argomento: Biancoenero

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Adriana Barbara Carlotta Daniela Elisabetta Federica Gabriella e a quel punto la discussione fra mio padre e mia madre si fece accesa.
Dovevano decidere il mio nome: ormai mancavano pochi giorni alla mia nascita. Purtroppo la loro intesa era crollata, forse per stanchezza e delusione o perché erano cambiati loro stessi durante la lunga attesa di avere un figlio maschio.
La mamma non voleva più saperne di quella “stupida idea” di seguire l’ordine alfabetico. E poi i nomi che iniziano con la lettera “H” non gli piacevano. Ci manca solo quello in questa casa, disse con un tono di voce molto arrabbiato.
Papà non cedeva facilmente, ed a volte neppure cedeva. Invitò le sorelle ad uscire in giardino, perché era una bella giornata da gustare all’aperto. (E’ rimasta una sua caratteristica quella di usare la parola gustare, anche nei discorsi più lontani dalla cucina.)
Adriana, che allora aveva undici anni rideva ogni volta che papà pronunciava quella parola. Barbara, anche se non capiva, rideva pure lei per non sembrare più piccola. Carlotta, invece, diventava serissima perché intuiva che per lei ci sarebbe stata ancora meno attenzione. Daniela scompariva, diventava parte dell’arredamento della stanza. Elisabetta era spesso distratta e Federica giocava con il suo piede. Gabriella in quel momento dormiva: che sollievo!
Vennero gentilmente sospinte da papà in giardino con la promessa che le avrebbe raggiunte per giocare con loro. Uscirono dalla porta finestra, tutte tranne Gabriella che dormiva, e Federica di cui, come al solito, nessuno notava la presenza.

solo personaggi

Una grande immensa città, che contiene altre città, grandi e piccole, industriali ed esotiche, reali, immaginate, invisibili. E poi pianura, montagna, mare, pioggia, sole, e cieli.
Una città dove ci sta il mondo.
Un mondo senza uomini. Abitato solo da personaggi.

Appunti nel portacenere

Avrei voluto un personal computer e Internet anche allora, quando gli appunti si prendevano tutti a mano e al massimo si usava la macchina da scrivere per battere un volantino da ciclostilare. Tenevo tre piccoli raccoglitori con schede in cartoncino di formato diverso. Una parte di quello che leggevo finiva lì. Libri, dispense, riviste, giornali e simili. Due schedari raccoglievano brani di testi e riassunti. Il terzo era solo bibliografico. Ogni scheda era scritta con una calligrafia piccola e ordinata, e riportava tutti i riferimenti per la catalogazione e bibliografici. Erano centinaia le schede, di ottimo cartoncino, bianco e malleabile. Ora le sto usando per i filtri delle sigarette. Quando trovo gli occhiali adatti, me le rileggo prima che finiscano tagliate e nel portacenere.

Fotografia di Lanfranco

Lanfranco La porta di casa è aperta. Davanti, ci sono due donne giovani sedute sui gradini. Chiacchierano, e mentre parlano sbucciano i fagioli che tengono nel grembiule. Li separano dalla buccia e li gettano in una pentola di alluminio appoggiata sul gradino più alto. Ogni tanto si piegano l’una verso l’altra e sussurrano qualche parola, finché scoppiano in una risata che s’irradia nell’aria e scaccia ogni tristezza. continua