ragioni ed emozioni
Contenitori di memoria: immagini e parole, percorsi reali e inconsci, impressioni, tracce, segni ritrovati, malinconie e stupori.
“La cultura non salva niente né nessuno, non giustifica. Ma è un prodotto dell’uomo: egli vi si proietta, vi si riconosce, questo specchio critico è il solo ad offrirgli la sua immagine.”
(Le parole di J-P Sartre, 1964)
“Per tutti gli storici, la storiografia è stata e rimane ancorata a una realtà oggettiva, ovvero la realtà di ciò che è accaduto nel passato. Tuttavia essa non parte dai fatti, ma dai problemi ed esige che si indaghi per comprendere perché e come questi problemi – paradigmi e concetti – siano stati formulati così all’interno di tradizioni storiche e ambienti socio-culturali differenti.”
…
“Per riassumere, la rivoluzione del Dna richiede un metodo particolare, storico, per studiare l’evoluzione della specie umana. E, per inciso, essa fornisce anche un quadro razionale per una storia del mondo.
Una storia che considera il pianeta in tutta la sua complessità, come unità di studi storici, non come un contesto particolare o una regione circoscritta. In altri termini la storia è il proseguimento dell’evoluzione biologica dell’homo sapiens con altri mezzi…
In secondo luogo, la nuova biologia evoluzionista elimina la distinzione rigorosa fra storia e scienze naturali, già in gran parte cancellata dalla “storicizzazione” sistematica di queste scienze, negli ultimi decenni.”
di Eric Hobsbawn (2004), in Carmilla
“Fumo. E per giunta sono mancino. Ho bisogno soltanto di tabacco e di cartine. Per un uomo intento a rollare, il bordo gommato della cartina è il confine che lo separa dal resto del mondo.”
(Il club dei mancini, di Günter Grass)
“La comprensione si realizza in immagine, ma non attraverso l’immagine.”
(J. P. Sartre)
Credere che oggi si giochi una guerra tra fondamenti e dunque tra forze, per dir così, allo stato puro, blocca con tutta evidenza la possibilità di comprendere le cose. Le battaglie per il realismo o per le ontologie oggettive sono chiaramente indizi di un grande disagio e anche di un certo smarrimento. Basta un minimo di criticità debole per rendersi conto che sono battaglie reattive, quando non vere e proprie difese di posizioni acquisite e ora minacciate da una società caratterizzata dall’incertezza (come direbbe Robert Castel).
…
Riusciamo a far fronte a questo altro, a «ospitarlo» nel nostro modo di pensare? E a che prezzo? Ecco delle domande di ordine generale che ricaviamo dall’analisi dei fatti, e che mettono sotto scacco sia ogni logica oppositiva del genere amico vs nemico, sia anche ogni logica inclusiva del tipo «siamo tutti dentro».
(tratto da:Il bello del relativismo. Quel che resta della filosofia nel XXI secolo, di Pier Aldo Rovatti, in Caffe’ Europa)