiore e il male minore.

“il patto non può avere alcuna forza se non in ragione dell’utilità, tolta la quale anche il patto viene insieme tolto e non è più valido”

“suprema utilità e necessità dello Stato

“quanto della sua potenza ciascuno trasferisce all’altro con la forza o spontaneamente, altrettanto cede necessariamente all’altro del suo diritto…”

cap. XVI-3: Fondamenti e vantaggi della forma democratica del potere sovrano. La differenza tra lo schiavo e il suddito.

“democrazia si definisce come l’associazione di tutti che ha collegialmente il diritto a tutto ciò che può.”

Suprema podestà deve comandare e provvedere al bene comune, e i sudditi ubbidire, fin tanto che ha la potenza di governare.

“Nell’ambito del potere democratico c’è meno da temer cose assurde perché il suo compito è quello di evitare le cose assurde dell’appetito e di contenere gli uomini per quanto possibile entro i limiti della ragione, perché vivano in pace e in concordia.”

“schiavo è colui che è trascinato dal suo piacere al punto da non poter vedere né fare ciò che per lui è utile, e libero è soltanto colui che vive con tutto l’animo sotto la guida della ragione.”

“È massimamente libero quello Stato le cui leggi sono fondate sulla retta ragione.”

“il governo democratico sembra il più naturale e il più conforme alla libertà che la natura concede a ciascuno.”

cap. XVI-4: Cosa sono nello stato civile il diritto privato e il torto, la giustizia e l’ingiustizia, l’alleato e il nemico, e la lesa maestà

torto, giustizia, alleati, utilità, fine, nemico, Stato, condanna,

cap. XVI-5: Diritto naturale e diritto divino

“nello stato naturale tutti coloro i quali non hanno l’uso di ragione vivono per supremo diritto secondo le leggi del desiderio”

“la suprema podestà… può consultare gli uomini, ma non è tenuta a riconoscere nessuno come giudice…”

“…bisogna prima ubbidire a Dio quando abbiamo una rivelazione certa e indubitabile”

cap. XVII-1: Si mostra che nessuno può né deve trasferire tutti i suoi diritti alla suprema potestà

cap. XVII-2: mezzi a cui fa ricorso il potere costituito per la propria conservazione.

“Tutti, infatti, sia i governanti sia i governati, sono uomini, purtroppo inclini senza requie alla dissolutezza.”

[avarizia, lusso, dissolutezza, vantaggio, vanità]

cap. XVII-3: descrizione della genesi e delle istituzioni dello Stato teocratico ebraico.

cap. XVII-4: a. I contrappesi al potere dei prìncipi

[consenso del popolo al prìncipe, esercito di cittadini (vs milizie mercenarie), gestione del potere in ragione dell’età e del valore,]

cap. XVII-5: Le cause che portarono lo Stato ebraico alla rovina

cap. XVIII-1: Aspetti notevoli del primo Stato ebraico, degni di essere imitati, e loro successiva degenerazione

  1. Non è in contrasto con il regno di Dio eleggere una suprema maestà che abbia il supremo diritto del comando (mosè).
  2. Sebbene i ministri del culto fossero gli interpreti delle leggi, tuttavia non spettava a loro giudicare i cittadini e scomunicare qualcuno: ciò, infatti era di competenza dei giudici e dei prìncipi eletti dal popolo.

cap. XVIII-2: Quattro principi politici dedotti

Vediamo assai chiaramente:

  1. quanto sia dannoso, tanto per la religione quanto per lo Stato, concedere ai ministri di culto il diritto di decretare o di trattare gli affari del governo
  2. Vediamo quanto sia pericoloso riferire al diritto divino le cose puramente speculative e fare leggi intorno alle opinioni su cui gli uomini sono soliti. o possono disputare. (Pilato, Cristo e il popolo)
  3. Vediamo quanto sia necessario, tanto per lo Stato quanto per la religione, concedere alla suprema podestà il diritto di decidere ciò che è lecito da ciò che è illecito.
  4. Vediamo, infine, quanto sia dannoso, per un popolo non abituato a vivere sotto i re e che ha già leggi stabilite.

“… deve essere necessariamente mantenuta la forma propria di ciascun governo e che non può essere cambiata senza correre il rischio della sua totale rovina.”

cap. XIX-1: Il regno di dio, cioè il regno in cui la giustizia e la carità hanno forza di legge, si attua necessariamente per mezzo del potere politico.

… voglio infatti dimostrare che la religione riceve forza di legge soltanto dal decreto di coloro che hanno il diritto di comandare, e che Dio non ha alcun regno particolare sopra gli uomini se non per mezzo di coloro che detengono il potere.

tanto coloro che vivono secondo le leggi dell’appetito, quanto coloro che vivono secondo le leggi della ragione, hanno diritto a tutto ciò che possono (vedi cap. XVI)

cap. XIX-2: Il diritto del potere politico ad adattare l’esercizio della pietà e il culto esterno di Dio alla pace dello Stato

cap. XIX-3: [profeti, minaccia regicidio, contenimento potere dei prìncipi, ma…non hanno potere di giudizio]

Le somme podestà di oggi hanno in assoluto questo diritto [su tutte le cose, sia sacre sia civili], purché soltanto non consentano che i dogmi della religione aumentino in gran numero né che si confondano con le scienze. [critica alla Chiesa cattolica]

cap. XX-1: Il diritto di pensare liberamentenon è trasferibile, né può essere soppresso dal potere politico.

“Per questa ragione ci preme qui ricercare fino a che punto si possa e si debba concedere a ognuno questa libertà, fatta salva la pace dello Stato e fatto salvo il diritto delle supreme potestà; e questo, come ho avvertito all’inizio del capitolo XVI, è stato qui il mio principale proposito. Dai fondamenti dello Statospiegati sopra segue nella maniera più evidente che il suo fine ultimo non è dominare né tenere a freno gli uomini con la paura e renderli di diritto di un altro, ma, al contrario, liberare ciascuno dalla paura, affinché viva, per quanto è possibile, con sicurezza, cioè affinché conservi nel migliore dei modi il suo diritto naturale a esistere e a operare senza danno né suo né degli altri. Il fine dello Stato, dico, non è cambiare gli uomini da esseri razionali in bestie o automi, ma, al contrario, fare in modo che la loro mente e il loro corpo compiano nella sicurezza le loro funzioni e che essi si servano della libera ragione, e non combattano con odio, ira o inganno, né si comportino l’un verso l’altro con animo ostile. Il fine dello Stato, dunque, è la libertà.”

cap. XX-2: Il diritto di pensare liberamente non si estende alle opinioni sovversive.

Chi vuole determinare tutto con le leggi, stimolerà i vizi piuttosto che correggerli. Ciò che non può essere proibito deve necessariamente essere concesso, sebbene spesso ne segua un danno. Quanti mali infatti non nascono dal lusso, dall’invidia, dall’avarizia, dall’ubriachezza e altre cose simili? Queste sono tuttavia tollerate perché non possono essere proibite per ordine della legge, sebbene siano in realtà vizi; per cui a maggior ragione deve essere concessa la libertà di giudizio, che è certamente una virtù, né può essere repressa… soprattutto per promuovere le scienze e le arti.

cap. XX-3: Instabilità dello Stato che non riconosce la libertà di pensiero e di espressione.

… gli uomini devono essere governati in modo tale che, sebbene pensino apertamente cose diverse e contrarie, vivano tuttavia in concordia.”

“Con queste cose abbiamo mostrato che:
1. è impossibile togliere agli uomini la libertà di dire ciò che pensano;
2. questa libertà può essere concessa a ognuno, fatti salvi il diritto e l’autorità delle supreme potestà, e ognuno può conservarla, fatto salvo lo stesso diritto, se da qui non prenda la licenza per introdurre nello Stato qualcosa come diritto o per fare qualcosa contro le leggi costituite;
3. ognuno può avere questa medesima libertà, fatta salva la pace dello Stato, e da essa non nasce alcun inconveniente che non possa essere facilmente eliminato:
4. ognuno può averla [libertà], fatta salva anche la pietà;
5. le leggi fatte intorno alle cose speculative sono del tutto inutili;
6. infine, questa libertà non solo può essere concessa, salvi restando la pace dello Stato, la pietà e il diritto delle supreme potestà, ma anche deve essere concessa per conservare tutte queste cose”

“Concludiamo pertanto qui, come sopra nel capitolo XVIII, che niente è più sicuro per lo Stato del fatto che la pietà e la religione siano circoscritte al solo esercizio della carità e della giustizia, che il diritto delle supreme potestà, tanto riguardo alle cose sacre quanto riguardo alle cose profane, si riferisca soltanto alle azioni, e che per il resto si conceda a ognuno sia di pensare ciò che vuole sia di dire ciò che pensa.”

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