ragioni ed emozioni
Contenitori di memoria: immagini e parole, percorsi reali e inconsci, impressioni, tracce, segni ritrovati, malinconie e stupori.
Atlante occidentale, di Daniele del Giudice, 1985
«… l’atlante della luce…»
«Brahe lo ha fissato un attimo, sorpreso. Epstein ha scosso la testa, sorridendo: «Lo scriverò soltanto per me, un libretto da portarmi appresso, in tasca. Lo userò come gli ornitologi usano quelli per riconoscere e distinguere gli uccelli, o come i geografi usano le carte. Certe volte mi sembra che la geografia sia la scienza più fondamentale, legata com’è alla terra per via del nome, e così legata alle persone per via dell’orientamento… Forse il vbero centro del pensiero e del sentimento è nell’orecchio, dove ci sono gli ossicini dell’equilibrio…» p. 138
«O forse, – disse Epstein dando un’occhiata in giro nel giardino, – esiste davvero un tempo parallelo in cui Einstein e Kafka si sono incontrati. Forse ci sono tempi diversi dal nostro in cui Einstein e Kakfa escono ogni giorno di casa, stanno per incontrarsi, tornano indietro; escono di nuovo, sono sul punto di farcela, ritornano a casa, O tempi ciclici in cui Einstein e Kafka si incontrano ogni tanti anni e dicono “Ancora lei!”, tempi dell’attesa in cui passano la vita aspettando d’incontrarsi e ogni istante potrebbe essere quello buono, ma non si incontrano perché in realtà si sono già incontrati senza che nessuno dei due se ne accorgesse; o tempi biforcuti in cui si incontrano e contemporaneamente non si incontrano, e il fatto è del tutto equivalente». Brahe si è chinato leggermente in avanti, ha detto: «Il tempo va in una direzione, una sola. [...] La Legge è splendida, anche l’immaginazione è splendida. Purtroppo in ogni esperimento vale solo quello che si può mostrare», e lo disse con una tenerezza struggente che coinvolgeva entrambi. p. 66
Da “Eureka Street” di Robert McLiam Wilson (1996)
“Ecco cosa succede quando si mente. Se non ti credono ti vergogni di te, se lo fanno ti vergogni di loro.”
“che effetto fa una bomba? Be’ … esplosivo, ovvio. Assordante. E agghiacciante, come quando ero piccolo e cadevo per terra, e non riuscivo a capire il perché del panico che mi chiudeva lo stomaco. Anche irreversibile, direi. Come un piatto in frantumi, un gatto preso a calci o una frase scappata di bocca.
…
La cosa più terrificante non sono le bombe, ma le vittime, esposte a un’oscena morte pubblica.”
“Lui mi fissò continuando a sussurrare e a cullare la moglie tra le braccia. Anche gli occhi della donna mi fissarono. Sentii un groppo alla gola guardando quel viso orribilmente sfigurato. «Scusate», dissi stupidamente.”
“Dal modo in cui mi pulsava la fronte, quando aprii le tende quel lunedì mattina compresi che era appena passato un altro weekend.”
“A notte fonda, però, la fresca brezza che attraversa Belfast sussurra che l’odio è come Dio: non lo potete vedere, ma se combattete in suo nome e credete ciecamente in lui, riscalderà le vostre notti.”
“E mentre angoli dell’oscurità iniziano ad arricciarsi, la città addormentata si muove e si agita nel sonno.”
“E’ piovuto e le gocce sui vetri scintillano come piccoli strass. C’è un’aria di birra sprecata, c’è un’aria da fine del mondo.”
“Il cielo non si era ancora schiarito. L’aria si fece pastosa, densa come melassa. Mi passò accanto un uomo con un sacchetto di plastica che gli ciondolava dalla mano. Si diresse con passo strascicato verso il sentiero parallelo ai binari. La sua schiena sobbalzante si confuse con la linea piatta dell’orizzonte e si ridusse a uno scintillio in lontananza: un uomo come tanti, un operaio, un abitante qualunque di quella città .”
“Belfast ha più colli di Roma”
“Le cose temute, se si allontanano da noi, basta nominarle e ritornano, perché confondono con un richiamo il loro nome.”
(L’uomo del silenzio, Antonio Di benedetto, 1964)
“Il grande presunto tormento del nostro secolo è la mancanza di tempo; è per questo, e non per un disinteressato amore per la scienza, e men che meno per saggezza, che dedichiamo una così alta percentuale dell’ingegnosità e dei redditi della nostra società a trovare modi più rapidi per fare le cose, come se l’obiettivo supremo non fosse quello di avvicinarsi ad una perfetta umanità, ma alla perfetta istantaneità del fulmine.
Per Charles invece, come per tutti i suoi contemporanei dello stesso livello sociale, l’indicazione di tempo dell’esistenza era decisamente l’Adagio. Il problema non era di trovarvi il posto per tutto ciò che si aveva voglia di fare, ma di tirare in lungo ciò che si faceva in modo da occupare i vasti colonnati di tempo libero a disposizione.”
(La donna del tenente francese, di J. Fowles, 1969)
Retablo
autore: Vincenzo Consolo, 1987
citazioni
“Rosalia. Rosa e Ha. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha róso, il mio cervello s’è mangiato. Rosa che non è rosa, rosa che è datura, gelsomino, bàlico e viola; rosa che è pomelia, magnolia, zàgara e cardenia. Poi il tramonto, al vespero, quando nel cielo appare la sfera d’opalina, e l’aere sfervora, cala misericordia di frescura e la brezza del mare valica il cancello del giardino, scorre fra colonnette e palme del chiostro in clausura, coglie, coinvolge, spande odorosi fiati, olezzi distillati, balsami grommosi. Rosa che punto m’ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel cuore.”
“Addio, promessa d’ogni essenza, sorgente di fragranza, corona delle zagare, goliera dell’aurora. Addio, ramo di miele, fanciulla fantasiosa, stellarla vanigliata, regina dei giardini. Spero che gli innesti arcani compiuti nel grembo tuo di nardo fruttino la fantasia di spere multicolori, di scrigni di sapori impareggiabili. Che mai ti sfiori vento, gelo, occhio indifferente, mano che non sia gentile. T’accolga un’alta reggia, una segreta alcova, un tiepido giaciglio; t’accarezzi di tra i velari l’adamantina luce meridiana, il perlaceo lucore della notte. Bevi rugiada e ambrosia, o Mora, prospera, cresci, Bionda, Sanguinella, Tarocchina, divieni donna piena, fruttifera, amorosa, a tè la buona sorte, vergine ingallata, zingara maliosa, figlia e sposa mia bambina, narancia affatturata.”
“Era un frinire di cicale, ronzar di moscerini, strisciar di colubri e di lucerte mezzo le pietre e il seccume di spighe e di giummare.”
“Vascelli, brigantini, galeoni, feluche, palmotte, sciabecchi, polacche, fregate, corvette, tartane caricavano scaricavano,, nel traffico, nel chiasso, nell’allegria della banchina, le merci più disparate: sale per primo, e in magna quantitate, quindi tonno in barile, di quello rinomato di Formica,Favognana, Scopello e Bonagìa, e asciuttàme, vino, cenere di soda, pasta di regolìzia, sommacco, pelli, solfo, tufi, marmi, scope, giummara, formaggi, intrita dolce e amara, oli, olive, carrube, agli, cannamele, seta cruda, cotone, cannavo, lino alessandrino, lana barbarisca, raso di Firenze, carmiscìna, orbàci, panno di Spagna, scotto di Fiandra, Tela Olona, saja di Bologna, bajettone d’Inghilterra, velluto, flanella, còiri tunisini, legnami, tabacco in foglie, rapè, cera rustica, corallo, vetro veneziano, mursia, carta bianca…
Indice del volume:
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Peregrinazione
Veritas