A lezione 2

Antonio Damasio, Rebecca Goldstein, Alain Badiou, Gilles Deleuze

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Antonio Damasio Lo strano ordine delle cose (2018) vedi scheda.

Il tentativo continuo di raggiungere un stato di vita regolata positivamente è una componente fondamentale della nostra esistenza – la sua realtà prima, come disse Spinoza quando descrisse l’impegno incessante di ciascun essere a preservare se stesso. Una mescolanza di lotta, d’impegno e di inclinazione riesce quasi a rendere in latino il conatus, come lo usa Spinoza nelle proposizioni 6,7,8 nella terza parte dell’Etica. Egli scriveva: “Ogni cosa, per quanto è in essa, si sforza di perseverare nel suo essere”. “Lo sforzo, con cui ogni cosa si sforza di perseverare nel suo essere, non è altro che l’essenza attuale della cosa stessa”.(p.49) nota 1

Da Etica di Spinoza

Proposizione 6. Ciascuna cosa, per quanto sta in essa (ossia per quanto essa può), si sforza di perseverare nel suo essere.
ogni cosa s’oppone a tutto ciò che possa toglier via la sua esistenza: e quindi per quanto può, e per quanto sta in essa, ciascuna cosa si sforza di perseverare nel suo essere. (Parte I, Conseguenza d. Proposizione 25; Proposizione 34; Parte III, Proposizione 4; Proposizione 5).
Proposizione 7. Lo sforzo con cui ciascuna cosa procura di perseverare nel suo essere non è altro che l’essenza attuale della cosa stessa, cioè il suo essere, e il suo esserci, presente ed attivo.
Proposizione 8. Lo sforzo, col quale ciascuna cosa procura di perseverare nel suo essere, non implica alcun tempo finito, ma implica un tempo indefinito.
Proposizione 10. Un’idea che esclude l’esistenza del nostro Corpo non può trovar luogo nella nostra Mente, ma è contraria ad essa.
Proposizione 12. La Mente, per quanto può, si sforza di immaginare cose che accrescono o favoriscono la potenza d’agire del Corpo.

Il dualismo consolidato, che è nato ad Atene, è stato ereditato da Cartesio, ha resistito alle bordate di Spinoza, e a cui ha attinto a piene mani l’informatica, è una concezione che ha fatto il suo tempo. È necessaria una visione nuova che sia integrata con la biologia. (p.274)

Il conatus è la forza che nelle parole di Schrodinger, contrasta “la naturale tendenza delle cose a passare in uno stato di disordine completo”

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Baruch Spinoza – Rebecca Goldstein, Antonio Damasio (2014) Youtube

I think that the geometric method which is so much talked about relation to Spinoza, in particularly the Etich, is actually a bit of an obfuscation of the real thing anyway. He, in his desire to be rigorous and probably because his training as a scientist whatever that was, at the time was, not a complete as with other men of science of the time. He had to find a way that would give an apperance of rigor, an appearance of objectivity, and geometry was a way into it. I don’t think it served him well. I think it just makes the text a bit more impenetrable for the first time reader but nonethless the intent was to be rigorous, but behind that rigor and a lot of very clear thinking there is this recognition of the reality of our biology.

This man, to a certain degree, is what i would like to call a proto-biologist at a time in which biology was in its infancy. He was able to think like a biologist. And In fact he sorts of foreshadows a number of great developments in science a couple centuries later including for example Darwin, Claude Bernard, William James.

Spinoza got right the enormous value of emotion in the reasoning process…

in a nutshell if you want to overpower an emotion that is driving you in the wrong direction it’s a passion, in fact the only way you can do that is not by sayng no, but by saying no through yet another emotion that is going to be more powerful than the previous one.

Through that love of nature which was really  a deep understanding of nature, you can get to salvation. There is  again a way in whitch it is very compatible with what in fact the goal of religions for human being;

Conatus is as an endeavor, a tendency, an effort… this irrepressible urge that a living creature will have to mantain itself in life, to preserve itself, to prevail for a certain period which is the period of allotment of life that its genome gives it. 

Conatus is that force that keeps you going , and in fact apparent in all biological tissue. You can find it in one singol cell or in a multicellular organism. 

this tendency to maintain your life, the integrity of your life, … you recognize that the way for this maintenance, for this self-preservation, was given through this enormous floushing of the emotions that were really of two kinds: the positive and the negative. The positive one’s really allowed you to sustain youself and to continue. 

It’s very important mantain this connection between the emotion and the reason. In Spinoza it is never disembodied and it is never taken out of emotion as a drive. There is a great power of observation and in enlightenment that comes from more and more rigorous observation. It’s as if all of this is constantly being fueled by the pleasurable states. 

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Rebecca Goldstein: Spinoza Einstein

Spinoza believed that there’s an explanation for everything… and there is an infinite web of necessary connections that constitutes reality, that it’s almost animated logic his notion of what nature is. it’s explanation, it’s everything that’s what nature is, it’s a complete description of the laws of nature, and not only what these laws are, but  why they must be everything is explained. Everything is self explained, if you understand the big picture…

[Tre aspetti in cui Einstein era realmente uno spinosiano: 1 – He located God in the laws of phisics and in the beauty and elegance and harmony of the laws of phisics; 2 – he agreed  with Spinoza that there can be nothing arbitrary about nature. The laws of phisics explain themselves. there’s nothing arbitrary about them; 3 – sort of awe and spiritual attitude toward nature]

“Einstein was a strong spinosus that he coulnd’t accept the randomness of nature, what seemed to him to be arbitrary.

religion of reason


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Alain Badiou, Bisogna salvare le matematiche, 2015

Spinoza attribuisce alla matematica il ruolo cruciale di aver bandito dalla filosofia i concetti di causa ultima e finalità, ancora così centrali nella tradizione aristotelica, e di attenersi solo al ragionamento deduttivo. Come già Platone, Spinoza distingue tre generi di conoscenza: il primo consiste in una commistione di rappresentazioni sensibili e immaginarie, ed è tipico dell’ordinaria ignoranza. Il secondo è la conoscenza concettuale ordinata sistematicamente , dimostrata passo per passo, e il suo paradigma è la matematica. Il terzo genere  è la frequentazione intuitiva di Dio, nome della Natura o del Tutto, ed è la conoscenza strettamente filosofica. Ma Spinoza precisa che, senza l’accesso al secondo genere, non vi è modo di giungere al terzo.(22-23)

Alain Badiou, Pour une interprétation nouvelle de la notion d’attribut de l’absolu

​​”On sait que l’infini est une catégorie fondamentale de l’ontologie de Spinoza. En un certain sens, Spinoza soutient que tout ce qui existe « vraiment », ou « en vérité » – la préposition « en » étant à prendre en son sens topologique –, est infini. À partir de quoi, l’élaboration du concept d’infini dispose trois strates : – L’unique Substance, ou Nature, ou Dieu, qui est « absolument » infinie. – Les attributs de la Substance, qui sont reliés de trois façons au concept de l’infini : d’abord, il y a une infinité d’attributs de la substance ; ensuite, chaque attribut « exprime » l’infinité de la Substance ; enfin chaque attribut est infini. – Il existe des « choses » qui, quoique singulières, et dont l’être est donc limité en son genre, sont néanmoins infinies : ce sont des modes infinis de la Substance, qui sont par ailleurs en quelque sorte inclus dans un attribut déterminé. Ainsi, la « figure » (facies) de tout l’univers est un mode infini de l’attribut étendue. Le but de mon intervention est d’y voir clair dans cette stratification de l’infini, et de lier cette clarification à ma propre théorie, encore inédite, des attributs de l’Absolu. L’Absolu étant pour moi le lieu de pensée de toutes les formes possibles du multiple.

Punto di partenza è quell’insieme concettuale composto principalmente nei seguenti termini: 1 – la sostanza che naturalmente è infinita; 2 – gli attributi della sostanza, che esprimono l’essenza eterna e infinita della sostanza. … una infinità intrinseca degli attributi: essi saprebbero esprimere in modo finito il senso eterno e infinito della sostanza. 3 – c’è il fatto che il numero stesso degli attributi è infinito

… l’opposizione fra modo e attributo, fra modo e sostanza non ha ragione di coincidere con l’opposizione fra finito e infinito. Non c’è determinazione intrinseca che obbliga a sovrapporre i due…

vi propongo come concetto di attributo, una costruzione integralmente razionale, che permette di pensare la razionalità integrale del concetto di attributi dell’assoluto come interiorità dello stesso assoluto. Mi situerei nell’interpretazione di Spinoza che consiste nel dire che gli attributi sono delle correlazioni … immanenti alla sostanza, e non delle prospettive o dei punti di vista.

il vuoto (vacuum) Le lieu de tous les lieux

[correlazione fra assoluto (sostanza) e multipli (attributi) si può rappresentare  attraverso una immersione matematica: ossia due strutture isomorfe di cui una contiene l’altra pur coincidendo con la stessa ]

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Cosa può un corpo? Lezioni su Spinoza, di Gilles Deleuze

 – AFFETTO E AFFEZIONE

“Nel libro più importante di Spinoza, che si chiama Etica, scritto in latino, si trovano due termini: affectio ed affectus. Alcuni traduttori stranamente li traslano allo stesso modo, ma è un terribile errore. Rendono entrambi i termini, affectio e affectus, con “affezione”. È un terribile errore proprio per una questione di principio, perché un motivo ci sarà se un filosofo impiega due termini diversi, tanto più che in francese esistono due parole che corrispondono esattamente ad affectio e ad affectus, e sono “affezione” per affectio, e “affetto” per affectus. Qualcun altro traduce affectio con “affezione”, e affectus con “sentimento”. Sempre meglio che tradurlo con la stessa parola, ma non vedo la necessità di ricorrere alla parola “sentimento” quando in francese si trova il termine “affetto”. Perciò, quando impiegherò la parola ‘affetto‘ mi riferirò all’affectus, mentre quando dirò affezione‘, vorrò indicare l’affectio.” (p.43)

Le cose vengono spesso complicate perché, anche se la maggior parte dei traduttori traduce giustamente affectio con “affezione”, molti invece rendono affectus con “sentimento”. Nonostante che in francese la differenza non si avverta così nettamente, tradurre il termine in questo modo espone ad errori dannosi. Meglio usare una parola un po’ più rozza, ma maggiormente adeguata, anche perché in francese esiste, e rendere affectus con “affetto”. Tra l’altro in questo mo- do si conserva la radice comune ad affectus e ad affect. Spinoza, an- che terminologicamente, distingue affectio e affectus, “affezione” ed “affetto”. Cos’è l’“affetto”? Spinoza dice che l’affetto implica l’affezione. Ricordate? La definizione, estremamente rigorosa, di “affezione” è letteralmente: l’effetto immediato che l’immagine di una cosa ha su di me. Le percezioni, ad esempio, sono affezioni, come anche le immagini delle cose associate alle azioni. L’affezione “implica”, “abbraccia”, “stringe”, “determina”, tutte parole che Spinoza impiega costantemente.” (p.104-5)

“Gli affetti sono un genere di affezione molto particolare. Infatti, producono effetti peculiari. “Affectus” viene tradotto spesso con il termine “sentimento”, ma la parola francese ‘affetto’ corrisponde molto meglio a quella latina. A rigore, gli “affetti” sono delle affezioni del tutto peculiari, ossia percezioni e rappresentazioni. La “definizione I” di questo passo dice: “La Cupidità è l’essenza stessa dell’uomo, in quanto si concepisce determinata da una certa data affezione a fare qualcosa”. A questa definizione segue una lunga spiegazione. Leggendo la spiegazione c’imbattiamo in un’altra frase, dove Spinoza ci dà la definizione di “affezione dell’esistenza”. Essa recita: “Infatti, per affezione dell’essenza umana intendiamo una qualunque costituzione della stessa essenza, sia che essa sia innata [NS: o indotta dall’esterno]”.” (p.205)

“In un passo molto importante della fine della Terza parte dell’Etica, intitolato “Definizione generale degli affetti”, Spinoza in pratica afferma: “Soprattutto, non crediate che l’affetto nei termini in cui l’ho concepito derivi da un confronto tra idee”. Il che significa che l’idea è preminente rispetto all’affetto pur essendo, queste, due cose che differiscono per natura. L’affetto non si riduce ad una comparazione intellettuale tra idee, è vita, è una transizione vissuta scorrendo da un grado di perfezione ad un altro grazie all’azione delle idee. Tale passaggio non dà vita all’idea, ma costituisce l’affetto.” (p. 48)

CORPO

“Per Spinoza il corpo individuale si definisce così: una composizione frutto di un rapporto specifico di movimento e riposo (insisto, è una composizione, e molto articolata), complesso al punto da continuare nonostante tutto a sussistere attraverso i cambiamenti che ne affettano le parti. È la permanenza, attraverso i cambiamenti che affettano le infinite parti di un corpo, di uno specifico rapporto di movimento e riposo. Un corpo è un infinito processo di composizione.” (p. 52)

“Per Spinoza il male è un cattivo incontro, una cattiva combinazione tra il vostro corpo ed un altro. Una cattiva composizione è quella in cui uno dei vostri rapporti subordinati, o il vostro stesso rapporto costitutivo, sono minacciati, invalidati, o addirittura disgregati definitivamente.” (p. 53)

“Dio non ha mai vietato nulla ad Adamo, ma gli ha invece donato una rivelazione. L’ha avvisato dell’effetto nocivo che la mela avrebbe avuto sulla costituzione del suo corpo. In altri termini, la mela è un veleno. La mela è un corpo con un rapporto specifico di qualità tale da disgregare il rapporto caratteristico del corpo d’Adamo. Adamo ha sbagliato a non ascoltare Dio, ma non perché gli ha disobbedito, cosa che non ha alcun senso, ma perché non ha capito niente.” (p. 54)

“L’affetto (affectus) corrispondente all’aumento ed alla diminuzione della potenza di agire è sempre e comunque una passione. Gioia e tristezza sono passioni: passioni gioiose o passioni tristi. Ancora una volta Spinoza punta il dito contro coloro che hanno tutto l’interesse ad affettarci con le passioni tristi. ” (p.57)

Spinoza non dice mai che l’uomo è un animale razionale. Per lui l’uomo, corpo e anima, consiste nelle sue possibilità. E se ‘essere razionale’ è qualcosa che è possibile all’uomo, anche ‘essere irrazionale’ lo sarà. Cambia tutto, anche la follia farà parte delle possibilità umane.” (p. 80)

“Non sta giocando con le parole, virtù è realmente ciò che è possibile per il corpo, l’effettuazione della potenza del corpo. Si chiama virtù un atto di potenza, ossia la potenza in atto del corpo. ” (p. 103)

“Ma dire che l’uomo sia di per sé “razionale” è del tutto privo di senso. Razionale, libero ecc., assumono un significato solo come prodotti di un divenire. È un pensiero fortemente innovativo, quello di Spinoza. “Essere gettato nel mondo” vuol dire rischiare ad ogni istante di incontrare qualcosa che può decomporre i tuoi rapporti.” (p.128)

“secondo Spinoza gli individui sarebbero pendoli composti costituiti da un infinito numero di pendoli semplici. L’individuo, in quanto pendolo composto, sarà dunque conseguentemente definito da una vibrazione.” (p. 154)

“La norma di composizione è il criterio che specifica il rapporto costitutivo di un corpo. Per questo, è l’unica ed esclusiva ragione che spinge un insieme infinito di parti estese ad entrare a far parte di un determinato corpo. Viceversa, un corpo fa sue delle parti esteriori sulla scorta della norma di composizione che lo costituisce. Grazie ad essa è possibile distinguere gli individui l’uno dall’altro.” (p.176)

“Perché un “rapporto determinato di movimento e di riposo”, concetto cinetico, è equivalente a “potere di essere affetto”, concetto dinamico? Perché Spinoza dà in realtà due definizioni del corpo: una definizione cinetica, che dice: ogni corpo è un determinato rapporto di movimento e riposo; ed una dinamica, che invece afferma: ogni corpo esprime un determinato potere di essere affetto. Trattando dell’essenza, dobbiamo sempre tenere presenti entrambi i registri, quello cinetico e quello dinamico. Dobbiamo imparare a riconoscerli. Per Spinoza, ogni individuo possiede un numero grandissimo di parti estese. A questo insieme infinito corrisponde quindi un infinito potere di essere affetto. Il possesso di un insieme infinito di parti estese implica un numero infinito di affetti. Adesso tutto è più chiaro.” (p.208) Cerrrto!