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Slow Media

Ancora non è cominciata un’epoca e già se ne prospetta un’altra. Velocità nel pensare, o meglio nel prendere decisioni, multitasking, improvvisazione, poco approfondimento, buona navigazione a vista. Sono alcune caratteristiche dell’utente informato che vive con internet a portata di indice.

Qualcuno però non è d’accordo nel lasciarsi travolgere dalla velocità e pensa di ritrovare pace nella lentezza. Il manifesto di Slow Media spiega i modi e i vantaggi di un giornalismo più attento alla  qualità, alla completezza dell’informazione e all’ascolto degli utenti.

Slow media sono e fanno:

- un contributo alla sostenibilità.
- promuovono il Monotasking.
- sono perfezionabili.
- standard di qualità elevati.
- sostengono i consumatori consapevoli.
- sono discorsivi e dialogici.
- sono dei Social Media.
- rispetto per gli utenti.
- passa-parola invece di pubblicità.
- sono senza tempo.
- hanno un’aura.
- sono progressivi, non sono reazionari.
- sono concentrati sulla qualità – sia nella produzione come nella ricezione di contenuti multimediali.
- cercano la fiducia e hanno bisogno di tempo per essere credibili.

Alcuni link per approfondire:

Le manifeste des slow media (traduction : fr)

Das Slow Media Manifest

A slow media movement (new approach to media, slowly)

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Che bello perdersi

Si chiama “attenzione parziale continua” ed è “ormai” definita come una sindrome che colpisce chi vive troppo esposto a computer e gadget elettronici. Sintomi: minore capacità di concentrarsi, rapidi cambiamenti di attività, multitasking. “Continuous Partial Attention
La mente si abitua a svolgere più attività parallelamente, distribuendo una minore attenzione a ognuna, e quindi con una perdita di concentrazione che spiegherebbe il comportamento di molti giovani.

Non sono più giovane, però conosco i sintomi. Accade non solo davanti a un monitor, ma è soprattutto lì che le idee frullano in parallelo, s’intersecano, si sovrappongono e poi, come per magia, vanno a posto. La sensazione è di non poter più fare una cosa per volta, e per ciascuna di non avere abbastanza tempo per riflettere. E’ un comportamento alienato (per usare un termine d’epoca), esattamente all’opposto di quello che vorrei avere: “L’intensità del momento non dipende dalla velocità”. Però non basta la consapevolezza per cambiare schema di gioco.

L’intensità del momento non dipende dalla velocità. Ogni momento è diverso dall’altro.
“In particolare nell’Area Brodmann 10 nella corteccia prefrontale dove vengono “parcheggiati” e poi ripresi i compiti mentali non completati. Quella regione è una delle prime a deperire con l’età e dà l’impressione della simultaneità in ciò che in realtà è una rapida successione di azioni cerebrali. Perché anche il processore umano, come quello del computer, alla fine svolge un task per volta. E a sovraccaricarlo con più richieste, illudendosi di far prima, spesso lo si impalla (aumentando tempi di elaborazione e rischio di errori sino al doppio come dimostrano studi recenti) proprio come succede ai calcolatori.” Riccardo Staglianò

“Ma è anche senz’altro vero che strumenti come Instant Messaging, Voip, Blog e Wiki oggi possono aumentare significativamente la cosiddetta “situational awareness”, ovvero la coscienza della situazione, e quindi consentire a tutte le persone di collaborare in una stessa direzione.” Paolo Valdemarin

“Scrivo, mi interrompo, navigo, apro la posta, rispondo, un amico mi manda un link, lo inseguo, lo metto in de.li.cious. (lo riaprirò mai?), stampo una pagina, la impilo su altre, fammi vedere a che ora danno il film che vorrei vedere, torno al testo, scrivo una frase, non mi viene, magari mi aiuta un post, scrivo il post, dovrei rispondere, oddio che ora si è fatta, dov’era il link che ho trovato ieri, scartabello tra le cartelle, però mi farebbe comodo la toolbar di google per cercare nel mio pc, fammi andare a vedere.” Luisa Carrada

Che bello perdersi. E comunque, si finisce sempre da qualche parte!

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Diritto d’autore

Diventa ogni giorno più convincente il discorso di chi sostiene che la tutela del diritto d’autore (copyright, nella concezione anglosassone) si stia trasformando in un ostacolo alla libera circolazione delle idee e alla creatività. E non si tratta solo di una questione sociale e culturale, ma anche economica. Le tecnologie digitali e l’Internet stanno cambiando il rapporto tra produzione e consumo della cultura: rendono possibili nuove forme di collaborazione e di partecipazione nella creazione del sapere, e altrettante nuove forme di condivisione delle informazioni e delle conoscenze. Lo può capire anche chi non crede che la cultura sia un tipo particolare di merce a cui il libero mercato può solo restituire la sua connaturata libertà di pensiero e di espressione. (1)

La tutela del diritto d’autore, nel modo in cui è regolata e gestita in Italia, è sicuramente inadatta ai tempi perché, invece di favorire la crescita culturale del paese e nello stesso tempo difendere il ruolo sociale del lavoro intellettuale, è diventato uno strumento di conservazione della rendita e di controllo del mercato.

Da un paio di mesi c’è un Comitato Consultivo Permanente per il diritto d’autore, che dovrebbe informare il Ministro sul tema del rapporto tra nuove tecnologie e proprietà intellettuale, nella prospettiva di una revisione della legge.

Nello spirito di una partecipazione dei cittadini, auspicata da tutti, un gruppo di associazioni ha inviato al comitato un documento di proposte in diciannove punti. Sono proposte concrete, piene di senso pratico, e di timori per una legge che potrebbe essere peggiorativa. A qualcuno possono anche sembrare un compromesso equo o un eccesso, ma nascono da un’esperienza che in molti ormai condividiamo. Assolutamente (termine abusato, ma attuale) da leggere.

La proposta iniziale è quella di una sostanziosa riduzione della durata del diritto d’autore, che oggi è di settanta anni; con l’obiettivo di “disincentivare la pratica diffusa di bloccare la diffusione di un prodotto tutelato da copyright senza peraltro utilizzarlo a fini economici”.

Non è un documento teorico, ma molto diretto nel proporre possibili soluzioni: per esempio, sulla durata della tutela chiede che scada dopo 24 ore per telegiornali o giornali nel caso che l’uso delle informazioni non sia commerciale.
Semplificando, il documento chiede che ci si muova da un lato per ridefinire i ruoli degli attori in gioco (autori, pubblico, Siae, editori, istituzioni), e dall’altro per affermare i diritti dei cittadini: diritto di copia ad uso personale, libertà per fini di divulgazione, educativi o enciclopedici, diritto di cronaca , diritto di panorama, diritto di prestito gratuito, esecuzione in ambito familiare e amicale.
Le richieste in elenco toccano un po’ tutte le forme della produzione culturale (dalla parola alle immagini e ai software) e tutti gli ambiti di fruizione (individuale, sociale ed economico).

Gli autori della lettera si sono in parte ispirati al Public Domain Enhancement Act, che ha lanciato l’idea di liberare dalla tutela le opere che non hanno più valore commerciale. Come? Un esempio: facendo pagare agli autori una tassa annuale per rinnovare la tutela, che decadrebbe (fatti salvi i diritti morali) dopo tre anni di mancato pagamento.

Forse è sbagliato considerare queste proposte come una base di partenza, mentre per qualcuno dovrebbero essere un punto di arrivo, ma il cambiamento della legge di tutela del diritto d’autore diventa sempre più indispensabile per sbloccare una situazione culturale ed economica che lascia tutti insoddisfatti.

link
Il nuovo diritto d’autore (Punto informatico)
Atti e contatti in breve (isotype.org)
Manifesto delle libertà digitali (frontiere digitali)
Tavolo tematico sui diritti e permessi d’autore (frontiere digitali)

Nota 1 – Non mi è chiaro cosa accadrà per i beni materiali con l’informatizzazione di tutti i processi produttivi e del lavoro (soprattutto se penso alla realtà di coloro che sono esclusi dal bengodi digitale), ma per il lavoro intellettuale i cambiamenti sono lì: il web 2.0 (meglio sarebbe definirlo collaborativo), la condivisione di musica, immagini, video, lo scambio diretto di informazioni, il giornalismo partecipativo, le web radio e tivu, l’e-learning e l’ormai immenso settore educational in televisione e internet (purtroppo o per fortuna in inglese).

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topologia Internet

“Capire la topologia di Internet è l’unico modo per difendersi.”

(Link. La scienza delle reti, di A-L Barabasi, 2002)

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la lingua del mondo

Alessandro Baricco: “Lo voglio dire senza mezzi termini: nessun libro può esser una cosa del genere se non adotta la lingua del mondo. Se non si allinea alla logica, alle convenzioni, ai principi della lingua più forte prodotta dal mondo. Se non è un libro le cui istruzioni per l’uso sono date in luoghi che NON sono solamente libri. Dire che luoghi sono, non è facile: ma la lingua del mondo, oggi, indubitatamente, si forma in televisione, al cinema, nella pubblicità, nella musica leggera, forse nel giornalismo. E’ una specie di lingua dell’impero, una specie di latino, parlato da tutto l’occidente. E’ fatta da un lessico, da una certa idea di ritmo, da una collezione di sequenze emotive standard, da alcuni tabù, da una precisa idea di velocità, da una geografia di caratteri. I barbari vanno verso i libri, e ci vanno volentieri, ma per loro hanno valore solo quelli scritti in quella lingua: perché così non sono libri, ma segmenti di una sequenza più ampia, scritta nei caratteri dell’impero, che magari è partita dal cinema, passata da una canzonetta, approdata in tivù, e dilagata in Internet. Il libro, di per sé, non è un valore: il valore è la sequenza.”

(dalla rubrica: I Barbari. Una serie di articoli di Baricco pubblicata da Repubblica, con intuizioni e riflessioni molto preziose)

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