ragioni ed emozioni
Contenitori di memoria: immagini e parole, percorsi reali e inconsci, impressioni, tracce, segni ritrovati, malinconie e stupori.
Ritaglio di giornale, da Lotta continua. Non conosco la data di pubblicazione e non ricordo neppure l’anno. Comunque di un altro secolo! D
Didascalia: “Un uomo teneva in ostaggio i quattro figli e minacciava di ucciderli. Gas lacrimogeno, l’uomo si arrende e il poliziotto porta i bimbi in salvo. Complimenti soprattutto al fotografo David Parker.”
L’immagine è ancora emozionante, forte. Sento il rumore dell’otturatore che frena e sgrana sulla pellicola il movimento rapido dell’azione (forse esagero). Non mi soffermerei, però, sui complimenti a questo o a quello. Sento soddisfazione perché la vicenda è finita senza vittime. Ma non riesco a pensare quell’attimo senza un prima o un dopo dei protagonisti e del fotografo.
Torno all’immagine: non si spiega senza una didascalia o un titolo, ma ugualmente attrae subito l’attenzione. Sgranata, mossa, dinamica, l’effetto stampa di un quotidiano di allora. In un contesto indefinibile. Fantasmi. Tanti elementi che si contrappongono in una ressa di significati: la maschera antigas e il volto bianco, la divisa e gli abiti strappati; la pistola e il braccio che sostiene la bambina; la lunghezza delle gambe allineate.
Un’immagine fotografica rappresenta un attimo, e quell’attimo sarebbe nulla senza quelli precedenti e quelli successivi. Eppure, nella mente di chi guarda la fotografia, quell’attimo è un luogo, un fatto, una realtà. E il tempo è qualcosa di diverso da una successione di istanti: è una contemporaneità di punti nello spazio.
“Il sogno di esaurimento della realtà, la raccolta ossessiva e documentabile di tutti gli attimi, è pura follia, ma è questa follia del soggetto, suggerisce Calvino, che la fotografia conduce, con la sua pretesa di restituirci il reale in modo differito.”
“La fotografia vorrebbe approfondire la conoscenza degli uomini, della vita, del mondo, e finisce col fermarsi alla superficie.
Ma quello che resta un limite all’approfondimento, diventa territorio infinito, estendibile a tutto.”
(L’occhio di Calvino, di Marco Belpoliti)
“Non esistono un mondo di immagini e un mondo di oggetti, ma qualsiasi oggetto, sia che venga presentato dalla percezione esterna o che appaia al senso interno, è suscettibile di funzionare come realtà presente o come immagine, secondo il centro di referenza prescelto.” (J-P Sartre)
La didascalia dice: “Terre-de-Haut (Saintes – Arrivo del vapore di Pointe-à-Pointe)”.
Una fotografia degli anni venti o trenta. La solita animazione sul molo: passeggeri del traghetto, militari e marinai, curiosi e le tre ragazzine col cappello che avanzano decise.
Il mezzo busto sulla colonna al centro c’è ancora, non è lo stesso ma è una copia identica con tanto di scritta: liberté, fraternité, egalité. Anche l’albero, forse è lo stesso.
Potrebbe sembrare uno dei tanti piccoli moli che si affacciano sui laghi. Un’immagine quasi familiare. Ma il sole, il vento e i cappelli indicano un porto lontano, non solo nel tempo.
“La comprensione si realizza in immagine, ma non attraverso l’immagine.”
(J. P. Sartre)