archivio: Giornalismi

Blog e pubblicità nascosta

“According to new guidelines from the Federal Trade Commission (FTC), bloggers who fail to disclose that they have received freebies when they write about a product can now be fined up to $11,000 per post. The new FTC Guide Concerning the Use of Endorsements and Testimonials in Advertising argues that any post of a blogger who receives “cash or in-kind payment to review a product” should be considered an endorsement. Because these posts are now officially considered endorsements, bloggers who receive freebies must now disclose this fact on their site.” (Read Write Web)

“Vai tranquillo, queste regole non valgono per l’Italia, la Federal Trade Commission non ha alcun potere qui da noi. Potrai pertanto continuare a scrivere le tue allegre marchette camuffate da articoli e intascarti elemosine, ammirazione/invidia per aver recensito (aggratis) l’ultimo inutile cellulare e pacche sulle spalle dalla tua amata buzz agency. Mentre per questo stesso comportamento i tuoi amici blogger oltreoceano, a partire dal mese prossimo, rischiano 11.000 dollari di multa.” (TagliaBlog)

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La Blogosfera sta bene

Il rapporto annuale di Technorati sullo stato della blogosfera conferma la forte crescita sia dei blog sia dei lettori di blog. Il rapporto affianca i dati numerici a un sondaggio “random” tra gli utenti di Technorati per conoscere i blogger, il loro modo di operare (strumenti, impegno, costo) e  per valutare l’impatto del “blogging” sulla loro vita privata e professionale.


Il sondaggio mostra che i blogger non formano un “gruppo omogeneo: tutti i blogger hanno obiettivi diversi e coprono una media di cinque argomenti all’interno di ogni blog.” L’impegno di tempo è ricambiato da una generale soddisfazione per lo strumento.

La linea che dovrebbe distinguere tra blog e siti web si fa sempre più sfumata. Tra i dieci siti d’intrattenimento più visitati ci sono quattro blog.

Technorati defines the Active Blogosphere as: The ecosystem of interconnected communities of bloggers and readers at the convergence of journalism and conversation.”

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Fine dei mass media

L’era dei mass media “potrebbe essere finita”. Ma il futuro è dei giornalisti.

Secondo Roy Greenslade i giornalisti devono smettere di deprimersi per la crisi dei giornali. Sono preoccupati per il loro posto di lavoro, temono che la pubblicità online non sarà sufficiente a pagare il loro salario, che non vi saranno fondi per le inchieste e per gli inviati all’estero.
E’ vero che gli investitori, secondo Greenslade, non faranno più i guadagni che hanno realizzato nel secolo scorso (profitti del 30% in Stati Uniti e Gran Bretagna). Ma il cambiamento del mercato favorirà un giornalismo specializzato rivolto alle nicchie. Perché, quindi, rimanere attaccati a vecchi editori continuando a deprimersi, a sperare che tutto passi, a credere che online prima o poi sarà come con la stampa – e non cercare, invece di accettare che “il giornalismo diventi gradualmente libero dai condizionamenti del commercio”.

Sarà la fine dei mass media, dice Greenslade. Questo è il concetto che vorrei sottolineare nella visione ricorrente di tanti commentatori e giornalisti. Sta per finire l’era dei mass media e non abbiamo nulla da metterci.

Ho trovato un’altra informazione interessante nel blog di Greenslade: la crisi nella carta stampata è più pesante per quella regionale. E un segnale opposto a ciò che sembrava: fino a un anno fa il mercato della stampa e della pubblicità locale aveva fatto nascere qualche speranza.
Recentemente anche la free press ha iniziato a precipitare (vedi: Free press: è del 25% la “mortalità” delle testate). Una delle cause starebbe nell’inflazione che diminuisce il potere di acquisto. Per l’industria dell’informazione è un segnale di difficoltà, ma per i giornalisti potrebbe essere un segnale di libertà dalla pubblicità dei prodotti. – Non è possibile? – Perché no?

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Cinque regole di buon giornalismo

“Le regole del buon giornalismo appaiono ancora quelle di Edmund B. Lambeth (Committed Journalism). Cinque principi. Verità: senza la presunzione di possederla, nel rispetto della buona fede del lettore. Giustizia: ovvero imparzialità, che non esclude domande scomode, ma distingue cronaca da commento. Libertà: l’indipendenza si tutela se si è liberi, ma anche se non si è scorretti. Umanità: il rispetto della persona i cui diritti soggettivi a volte prevalgono, in assenza di ruoli pubblici, su quelli di critica e di cronaca. Infine, responsabilità, etica della funzione e coscienza del ruolo pubblico della professione. Peccato che queste regole si seguano poco, nella stampa scritta, ma forse ancor di più nel web.”
di Ferruccio de Bortoli (Il Sole 24 Ore/Nòva, 10 aprile 2008). Fonte Infodem.it

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I tre moschettieri dell’informazione

“Agoravox, Mediapart e Rue 89: tre interviste pubblicate da “Le Mensuel de l’ Université” (un magazine interuniversitario online) delineano tre modelli mediatici diversi, tre modelli economici distinti, tre filosofie originali – Tutte e tre le testate però danno grande risalto al carattere partecipativo della loro esperienza e puntano a difendere e a sviluppare il giornalismo investigativo.”

testo originale: articolo Lsdi,

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