ragioni ed emozioni
Contenitori di memoria: immagini e parole, percorsi reali e inconsci, impressioni, tracce, segni ritrovati, malinconie e stupori.
Di nessuna chiesa
La libertà del laico
“Appare evidente come lo scontro oggi in atto sulla presunta dittatura del relativismo sia uno scontro filosofico sul senso e sulla portata della scienza, della riflessione critica, della tolleranza politica e della scelta morale. Le poste in gioco sono il futuro della ricerca, la possibilità di esercitare qualcosa come la filosofia, definendo le ragioni del vivere civile e le stesse condizioni dell’etica.”
“Einstein ci ha insegnato che se da un lato aveva ragione Aristotele nel sostenere che la meraviglia è la scintilla della conoscenza, dall’altro la spiegazione scientifica non è che un”arte della fuga dallo stupore.”
“… la questione non riguarda tanto l’abusata contrapposizione tra fides e ratio, quanto quella tra fallibilismo e infallibilismo, tra una verità che non pretende di salvare neanche se stessa e una verità che promette salvezza a chiunque vi si sottometta, tra una ragione che misura la propria gratuità e finitezza senza aver nostalgia di un fondamento e una ragione che nell’imposizione del fondamento trova il proprio sostegno e la propria giustificazione.”
“Occorre ricordarlo oggi più che mai, poiché da destra come da sinistra, da reazionari come da progressisti, da chierici come da “laici”, la tolleranza viene sospettata di paternalismo, condiscendenza e (più o meno celato) senso di superiorità.”
Che liberté è mai quella che consente di indossare di tutto, eccetto i simboli della propria fede? Che relega il credere a fatto privato, senza concedere l’opportunità di una pubblica testimonianza? Essere di nessuna chiesa significa tollerare ogni chiesa, riconoscendone il diritto all’espressione anche nel libero atto di prenderne le distanze. In questo senso, l’indifferenza è la migliore garanzia di una piena fioritura umana.”
La solidarietà ha tre fili (natura, tecnica, società), non implica un principio trascendente, nemmeno pretende di escluderlo. In questo senso è disposta ad aprirsi ai membri di qualsiasi chiesa – purché costoro si impegnino al rispetto delle differenze, nella pratica prima ancora che nella teoria. Qualcuno pensa che tale richiesta costituisca per lui una violenza o un tradimento?”
Indice del volume:
- La Torre di babele
- Indipendenza
- La scelta della filosofia
- Tolleranza e indifferenza
- La corda a tre fili
“I movimenti popolari danno forma alle città e alla società in generale. Possono assumere ogni forma di manifestazione e di ideologia, e dovremmo essere più aperti nei loro confronti, senza decidere a priori quali abbiano un carattere progressista e quali conservatore, ma considerandoli tutti sintomi dell’evoluzione della società. Soprattutto dovremmo sempre ricordarci la regola base nello studio di questi fenomeni. Essi sono ciò che dicono di essere, sono la loro stessa coscienza.”
(La città delle reti, di Manuel Castells, 2004)
Credere che oggi si giochi una guerra tra fondamenti e dunque tra forze, per dir così, allo stato puro, blocca con tutta evidenza la possibilità di comprendere le cose. Le battaglie per il realismo o per le ontologie oggettive sono chiaramente indizi di un grande disagio e anche di un certo smarrimento. Basta un minimo di criticità debole per rendersi conto che sono battaglie reattive, quando non vere e proprie difese di posizioni acquisite e ora minacciate da una società caratterizzata dall’incertezza (come direbbe Robert Castel).
…
Riusciamo a far fronte a questo altro, a «ospitarlo» nel nostro modo di pensare? E a che prezzo? Ecco delle domande di ordine generale che ricaviamo dall’analisi dei fatti, e che mettono sotto scacco sia ogni logica oppositiva del genere amico vs nemico, sia anche ogni logica inclusiva del tipo «siamo tutti dentro».
(tratto da:Il bello del relativismo. Quel che resta della filosofia nel XXI secolo, di Pier Aldo Rovatti, in Caffe’ Europa)
Tlakaelel è una guida spirituale con il compito di guardiano della tradizione orale tolteca. Non deve essere un compito facile per questo anziano signore con la barba bianca, che si appoggia al bastone, ma con un’espressione serena e austera del viso che ricorda una vecchia quercia.
Nel 1947, quando il Consiglio degli Anahuak lo nomina “Tlakaelel”, “consigliere” (una sorta di investitura che spetta ad un solo uomo in ogni generazione), inizia la sua missione spirituale che lo ha portato a studiare e diffondere la cultura ancestrale indigena, non solo in Messico.
Nel 1990, durante un raduno per la pace, in una riserva indiana vicino a Freetown (Mass), insieme a Slow Turtle, Wildcat, Big Toe, e Chief Windsong svlippua la cerimonia dei quattro colori, un rito purificatorio praticato oggi in alcune comunità indigene (Kalpulli).
Oggi, Tlakaelel (non ho trovato il suo vero nome) è “direttore” di IN KALTONAL, una organizzazione spirituale per l’uomo cosmico (secondo la tradizione dei nativi), la prima riconosciuta dal governo messicano dopo cinquecento anni dall’invasione europea.
E’ tra i fondatori del Movimento per la restaurazione della Cultura Anahuak. Promotore del Movimento degli indigeni d’America. Etc.
Kalpulli è la comunità che vive in armonia con la madre Terra. Il Creatore è una forza vitale che sta in tutte le cose, animali, rocce, uomini. Per questo dobbiamo avere rispetto dell’ambiente, della natura e degli altri esseri viventi.
Kalpulli (comunità) rappresenta un modo di vivere che raccoglie l’eredità culturale e filosofica degli indigeni d’America, e la ripropone come cammino di pace per tutta l’umanità.
Oggi è un’organizzazione che riunisce diversi gruppi in Messico, con collegamenti in Nord America ed Europa, impegnati nella conservazione e difesa delle tradizioni indigene. Ma è anche un modello per molte realtà sociali dove gli indigeni vivono in condizioni di disgregazione e di deriva di fronte all’onda del progresso tecnologico e del mercato globale.
immagini del raduno: sciamani e veggenti
link esterno Intervista al Maestro Tlakaelel
“La macchina non rappresenta più il sociale, la macchina è il sociale, nel senso che i suoi modelli di simulazione possono rappresentare il sociale solo nell’atto stesso di produrlo.”
(da Alfabeta, di C. Formenti)