e il Giappone

Hiroshima

Breve viaggio: Tokyo – Nagasawa – Kyoto – Hiroshima.

Il Giappone visto con gli occhi di un vecchio ragazzo. Ordine, pulizia, attenzione per i particolari, l’arte del cibo, la religione della natura, le ombre del sesso e tante altre cose che ho pensato ma non ho fotografato! 

La foto che non ho fatto: un’aiuola di pochi metri sul bordo di una rotonda stradale urbana. Quattro operai con giubbetti gialli ed elmetto bianco: un uomo impugna il tagliaerba a motore, un altro rastrella l’erba falciata e altri due sostengono dei pannelli di tela per impedire che i fili erbacei possano finire sull’asfalto. 

Ho visitato nel parco della pace il memoriale e il museo che ricordano l’esplosione della bomba atomica sopra Hiroshima, e non ho trovato una parola di condanna degli Stati Uniti e tantomeno una parola di rancore verso gli americani.

Modernità e spiritualità non sono così contrapposte come pensavo; sembra che abbiano trovato un equilibrio, non alla pari ovviamente. Anche se le tecnologie digitali hanno invaso le città, si conservano rigidi schemi di comportamento individuale e di ruolo sia sociale sia produttivo.

Per strada come su tram e metro la gente è silenziosa, pochi alzano la voce; i ragazzi ripiegati sui loro smartphone e gli altri su sé stessi – generalizzo – si muovono in modo sempre ordinato anche nel disordine. Nei piccoli ristoranti di cucina tradizionale l’atmosfera è un’altra, più ciarliera, più rilassata: si parla coi vicini e col cuoco, fra una battuta e l’altra non ti accorgi del tempo e il piatto è pronto sotto i tuoi occhi. Sakè!… Kampai.