archivio: Culture digitali

Consumatori adolescenti dei media

Che cosa pensano i giovani dei nuovi e vecchi media? Una ricerca della Morgan Stanley sui teenagers mostra quali cambiamenti siano in corso tra i giovani consumatori che sono all’avanguardia della rivoluzione digitale. Cellulare, televisione, internet sono gli “strumenti” preferiti. La ricerca analizza i comportamenti dei ragazzi tenendo conto dell’aspetto economico. Emergono elementi che indicano anche una visione univoca e passiva del rapporto con la società. Ma sono gli aspetti esteriori, superficiali,  che condizionano l’etica del giovane consumatore oggi e nel suo futuro non più giovane.

La ricerca conclude segnalando alcuni “princìpi” che valgono per i giovani:

Che cosa è “hot”?
- Tutto ciò che è “touch sceen”.
- Un cellulare con  molta memoria per la musica.
- Dispositivi portatili in grado di connettersi a internet (iPhone).
- Schermi televisivi molto grandi.

Che cosa non è “hot”?
- Tutto ciò che è collegato con fili.
- Cellulari con schermi in bianco e nero.
- I “rozzi” cellulari a forma di mattone.
- Dispositivi con batteria sotto le 10 ore di durata.

Questi sono i desideri dei giovani in fatto di media. Come dargli torto?

Fonti: – How Teenagers Consume Media (originale pubblicato sul Guardian in inglese e traduzione in francese).

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The Indipendent e internet

The Viewspaper sulle tracce di Internet.

Tesina di Alice Gallio, Francesca Gobbo, Elisa Nicoletto

Pubblicata da Lsdi

(Un’analisi dell’evoluzione grafica del quotidiano inglese The Indipendent.)

viewspaper“Il nostro “Viewspaper” (The Indipendent) è dunque ricco, come lo è il web, di elementi visivi, come immagini, fotografie e disegni, che vengono elaborati pre-attentivamente, senza sforzi cognitivi; essi indirizzano la nostra attenzione secondo un percorso predefinito, in cui dimensioni, colore, nitidezza e contrasto fanno da padroni. La composizione delle copertine, presentando un uso combinato di testi e immagini, diventa sempre più simile alla creazione di una pagina digitale, allontanandosi dalla prima pagina di un quotidiano, dove a prevalere è l’elemento testuale, e le immagini svolgono un ruolo secondario.”

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Che bello perdersi

Si chiama “attenzione parziale continua” ed è “ormai” definita come una sindrome che colpisce chi vive troppo esposto a computer e gadget elettronici. Sintomi: minore capacità di concentrarsi, rapidi cambiamenti di attività, multitasking. “Continuous Partial Attention
La mente si abitua a svolgere più attività parallelamente, distribuendo una minore attenzione a ognuna, e quindi con una perdita di concentrazione che spiegherebbe il comportamento di molti giovani.

Non sono più giovane, però conosco i sintomi. Accade non solo davanti a un monitor, ma è soprattutto lì che le idee frullano in parallelo, s’intersecano, si sovrappongono e poi, come per magia, vanno a posto. La sensazione è di non poter più fare una cosa per volta, e per ciascuna di non avere abbastanza tempo per riflettere. E’ un comportamento alienato (per usare un termine d’epoca), esattamente all’opposto di quello che vorrei avere: “L’intensità del momento non dipende dalla velocità”. Però non basta la consapevolezza per cambiare schema di gioco.

L’intensità del momento non dipende dalla velocità. Ogni momento è diverso dall’altro.
“In particolare nell’Area Brodmann 10 nella corteccia prefrontale dove vengono “parcheggiati” e poi ripresi i compiti mentali non completati. Quella regione è una delle prime a deperire con l’età e dà l’impressione della simultaneità in ciò che in realtà è una rapida successione di azioni cerebrali. Perché anche il processore umano, come quello del computer, alla fine svolge un task per volta. E a sovraccaricarlo con più richieste, illudendosi di far prima, spesso lo si impalla (aumentando tempi di elaborazione e rischio di errori sino al doppio come dimostrano studi recenti) proprio come succede ai calcolatori.” Riccardo Staglianò

“Ma è anche senz’altro vero che strumenti come Instant Messaging, Voip, Blog e Wiki oggi possono aumentare significativamente la cosiddetta “situational awareness”, ovvero la coscienza della situazione, e quindi consentire a tutte le persone di collaborare in una stessa direzione.” Paolo Valdemarin

“Scrivo, mi interrompo, navigo, apro la posta, rispondo, un amico mi manda un link, lo inseguo, lo metto in de.li.cious. (lo riaprirò mai?), stampo una pagina, la impilo su altre, fammi vedere a che ora danno il film che vorrei vedere, torno al testo, scrivo una frase, non mi viene, magari mi aiuta un post, scrivo il post, dovrei rispondere, oddio che ora si è fatta, dov’era il link che ho trovato ieri, scartabello tra le cartelle, però mi farebbe comodo la toolbar di google per cercare nel mio pc, fammi andare a vedere.” Luisa Carrada

Che bello perdersi. E comunque, si finisce sempre da qualche parte!

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La città delle reti – M. Castells

Tecnologia, società e impresa

Immagine di La città delle reti

Appunti da La città delle reti
di Manuel Castells
Marsilio Editori 2004.

“Un assioma fondamentale da applicare a qualsiasi innovazione è che la gente decide di usare una tecnologia, a prescindere da quando essa sia stata introdotta, solo quando risponde ad uno scopo preciso e quando se ne sente effettivamente il bisogno in relazione a particolari interessi e specifiche valutazioni. Da qui ne deriva un importante corollario: ogni tecnologia può svilupparsi in modi diversi, a seconda dell’uso che ne fa la società.”

“Solo dall’aumento di produttività possono scaturire nuove possibilità di occupazione, assenza di inflazione e sviluppo delle realtà imprenditoriali.”

“contesto dominato dalla globalizzazione si può riassumere come sintesi di due fattori strutturali: interdipendenza e volatilità dei mercati.”

“L’innovazione stessa è una funzione di diversi fattori. Fondamentali sono le modalità di interazione fra materia prima e forza lavoro nel contesto organizzativo dell’impresa. Una componente essenziale è la capacità imprenditoriale, a prescindere dalla quale non può esistere innovazione… La capacità imprenditoriale, coniugando know-how e talento, genera innovazione.
A loro volta, know-how e talento dipendono da due fattori istituzionali: la qualità del sistema universitario e l’immigrazione.”
“…si rileva come l’aumento dei rendimenti attraverso l’introduzione delle nuove tecnologie si ottenga solo sulla base di tre condizioni essenziali: organizzazione reticolare, risorse umane appropriate e capacità d’innovazione della azienda.”

Impresa reticolare:
“Il network di cui parlo non è né una rete di aziende, né un’azienda strutturata a rete, ma qualcosa di molto più complesso. E’ il modello operativo dell’economia attuale.”

Tre processi fondamentali
1. Decentramento interno. Realtà imprenditoriali molto grandi opereranno attraverso la formazione di unità fortemente autonome, ovviamente poi connesse e coordinate tra loro. Ognuna di queste unità dovrà poi stabilire con altre aziende delle alleanze strategiche, non permanenti ma finalizzate al raggiungimento di determinati scopi.

2. Presenza di un’idonea infrastruttura tecnologica.
Le reti di computer costituiscono un vantaggio sotto diversi punti di vista:
- nell’economia di scala
- feedback dei consumatori o degli altri produttori
- flessibilità dei processi produttivi
- gestione del marchio di fabbrica
- possibilità di personalizzare pur rimanendo nell’ambito di una prospettiva globale

3 Risorse umane adeguate.
Il “lavoro auto-programmabile”: ogni soggetto deve essere in grado di reinventarsi continuamente, acquisendo ogni giorno nuove conoscenze, nuove capacità, riuscendo a distinguere autonomamente quello che deve e non deve fare.
Il lavoro auto-programmabile è una dote fondamentale, allo stesso tempo personale e organizzativa.”

“Quindi oggi il lavoro deve essere flessibile, seppur non disgiunto dalla protezione sociale. La flessibilità fine a se stessa espone al costante pericolo del licenziamento. Tra dipendente e azienda non c’è più rapporto fiduciario e l’individuo tende a serbare per sé le proprie competenze… In mancanza di un rapporto di fiducia, in un contesto di flessibilità che finisce col tradursi in precarietà, i dipendenti tendono a crearsi un portafoglio individuale, accumulando conoscenze senza traferirle.”
“Oggi la trasformazione del potenziale produttivo della new economy in un più ampio processo di ripartizione delle risorse a livello mondiale non dipende più dalla tecnologia, bensì da condizioni istituzionali. E soprattutto dalla nostra capacità, oltre che di riorganizzare le imprese, di reinventare la realtà sociale che ci circonda.”

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Wark McKenzie

Titolo: Un manifesto hacker, di Wark McKenzie, Feltrinelli 2005

“L’informazione può essere libera dovunque, ma dovunque è in catene”.

“L’information peut partout être libre, mais elle est partout enchaînée”, résume Kenneth McKenzie, en référence au credo de la cyberculture des années 1980. Dans l’univers de McKenzie, se côtoient Debord et Robin des Bois, Rousseau et Courtney Love, les informaticiens du Massachusetts Institute of Technology et les paysans anglais du VIIIe siècle opposés à l’enclosure, Baudrillard et Kathy Aker, romancière expérimentale américaine.
La théorie de l’auteur, qui se définit “comme un crypto-marxiste”, dessine les frontières d’une nouvelle lutte des classes, version société numérique. D’un côté, donc, les hackers, prolétaires de l’information. De l’autre, la classe dirigeante composée des propriétaires des vecteurs qui “mènent un intense combat pour déposséder les hackers de leur propriété intellectuelle”.
Olivier Zilbertin (Article paru dans Le Monde du 05.01.08)

Schede su Wark McKenzie:
Wikipedia english
Wikipedia francais

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