Ancora non è cominciata un’epoca e già se ne prospetta un’altra. Velocità nel pensare, o meglio nel prendere decisioni, multitasking, improvvisazione, poco approfondimento, buona navigazione a vista. Sono alcune caratteristiche dell’utente informato che vive con internet a portata di indice.
Qualcuno però non è d’accordo nel lasciarsi travolgere dalla velocità e pensa di ritrovare pace nella lentezza. Il manifesto di Slow Media spiega i modi e i vantaggi di un giornalismo più attento alla qualità, alla completezza dell’informazione e all’ascolto degli utenti.
Slow media sono e fanno:
- un contributo alla sostenibilità.
- promuovono il Monotasking.
- sono perfezionabili.
- standard di qualità elevati.
- sostengono i consumatori consapevoli.
- sono discorsivi e dialogici.
- sono dei Social Media.
- rispetto per gli utenti.
- passa-parola invece di pubblicità.
- sono senza tempo.
- hanno un’aura.
- sono progressivi, non sono reazionari.
- sono concentrati sulla qualità – sia nella produzione come nella ricezione di contenuti multimediali.
- cercano la fiducia e hanno bisogno di tempo per essere credibili.
Alcuni link per approfondire:
Le manifeste des slow media (traduction : fr)
A slow media movement (new approach to media, slowly)
“According to new guidelines from the Federal Trade Commission (FTC), bloggers who fail to disclose that they have received freebies when they write about a product can now be fined up to $11,000 per post. The new FTC Guide Concerning the Use of Endorsements and Testimonials in Advertising argues that any post of a blogger who receives “cash or in-kind payment to review a product” should be considered an endorsement. Because these posts are now officially considered endorsements, bloggers who receive freebies must now disclose this fact on their site.” (Read Write Web)
“Vai tranquillo, queste regole non valgono per l’Italia, la Federal Trade Commission non ha alcun potere qui da noi. Potrai pertanto continuare a scrivere le tue allegre marchette camuffate da articoli e intascarti elemosine, ammirazione/invidia per aver recensito (aggratis) l’ultimo inutile cellulare e pacche sulle spalle dalla tua amata buzz agency. Mentre per questo stesso comportamento i tuoi amici blogger oltreoceano, a partire dal mese prossimo, rischiano 11.000 dollari di multa.” (TagliaBlog)
Che cosa pensano i giovani dei nuovi e vecchi media? Una ricerca della Morgan Stanley sui teenagers mostra quali cambiamenti siano in corso tra i giovani consumatori che sono all’avanguardia della rivoluzione digitale. Cellulare, televisione, internet sono gli “strumenti” preferiti. La ricerca analizza i comportamenti dei ragazzi tenendo conto dell’aspetto economico. Emergono elementi che indicano anche una visione univoca e passiva del rapporto con la società. Ma sono gli aspetti esteriori, superficiali, che condizionano l’etica del giovane consumatore oggi e nel suo futuro non più giovane.
La ricerca conclude segnalando alcuni “princìpi” che valgono per i giovani:
Che cosa è “hot”?
- Tutto ciò che è “touch sceen”.
- Un cellulare con molta memoria per la musica.
- Dispositivi portatili in grado di connettersi a internet (iPhone).
- Schermi televisivi molto grandi.
Che cosa non è “hot”?
- Tutto ciò che è collegato con fili.
- Cellulari con schermi in bianco e nero.
- I “rozzi” cellulari a forma di mattone.
- Dispositivi con batteria sotto le 10 ore di durata.
Questi sono i desideri dei giovani in fatto di media. Come dargli torto?
Fonti: – How Teenagers Consume Media (originale pubblicato sul Guardian in inglese e traduzione in francese).
Brano tratto da un blog francese sui media.
Crise de la presse: moins une question de qualité des contenus que de clivages sociaux
di Emmanuel ecosphere.wordpress.com
“La vera questione di fondo: una lotta per il potere e l’attrito tra le classi sociali. L’Internet permette l’espressione di una comunità che non si sente rappresentata dalla sua élite, i suoi giornali. La frattura si estende nel cuore delle redazioni, e trancia i partiti politici …
Internet è lo strumento della rivincita delle classi medie che vedono sfumare le prospettive di un progresso sociale. E’ il media dei colletti bianchi che sentono di essere in un processo di proletarizzazione e che cercano di allearsi, ovviamente, con le professioni intellettuali sempre più marginalizzate rispetto al potere economico. Tra questi, molti sono giornalisti.
Questo spiega perché la frattura divide le redazioni e perché alcuni hanno bisogno di far valere più del necessario la questione del contenuto diventato illegittimo (non dico che questa critica sia completamente infondata).
In realtà è una battaglia per la presa del potere rispetto alle funzioni d’intermediazione. E come per ogni lotta che si dice rivoluzionaria, chi la porta avanti lo fa nel nome del popolo e della democrazia, per instaurare alla fine nient’altro che un sistema equivalente ma rinnovato.”
Permalink
no comment
Print This Post