Fine dei mass media

L’era dei mass media “potrebbe essere finita”. Ma il futuro è dei giornalisti.

Secondo Roy Greenslade i giornalisti devono smettere di deprimersi per la crisi dei giornali. Sono preoccupati per il loro posto di lavoro, temono che la pubblicità online non sarà sufficiente a pagare il loro salario, che non vi saranno fondi per le inchieste e per gli inviati all’estero.
E’ vero che gli investitori, secondo Greenslade, non faranno più i guadagni che hanno realizzato nel secolo scorso (profitti del 30% in Stati Uniti e Gran Bretagna). Ma il cambiamento del mercato favorirà un giornalismo specializzato rivolto alle nicchie. Perché, quindi, rimanere attaccati a vecchi editori continuando a deprimersi, a sperare che tutto passi, a credere che online prima o poi sarà come con la stampa – e non cercare, invece di accettare che “il giornalismo diventi gradualmente libero dai condizionamenti del commercio”.

Sarà la fine dei mass media, dice Greenslade. Questo è il concetto che vorrei sottolineare nella visione ricorrente di tanti commentatori e giornalisti. Sta per finire l’era dei mass media e non abbiamo nulla da metterci.

Ho trovato un’altra informazione interessante nel blog di Greenslade: la crisi nella carta stampata è più pesante per quella regionale. E un segnale opposto a ciò che sembrava: fino a un anno fa il mercato della stampa e della pubblicità locale aveva fatto nascere qualche speranza.
Recentemente anche la free press ha iniziato a precipitare (vedi: Free press: è del 25% la “mortalità” delle testate). Una delle cause starebbe nell’inflazione che diminuisce il potere di acquisto. Per l’industria dell’informazione è un segnale di difficoltà, ma per i giornalisti potrebbe essere un segnale di libertà dalla pubblicità dei prodotti. – Non è possibile? – Perché no?

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