·cat: Culture digitali, Informazione, Quotidiani
The Viewspaper sulle tracce di Internet.
Tesina di Alice Gallio, Francesca Gobbo, Elisa Nicoletto
Pubblicata da Lsdi
(Un’analisi dell’evoluzione grafica del quotidiano inglese The Indipendent.)
“Il nostro “Viewspaper” (The Indipendent) è dunque ricco, come lo è il web, di elementi visivi, come immagini, fotografie e disegni, che vengono elaborati pre-attentivamente, senza sforzi cognitivi; essi indirizzano la nostra attenzione secondo un percorso predefinito, in cui dimensioni, colore, nitidezza e contrasto fanno da padroni. La composizione delle copertine, presentando un uso combinato di testi e immagini, diventa sempre più simile alla creazione di una pagina digitale, allontanandosi dalla prima pagina di un quotidiano, dove a prevalere è l’elemento testuale, e le immagini svolgono un ruolo secondario.”
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·cat: Mercato, Società
Después de la crisis
Manuel Castells – La Vanguardia 21/02/2009 (fonte: cienciasyarte)
Nell’articolo Castells ci spiega che questa crisi finanziaria ed economica non è la fine del capitalismo, ma che dobbiamo pensare a “un nuovo tipo di capitalistico in cui sistema finanziario abbia un ruolo di appoggio e non di motore, e che includa un “calcolo” ecologico e sociale, non solo monetario“. Secondo Castells anche il modello welfare e la ridistribuzione delle ricchezze sostenuta dalle sinistre non può bastare, perché disoccupazione e indebitamento pubblico non lo permettono più. Conclusione: in compenso aumenterà il nostro tempo libero.
“Vivimos en una peligrosa fantasía. A saber, que esto es un mal trago, pero que en unos meses o máximo un año la crisis económica habrá pasado y todo volverá a ser como antes. Pues no. Nunca volverá a ser como antes.”
“No es que salgamos del capitalismo, sino de la forma de capitalismo global que ha caracterizado el mundo en los últimos veinticinco años. Un modelo triunfante, de idolatría de un mercado al que se le suponía un automatismo benevolente de creación y reparto de riqueza y, de paso, garante de la libertad individual, conectando países a lo largo de su marcha triunfal en todo el planeta, obviando gobiernos y desoyendo reguladores, propulsado por una revolución tecnológica también teñida con tintes libertarios. Vanidad y todo vanidad.”
“De modo que sabemos de dónde salimos pero no adónde vamos. Lo único seguro es que su consumo de bienes y servicios bajará y su tiempo para vivir aumentará. A condición de que no se haya olvidado de vivir y no le atenace la angustia de cómo salir del entramado de deuda en el que perdió sus mejores años. Después de la crisis económica, la esperanza de una nueva cultura.”
Commento: secondo Castells cambierà tutto, tranne il capitalismo (sistema basato sul profitto) che dovrà confrontarsi con ambiente e problemi sociali - e con la speranza che aumenti la trasparenza e condivisione delle scelte anche nell’amministrazione dell’economia. La sua idea è dunque “esperanza” in una nuova cultura. Un po’ poco.
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·cat: Informazione, Quotidiani
The Elite Newspaper of the Future di Philip Meyer
pubblicato in American Journalism Revue, October/November 2008, traduzione Lsdi.
“Io credo ancora che il prodotto più importante dei giornali, il prodotto che può essere più vulnerabile nei processi di sostituzione, è l’ influenza sulla comunità. Si guadagna questa influenza essendo la fonte più affidabile per l’ informazione locale, l’ analisi e le inchieste giornalistiche sui pubblici affari. E questa influenza rende i giornali attraenti per gli inserzionisti.”
“Abbiamo bisogno di qualcuno che inserisca i fatti nei loro contesti, dia loro delle cornici teoriche e suggerisca le strade per agire rispetto ad essi. Il materiale grezzo per questa elaborazione è chiaramente giornalistico, qualcosa che i blogger non sono ancora buoni a generare.”
“I lettori hanno bisogno e desiderano essere attrezzati con delle difese basate sulla verità.I giornali possono avere una chance se riescono a incontrare questo bisogno continuando a gestire quel tipo di contenuti che gli procura la loro naturale influenza sulla comunità. Per trovare le risorse necessarie per fare questo, dovranno eliminare dal buffet dei contenuti tutti gli argomenti frivoli.”
“Il problema non è diffondere l’ informazione. Il problema è riuscire a mantenere una forte e affidabile macchina per costruirla. I giornali hanno questa posizione di affidabilità nella mente dei cittadini.”
Philip Meyer is professor emeritus in Journalism at the University of North Carolina at Chapel Hill and the author of “The Vanishing Newspaper: Saving Journalism in the Information Age.”
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·cat: Contenuti digitali, Giornalismi
Il rapporto annuale di Technorati sullo stato della blogosfera conferma la forte crescita sia dei blog sia dei lettori di blog. Il rapporto affianca i dati numerici a un sondaggio “random” tra gli utenti di Technorati per conoscere i blogger, il loro modo di operare (strumenti, impegno, costo) e per valutare l’impatto del “blogging” sulla loro vita privata e professionale.

Il sondaggio mostra che i blogger non formano un “gruppo omogeneo: tutti i blogger hanno obiettivi diversi e coprono una media di cinque argomenti all’interno di ogni blog.” L’impegno di tempo è ricambiato da una generale soddisfazione per lo strumento.
La linea che dovrebbe distinguere tra blog e siti web si fa sempre più sfumata. Tra i dieci siti d’intrattenimento più visitati ci sono quattro blog.
“Technorati defines the Active Blogosphere as: The ecosystem of interconnected communities of bloggers and readers at the convergence of journalism and conversation.”
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·cat: Giornalismi
L’era dei mass media “potrebbe essere finita”. Ma il futuro è dei giornalisti.
Secondo Roy Greenslade i giornalisti devono smettere di deprimersi per la crisi dei giornali. Sono preoccupati per il loro posto di lavoro, temono che la pubblicità online non sarà sufficiente a pagare il loro salario, che non vi saranno fondi per le inchieste e per gli inviati all’estero.
E’ vero che gli investitori, secondo Greenslade, non faranno più i guadagni che hanno realizzato nel secolo scorso (profitti del 30% in Stati Uniti e Gran Bretagna). Ma il cambiamento del mercato favorirà un giornalismo specializzato rivolto alle nicchie. Perché, quindi, rimanere attaccati a vecchi editori continuando a deprimersi, a sperare che tutto passi, a credere che online prima o poi sarà come con la stampa – e non cercare, invece di accettare che “il giornalismo diventi gradualmente libero dai condizionamenti del commercio”.
Sarà la fine dei mass media, dice Greenslade. Questo è il concetto che vorrei sottolineare nella visione ricorrente di tanti commentatori e giornalisti. Sta per finire l’era dei mass media e non abbiamo nulla da metterci.
Ho trovato un’altra informazione interessante nel blog di Greenslade: la crisi nella carta stampata è più pesante per quella regionale. E un segnale opposto a ciò che sembrava: fino a un anno fa il mercato della stampa e della pubblicità locale aveva fatto nascere qualche speranza.
Recentemente anche la free press ha iniziato a precipitare (vedi: Free press: è del 25% la “mortalità” delle testate). Una delle cause starebbe nell’inflazione che diminuisce il potere di acquisto. Per l’industria dell’informazione è un segnale di difficoltà, ma per i giornalisti potrebbe essere un segnale di libertà dalla pubblicità dei prodotti. – Non è possibile? – Perché no?
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