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A ciascuno il suo profilo

A ciascuno il suo profilo (pubblico)

Se ci sono sul web informazioni personali che ti riguardano, Spock.com è in grado di trovarle. Il nuovo motore di ricerca analizza tutte le fonti disponibili, confronta e collega i dati, per restituire alla fine il profilo di ogni nome e cognome che compare online. Spock.com ha raccolto sino ad ora più di cento milioni di profili, dai personaggi più famosi agli utenti abituali, dai nomi noti a quelli inventati. Ma l’obiettivo degli ideatori è di creare un risultato della ricerca per ogni persona al mondo.
Spock.com non è il primo motore di questo genere (Wing.com è molto usato), ma è diverso dagli altri perché non cerca a tappeto tra i siti. Si addentra, invece, nelle risorse dei network sociali e collaborativi, e scandaglia le informazioni pubbliche di siti accreditati o ufficiali. Linkedin, Myspace, Facebook,YouTube, Flickr, per citare i più noti del web 2.0. Ma anche i classici database autogestiti, come IMDB e Wikipedia, o i portali autorevoli dell’informazione, per esempio NYTimes, Bbc. Ogni scheda elenca i dati personali e la foto (se disponibili), le parole rilevanti per la ricerca (tags), le persone collegate, e i link alle fonti. Tutto ottenuto automaticamente.

Un grande lavoro, però, lo fanno anche gli utenti. Infatti, Spock.com usa le stesse tecnologie partecipative del web 2.0. Ogni utente registrato è invitato a contribuire, aggiungendo nuove informazioni alla descrizione e dando un voto di merito sui tags associati alla persona. E qui si aggiungono nuovi problemi per la privacy e per l’attendibilità delle informazioni. Basta inserire nel motore un nome-cognome, scelto a caso: George Bush, per accorgersi che ci sono anche informazioni inesatte, poche false e alcune offensive. L’antidoto all’inquinamento dei risultati, dovrebbero essere gli stessi utenti che segnalano gli errori e i falsi, innescando un processo di esclusione dei sabotatori. Inoltre, a garanzia del rispetto della privacy, chiunque può chiedere la cancellazione del proprio profilo da Spoock.com. Ma bisognerebbe provare.

Nonostante le polemiche sulla privacy, negli Stati Uniti un motore di ricerca così specializzato è destinato ad un grande successo, anche finanziario. Le statistiche dicono chiaramente che la maggior parte delle ricerche in Yahoo o Google riguardano le persone. La prospettiva, quindi, è di vedere la sfera del personale restringersi sempre più, di fronte all’invasione del digitale.

Finiscono sul web non solo i segni che lasciamo, consapevoli e inconsapevoli, e che vengono registrati e catalogati a nostra insaputa dai motori di ogni genere. Ci sono anche le tracce della nostra vita reale, pubblica e privata: ogni giorno la rete viene caricata di milioni di immagini e di video realizzati in tutto il mondo. Che non ci riguardano, è vero, ma potrebbero rivelare delle sorprese.

Nelle mappe di Google è comparsa da un po’ di tempo la funzione “Street view” che mostra le immagini di palazzi, case e traffico lungo i percorsi stradali di nove città. Sono fotografie a 360 gradi, raccolte in successione da una fotocamera mobile, che potrebbe stare sul tetto di un camion. Viste così, niente di speciale. Ma zummando su persone, auto e zone lontane, si vedono dettagli interessanti.
Ai creatori di Streetviewr.com (scritto così) è venuta l’idea di chiedere agli utenti di cercare tra le immagini di Google-Maps i particolari più curiosi, e di esporli nella galleria del sito. Più di 600 immagini sono state inviate e c’è il rischio che diventi una caccia al particolare inquietante. Per ora è scoppiata la solita polemica sulla privacy, e Google si dichiara pronto, come tutti, a togliere le immagini che l’utente giudica inopportune.

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Il viaggio parte dal web

Un numero crescente di persone si affida a internet per organizzare viaggi e vacanze. Nel 2006 l’Italia ha fatto registrare un aumento record di fatturato (+60% rispetto al 2005) per le transazioni online nel settore del turismo: 1,5 miliardi di euro, circa la metà di quanto hanno speso complessivamente gli italiani con l’e-commerce.
Compagnie di volo, tour operator e alberghi hanno tratto enormi benefici da Internet, ma anche i clienti che oggi possono confrontare i prezzi prima di decidere.
La scelta è sempre più ampia. Per i voli, le offerte lastminute sono le più ricercate. Mentre chi decide con molto anticipo un viaggio può risparmiare con le stesse compagnie aeree sino al 70% del biglietto.
Le grandi e piccole catene alberghiere gestiscono direttamente sistemi di contatto con i clienti. Mentre i tour operator offrono pacchetti personalizzabili di soggiorni organizzati: da Alpitour a Ventaglio, la lista copre tutto l’alfabeto anche sul web, che diventa terreno di contatto con un pubblico più spigliato o giovane (Karambola.it).
Sempre più attive le agenzie virtuali che offrono il vantaggio di costi più bassi di intermediazione, senza per questo perdere di qualità nella selezione delle mete (tipo Todomondo.it).
La spinta maggiore all’uso di Internet per viaggi e turismo viene dai grandi portali di settore che da anni fanno da intermediari con il pubblico semplificando l’accesso a informazioni, prezzi e prenotazioni. Expedia, Edreams, Venere, Lastminute, per fare alcuni esempi, permettono di consultare e confrontare le offerte di molti operatori turistici e dei servizi.
L’impulso che Internet dà al turismo e al “viaggiare” non lo si vede solo nei numeri e nel turbine di interessi economici che si muovono tra mare, montagna e luoghi esotici.
La rete ha fatto emergere punti di vista minoritari e idee nuove anche in merito al modo di fare il turista, soprattutto in paesi con culture molto diverse dalla nostra. Sul web ci sono associazioni (turismoresponsabile.it) e community in cui si confrontano e scambiano informazioni (responsibletravel.ning.com).
La novità più travolgente viene da un giornalista francese, Joël Henry, che invita a ripensare il concetto di “viaggiare” partendo dai criteri stessi di scelta del percorso e della destinazione.
Nel suo sito-laboratorio (latourex.org) vi sono cinquanta proposte da usare come stimoli per reinventare il viaggio. Qualche esempio a caso: stabilire l’itinerario con una partita a pocker con gli amici. Esplorare metodicamente un quadrante (K 2) della mappa, scoprendone tutti gli aspetti culturali, sociali, gastronomici. Trascorrere due giorni in un aeroporto o in un centro commerciale. Si tratta solo di stabilire dei vincoli e delle regole, come in un gioco, ma per ritrovare la libertà di muoversi fuori dai condizionamenti e dalle abitudini turistiche. Siamo nella sfera del surrealismo e della psicogeografia.
L’idea è piaciuta a Lonely Planet (leader nelle guide turistiche), che ha aperto una sezione del sito alle sperimentazioni di Joël Henry e al confronto con il pubblico. Per conoscere nuovi amici di altri paesi, spiega una delle schede di viaggio, basta andare (con zaino, sandali e mappa) nell’ostello della gioventù della tua città e rimanervi per un week-end. Tra le proposte la più “tecnologica” è quella che Lonely Planet ha organizzato con Yellowarrow.com, una rete collaborativa che invita gli iscritti a ridisegnare il territorio “marchiando” con una piccola freccia gialla un luogo, un oggetto e anche una persona. Sulla freccia gialla è scritto un codice a cui è abbinata una frase, un’immagine, un contatto telefonico che il partecipante invia al sito con il cellulare o con Internet. Chi trova la freccia non deve fare altro che spedire un sms a un numero telefonico locale, riportando il codice, e riceve immediatamente il messaggio lasciato da altri. Un po’ macchinoso, ma siamo solo alla sperimentazione. Possiamo prevedere, senza forse, che al “turismo fai da te”, si continuerà a preferire le certezza della meta e la sicurezza della vacanza. Mentre il Viaggio, o il Viaggiare, tutti sappiamo che è qualcosa di più e di altro.
http://www.latourex.org
www.lonelyplanet.com/experimentaltravel

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Il complotto dei complotti

E’ una bellissima giornata, limpida e luminosa. Sullo sfondo di un cielo azzurro spiccano le scie bianche lasciate dagli aerei. Un leggero vento d’alta quota le muove, rompendo la regolarità delle linee e trasformandole in suggestive pennellate. L’aereo quasi non lo si vede scomparire in lontananza, ma le tracce bianche, che lentamente sfumano, sembrano disegnate da una mano infantile o da un artista. Potrebbe essere un momento di contemplazione se subito non pensassimo che quelle scie di gas di scarico e vapore sono causa di inquinamento, con tutte le conseguenze climatiche che ben conosciamo. Basterebbe già questo per guardare con occhio allarmato al cielo. Ma sulla Rete circolano diverse teorie che svelano uno scenario terribile o catastrofico dietro quelle candide scie.

Secondo i sostenitori quelle candide scie sarebbero prodotte da speciali aerei supersegreti, che spargono sostanze chimiche su vaste aree del pianeta, all’insaputa delle popolazioni che vi abitano. Le teorie si differenziano sullo scopo, ma tutte sostengono che le “sciechimiche” (termine inventato e usato dai seguaci) nascondono piani diabolici per condizionare il mondo e l’umanità.

Le teorie delle “sciechimiche” più seguite parlano di un piano della Monsanto per sterilizzare le terre coltivate e imporre sul mercato le sue sementi geneticamente modificate. Oppure di un progetto segreto di diversi governi per vaccinare intere popolazioni, con effetti però imprevisti come l’aviaria e la sars. Ma si parla persino di un programma di controllo demografico per eliminare gran parte della popolazione mondiale. Per lo più sono complotti orditi in gran segreto usando le più raffinate tecnologie.
E’ evidente che si tratta di colossali bufale, quelle che piacciono agli appassionati di catastrofi e misteri estremi. Eppure, la diffusione rapida di certe leggende metropolitane nell’era dell’Internet, ha qualcosa di nuovo e inquietante rispetto ai risvolti mediatici che aveva in passato. Prima erano il
passaparola e, al massimo, le trasmissioni radiofoniche e televisive che davano voce a certe bufale con intenti soprattutto di gioco e di spettacolo.
Oggi, sul web, le e-legend si spargono in modo capillare grazie alle e-mail, che permettono di creare insinuanti catene di Sant’Antonio, e si arricchiscono più facilmente di dettagli, testimonianze fasulle, false spiegazioni scientifiche, e prove visive che chiunque può elaborare con il fotomontaggio digitale. Dopo l’11 settembre è stato un fiorire delle più disparate e catastrofiche ipotesi, alimentate dal clima di guerra, reale e mediatico, che ci coinvolge quotidianamente.
Curiosando in leggendemetropolitane.net o urbanlegends.about.com si capisce che vi è continuità tra le bufale celebri organizzate all’epoca dei fax e le leggende internet. Anzi, capita che vecchie storie disperse in mille rivoli, ritrovino forza e “credibilità” per il pubblico della rete. Come nel caso delle “sciechimiche”. La storia inizia a metà degli anni sessanta dalla penna di un fantasioso giornalista statunitense, e viene ripresa in alcune trasmissioni radiofoniche. Con Internet le teorie degli “sciachimisti” si ramificano e si adeguano alle ultime suggestioni tecnologiche. Nascono siti specializzati, si diffondono gli appelli, si formano associazioni vere e immaginarie che svelano il mistero e denunciano il complotto. Qualche mese fa anche in Italia il supersegreto delle sciechimiche ha trovato una serie di nuovi adepti, che hanno creato siti web, promosso iniziative e comitati, diffuso informazioni scientificamente insostenibili (poi riprese anche da alcuni giornali e riviste). In uno di questi siti o blog dedicati alle sciechimiche c’è la possibilità di inviare un ciuffo di capelli per conoscere il grado di contaminazione.
Ma si tratta solo di burloni? Recentemente il sito attivissimo.blogspot.com è stato costretto a chiudere le porte dei commenti dopo aver denunciato le sciechimiche nel suo servizio antibufale. Secondo il giornalista svizzero le leggende internet costruite con poca fatica, se confrontate a vere inchieste, nascondono a volte un business che si regge sulla vendita di libri, gadget, talismani e DVD. O peggio ancora, hanno lo scopo di trovare seguaci. Il timore di catastrofi e conflitti unito ad una ignoranza scientifica che crea diffidenza nelle tecnologie, sono il terreno più fertile per chi vuole agire sulle debolezze umane.
Qualcuno pensa che dietro a certe storie false vi sia persino una strategia che ha come scopo quello di diffondere incertezza, se non panico, e sfruttarne politicamente gli effetti sociali.
E’ paradossale ma la consapevolezza di quanto sia facile creare l’inganno con il digitale, non fa che alimentare il dubbio su ciò che potrebbe essere vero pur sembrando falso.

sciechimiche.org

attivissimo.blogspot.com
leggendemetropolitane.net
urbanlegends.about.com

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Il libro fai-da-te e lo scrittore a cinque teste

Scrivi e vuoi stampare il tuo libro senza passare al vaglio delle case editrici? C’è un sistema online molto semplice, ideato da una società americana dal nome frivolo: Lulu, che stampa libri su ordinazione (print-on-demand) da alcuni anni. Attraverso il loro sito invii il testo o le immagini in digitale, scegli il formato di stampa, la copertina e il numero di copie. Dopo due settimane ti recapitano i libri a casa. Accettano ordini anche di una sola copia: il costo è più o meno tra i 6 i 17 dollari in base alla grandezza e al numero di pagine. Da pochi mesi l’azienda americana ha aperto un portale anche sul mercato italiano (lulu.com/it), collegandosi a studi locali che offrono supporto redazionale e grafico.
Lulu.com, che si definisce un partner tecnologico degli autori, ha progetti ambiziosi (radio e tv) per il pubblico di Internet, e tra i servizi attivi ha una vetrina online, in cui ciascuno può vendere il proprio libro al prezzo che vuole. Non ci sono diritti d’autore (solo copyleft) e non ci sono invenduti che gravano sui costi: il libro si stampa solo su richiesta di acquisto. Oppure è gratis, per chi lo scarica dal sito in formato pdf. La strategia di mercato è semplice: gli autori, oggi, possono rivolgersi direttamente al pubblico, saltando la mediazioni delle case editrici.
Non sappiamo quanto ciò possa mettere in crisi il ruolo degli editori, ma l’iniziativa sembra gradita ai blogger che sono numerosi tra i partecipanti al Blooker Prize, il premio sponsorizzato da Lulu alla sua seconda edizione appena conclusa (lulublookerprize.com). Blook è il termine usato per descrivere i libri fai-da-te con i contenuti più diversi: fumetti, fotografie, poesie, manuali, ricette di cucina, testimonianze e soprattutto romanzi e racconti che altrimenti sarebbero rimasti sul fondo di tanti hard-disk. (pelagus.org, il piacere di leggere)

Cambiano il libro e i modi di usufruirne. Ma qualcosa di più profondo sta accadendo anche alla letteratura. Il web è diventato un terreno di ricerca dove si sperimentano futuri linguaggi letterari e diverse strategie del racconto. Inoltre, con la posta elettronica e i blog la figura dell’autore si frammenta, e gli stessi lettori possono intervenire ai margini del processo creativo.
In Italia ci sono diverse esperienze che hanno prodotto risultati interessanti. La più nota a livello internazionale è quella a cinque teste della WuMingFoundation.com, che in questi anni ha sperimentato un modello di scrittura collettiva, basato sul confronto di idee e l’approfondimento della storia. Il primo libro pubblicato è del 1999, usando come autore il nome di Luther Blisset (personaggio leggendario della guerriglia mediatica e della falsificazione eversiva). Poi, il il gruppo ha preso il nome di Wu Ming, con il quale ha firmato altri libri: Asce di guerra, 54, Giap e Manituama (vedi Tribe di maggio). Tutta la loro produzione si può scaricare gratuitamente in formato elettronico e commentare attraverso il sito.
Un’altra esperienza nata sul web e approdata in libreria è quella dell’ensamble Kai Zen, che ha pubblicato “La strategia dell’Ariete” e in contemporanea il sito (lastrategiadellariete.com), con approfondimenti, mappe e divagazioni.
I quattro autori di Kai Zen hanno lanciato online anche progetti che coinvolgono il pubblico direttamente nella costruzione della storia e dell’intreccio (romanzototale.it).
Diverso nello stile e nel genere è Nazioneindiana.com, un altro spazio attivo in rete da anni, che pubblica opere di autori esordienti coinvolgendoli in una discussione collettiva.
Vi sono poi molti blog che semplicemente ospitano storie e racconti inviati dagli utenti (neteditor.it); o funzionano come spazi di scambio e di confronto (bookcafe.net) per chi cerca nella scrittura un mezzo personale o collettivo di espressione.

www.lulu.com
www.WuMingFoundation.com
www.lastrategiadellariete.com
www. Nazioneindiana.com

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Un tuffo dal cielo con Google Earth

Internet è al centro di una trasformazione che spinge a una convergenza delle risorse umane attraverso la condivisione delle conoscenze e degli strumenti digitali. Ormai è chiaro che tutti gli sforzi delle maggiori web-company vanno in questa direzione.
Senza togliere nulla a Yahoo e Microsoft, l’esperienza di Google è quella di cui più si parla perché ha mostrato creatività e iniziativa nei confronti degli utenti, sviluppando continuamente nuovi prodotti per integrare web e personal computer.

Google Earth è il più spettacolare perché visualizza le immagini della Terra riprese dai satelliti. Si scarica l’applicazione, si avvia e ci si trova di fronte al mondo visto dallo spazio, una palla che gira come si vuole muovendo il mouse. Si può scegliere a caso, cliccando, un punto qualunque, oppure digitare una località, per esempio la Città Proibita a Pechino, e subito ci si tuffa in picchiata sino a precipitare a poche centinaia di metri dagli splendidi palazzi.
Google Earth esiste ormai da qualche anno, ma è in costante miglioramento. E’ aumentata la qualità delle immagini e delle funzioni interattive. Attraverso diversi livelli di visualizzazione, alle foto dal satellite si sovrappongono informazioni di ogni genere: mappe stradali, segnalazioni di alloggi e ristoranti, link ad articoli, video e webcam, indicazioni geografiche, amministrative e di shopping.
Basta cercare Manhattan (nel menu livelli a sinistra) e selezionare 3D per rimanere affascinati dalla visione tridimensionale di New York a 505 metri di altezza di fronte all’isola; e poi giù ancora sino a pochi metri dal suolo, quasi a leggere le targhe delle auto.
La risoluzione più alta si paga, ovviamente, ma anche le immagini gratuite sono così dettagliate (solo per alcune aree, soprattutto urbane) da stupire e dare un senso di intrusione.

Lo sviluppo di tecnologie digitali come Google Earth prefigura scenari sino ad ora visti solo al cinema. Per farsene un’idea basta pensare a quanto è accaduto recentemente per la vicenda di Jim Gray, uno dei più importanti scienziati informatici americani.

Durante un’uscita in barca a vela Jim Gray è scomparso al largo di San Francisco. La guardia costiera dopo dieci giorni ha sospeso le ricerche senza averne trovato la minima traccia. Non hanno rinunciato, invece, i suoi amici e colleghi che sin dai primi giorni sono ricorsi anche a Internet nella speranza di localizzarlo.
Tecnici della Nasa, di Microsoft, di Oracle e di Google hanno unito le loro capacità per scrutare quel tratto di oceano usando satelliti e aerei spia. Amazon ha messo a disposizione i suoi velocissimi software per scandagliare le immagini riprese dallo spazio. Gruppi di lavoro hanno analizzato i dati in condivisione attraverso la Rete.
Una collaborazione così unanime tra i maggiori esperti di computer science, condotta con le tecnologie di più alto livello, non si era mai vista.
Oltre alla stima e affetto di amici e colleghi, una ragione c’è: Jim Gray è lo scienziato informatico che ha contribuito, con le sue ricerche sulle banche dati, allo sviluppo dei programmi di mappatura elettronica, tra cui quello usato da Google Earth.
(tribe Magazine marzo 2007, claudio Degola)

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